Archivio del mese di giugno 2009

VIGILI AGGREDITI, ROM COCCOLATI: QUANDO FINIRA’?

29 giu 2009

                           polizia-municipale

di Francesco Storace 

A  Roma i vigili sono aggrediti, i rom sono coccolati. Ed è gravissimo che l’episodio accaduto ieri – trecento rom a caccia di 8 agenti della polizia municipale, solo perché impegnati nella lotta all’abusivismo nei mercati – diventi appena un episodio di cronaca da relegare in qualche trafiletto e non solleciti l’indignazione più forte dell’amministrazione capitolina e un’autentica svolta che porti, finalmente e definitivamente, a schierarsi dalla parte di chi garantisce sicurezza e rispetto della legge e non ad adoperarsi per un’integrazione fasulla rivolta a chi non mostra di meritarla.

Domani presenterò una dettagliata interrogazione al sindaco per denunciare che già il mese scorso, nello stesso mercato, c’era stata una violenta contestazione ai vigili urbani da parte di appartenenti ai centri sociali di zona che avevano insultato pesantemente la polizia municipale a difesa dell’illegalità presente nel mercato di Porta Portese est.
Nell’interrogazione elencherò una serie di episodi di violenza subiti dai vigili di Roma da parte di italiani e stranieri e davvero non c’è bisogno di cincischiare con le comunità rom, come se non bastassero i delinquenti di casa nostra.

Vogliamo sapere di ogni episodio quali sono state le conseguenze giudiziarie, perché si ha la sensazione di un lassismo assolutamente disdicevole, che disarma moralmente chi deve essere invece sostenuto nel suo presidio quotidiano a tutela della legge e dei cittadini onesti.
I cittadini sono esasperati e attendono azioni concrete e non parole vuote.

LEGGI interrogazione-vigili-aggrediti

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ANNO ORRIBILE PER L’ECONOMIA

28 giu 2009

                    malato

L’economia è malata e i vari report si limitano a provare che la febbre non accenna a diminuire”. Ad affermarlo è Luca Iezzi, su la Repubblica di oggi (articolo che vi proponiamo), ricordando il lavoro svolto e l’impegno di economisti, centri studi internazionali e governo italiano.
Tutti d’accordo su un fatto: “il 2009 anno orribile per l’Italia”.
Il Prodotto interno lordo nel nostro Paese si contrarrà del 5 per cento quest’anno – scrive il quotidiano diretto da Ezio Mauro – la ripresa del 2010 sarà debolissima, mentre i lavoratori non hanno affrontato il periodo più duro, visto che il picco della disoccupazione deve ancora venire.
Le ricette anti crisi predisposte dal governo avranno effetti positivi?

LEGGI la-repubblica-28_06_09-dossier_2009-anno-orribile-per-litalia

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REGOLE

27 giu 2009

                             la-destra1
       

di Francesco Storace

Sono grato ai membri dell’esecutivo nazionale e ai segretari regionali che hanno voluto respingere le mie dimissioni. Nel documento approvato, hanno voluto anche rinviare il Comitato centrale e fissare una riunione del gruppo dirigente per articolare una o più ipotesi da formulare al partito nella sua sede di più vasta rappresentanza dirigenziale, il Cc appunto.

Verificherò il lavoro che sarà proposto, dirò la mia, ma intanto anticipo che le regole scritte nello Statuto non vanno in pensione.
Ci sono dirigenti, o alcune persone che abusano di tale titolo, che approfittano della rete per insultare e/o dileggiare tizio, caio, il segretario nazionale, quello regionale, quello provinciale e via discorrendo.
Tutto questo è sleale. Si tratta di un manipolo di soggetti facili da individuare, verso i quali intendo applicare senza indugio il primo articolo dello Statuto che afferma tra l’altro che “l’iscritto al movimento ha il dovere della lealtà”.

E’ mia intenzione discutere con il presidente del partito il tema di quegli iscritti incompatibili che continueranno a mettere in pratica azioni di slealtà verso il Movimento e, a loro tutela, potranno ricorrere all’articolo 4: “La deliberazione di incompatibilità dell’iscritto è adottata dal segretario nazionale del Movimento d’intesa con il Presidente ed è appellabile entro venti giorni esclusivamente presso il Comitato etico che decide insindacabilmente”.

L’articolo 21, sulle tutele, è ancora più preciso: “Gli eletti nelle cariche ed i componenti degli organi di direzione non possono essere rimossi prima della scadenza del mandato se non per comprovati motivi di assoluta incompatibilità con i principi e l’etica del movimento. La delibera è adottata dal Segretario Nazionale d’intesa il Presidente Nazionale, fatto sempre salvo il ricorso al Comitato Etico”.

E’ una previsione che riguarda tutti gli iscritti, fondatori inclusi, decisa dallo Statuto approvato all’unanimità dal Congresso nazionale del Movimento.
Terminata la fase delle assemblee regionali – 10 luglio 2009 – intendo verificare ciascuna struttura provinciale e regionale, sulla base delle relazioni che riceverò dai nostri rappresentanti delegati alla convocazione delle riunioni.

Sicuramente occorre prevedere il regolamento per l’elezione dei segretari regionali, previsto dall’articolo 10 dello Statuto. Saranno da me convocati, d’intesa col presidente – e sulla base del regolamento che il Comitato centrale dovrà elaborare e approvare – laddove sarà pronta la struttura organizzativa. Non a caso, la norma statutaria prevede la convocazione “del” congresso regionale e non “dei” congressi regionali, proprio perché è impensabile che un partito con due anni di vita possa essere già pronto ovunque all’appuntamento.
Del resto, l’articolo 14 dello Statuto afferma che “nel caso di impedimento o di revoca per gravissime inadempienze organizzative e funzionali (…)” il segretario del partito provvede “alla nomina di commissari, sentiti rispettivamente il Presidente del Partito ed i Segretari Regionali competenti”. Questa norma è chiara: i segretari regionali sono parte importante del processo di vigilanza sulle attività federali. E l’esempio è immediato: è sicuramente gravissima inadempienza rifiutarsi di partecipare a riunioni convocate per discutere come gruppo dirigente. E nei casi di specie, procederò a norma di Statuto.

Il Congresso del partito, articolo 11, si celebra ogni tre anni. L’ultimo si è svolto nel novembre 2008.

Questa nota vale per chi gioca al massacro.
Per chi ha a cuore la politica vale il post di ieri. Poi ciascuno di noi, me compreso, deciderà che fare da grande.
Chi non ha capito l’importanza del rispetto fra noi, non può stare nella stessa nostra casa. Ce ne sono altre. Molto più comode.

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LETTERA AL PARTITO

26 giu 2009

  34[1] da Francesco Storace.
 

                                                                      Ai segretari regionali de La Destra
                                                     e p.c.          membri esecutivo politico

Carissimi,
come sapete con l’ordine del giorno allegato, l’esecutivo del partito ha respinto le mie dimissioni dalla segreteria nazionale e rinviato lo svolgimento del Comitato centrale.
La decisione è stata presa unanimemente e per consentire al gruppo dirigente una riflessione più meditata sulla situazione del partito e offrire alla prima riunione del Cc una proposta articolata per una discussione seria e non emotiva sul nostro futuro.
A voi tutti è stato conferito un mandato: convocare entro il prossimo 10 luglio 2009 le proprie assemblee dei quadri dirigenti, per poi relazionare al segretario e all’esecutivo del partito in merito alle istanze che emergono dal territorio di competenza e alla situazione politica locale.
Vi affido alcune mie riflessioni, frutto anche della discussione emersa in seno all’esecutivo, in modo da offrire una traccia, assolutamente personale, sul mio pensiero e anche perché mi aspetto rapide convocazione e documenti utili con il vostro contributo per l’azione politica futura de La Destra.
Ovviamente, vi invito a mandare questa mia lettera ai quadri che convocherete e vi prego di informarmi sulle determinazioni di ciascuno di voi rispetto all’incarico ricoperto, perché abbiamo bisogno del massimo impegno sul territorio.
Parimenti, mi aspetto la segnalazione di quanti non riterranno di discutere, perché questo è il momento di parlare del partito e di rimetterlo in condizione di ripartire.
Cessata la fase elettorale, non intendo continuare ad operare assistendo a discussioni francamente oziose sulle qualità dei dirigenti territoriali. Ora dobbiamo superare la fase complessa che attraversiamo, ed è mio dovere garantire che tutti remino nella stessa direzione.
E’ mia intenzione procedere alla riformulazione dell’organigramma del partito, che deve necessariamente riguardare centro e periferia, in un rapporto di assoluta lealtà fra tutti noi.
Grazie a tutti per la collaborazione.

                                                                                        Francesco Storace

 
Ci sono momenti nella vita in cui bisogna avere coraggio. Credo di averlo dimostrato in più occasioni. Penso a quando mi candidai alle regionali del Lazio nel 2000. C’era la fuga, la paura della brutta figura, condita dall’”augurio” del mio capo di allora: “Almeno facci fare bella figura”, mi disse Gianfranco Fini dopo aver ottenuto il sospirato e contrastato sì di Berlusconi alla mia candidatura.
Credo di aver dimostrato coraggio quando un manipolo di magistrati si era messo in testa che fossi a capo di una banda di spioni, per un reato da cui fui prosciolto dopo sette mesi….. eppure bastò un articolo di giornale per convincermi, anche se non ero parlamentare, pur rischiando l’arresto, a dimettermi da ministro: la dignità valeva più di una poltrona.
Coraggio, credo, anche nel decidere di andare controvento con la fondazione e la costruzione de La Destra, in un’Italia ossessionata dalla Silviomania.
Prove durissime, tre mesi dopo la nostra costituente le elezioni politiche; poi il congresso con l’incredibile e sciagurato voltafaccia di chi avevamo candidato a premier; poi le regionali anticipate in Abruzzo; le regionali anticipate in Sardegna e, condimento finale, la legge elettorale europea alla vigilia delle elezioni. Roba da uccidere un toro…

Non ci è mancata la voglia di combattere. Il coraggio, appunto…non avevamo letto George Bernard Shaw: “Questo è tutto il segreto per lottare con successo: metti in svantaggio il tuo nemico e non combattere mai con lui ad armi pari per nessun motivo”.
Ecco perché ora si tratta di ragionare, più con la testa che con il cuore.
Quest’Italia senza etica non ci appartiene. Facciamo politica o sentimento?
Le nostre idee devono sopravvivere sotto un’icona da adorare o penetrare nella società?
Sono alcune delle domande che pongo al partito, alla sua dirigenza, alla sua militanza e in primis ai fondatori che sono rimasti con noi e che assieme a me iniziarono questa avventura il 26 luglio del 2007. E credo che nella nostra piccola storia nessuno possa togliermi il merito di averci provato.

Dobbiamo dedicarci alla costruzione di un’Italia senza ricatti, senza ricattatori, senza ricattati. E La Destra, se non ci attrezziamo, rischia di essere insufficiente allo scopo. Non deve chiudere i battenti, è e resta una comunità di uomini liberi e spero un po’ più responsabili da ora in avanti, ma deve fungere alla trasmissione di valori prima ancora che alla raccolta di scarsi consensi elettorali.
Dobbiamo costruire un’area ampia e non serve fantasticare di identitarismi ancora più anacronistici se hanno fallito in tutti questi anni; e lo dico con rispetto per chiunque ci ha provato, anche se non colgo lo stesso sentimento nei miei e nei nostri confronti. L’Italia non ne vuole sapere e prima che la nostra Patria vada definitivamente a rotoli dobbiamo saperci organizzare.

Le notizie di questi giorni fanno un po’ d’impressione.
L’Italia “nuova” deprime un po’. Noi non siamo stati eletti in Parlamento europeo e questo può succedere in presenza di leggi elettorali infami. Ormai ci siamo abituati.
Ma dovrebbero provocare scandalo, sconcerto, fatti che invece sembrano scivolare come se nulla fosse.
Mastella e De Mita rappresenteranno l’Italia al Parlamento europeo. E anche il meno conosciuto – ma non migliore – Vito Bonsignore.
Si dice che il Pdl sia la destra italiana. A parte De Mita, eletto con l’Udc, non mi sembra un gran segnale di novità che certe facce siano ancora in circolazione. Ormai, sotto il mantello di Berlusconi può succedere di tutto.
Del resto, hanno riportato Dini al Senato e tutti zitti. Giannantonio Stella tace, la casta non c’è più.
Zitti, tutti zitti. Il moralismo è in pensione, la moralità una parolaccia.
Una domanda: come si butta giù questo muro dell’indifferenza? Chiudendoci a riccio o abbattendo gli ostacoli che ci impediscono di andare a protestare dentro le istituzioni?
Io non ci voglio stare.
Questa Italia la voglio cambiare. Il Pdl la sta snaturando.

C’e’ bisogno di un blocco sociale e nazionale che indichi degli obiettivi di lotta politica sgombro dai richiami ideologici e piu’ attento alle dimensioni territoriali. C’è bisogno di un’idea di Nazione che sappia esaltare assieme l’autorevolezza dello Stato – che oggi è ai minimi termini – al valore di rappresentanza di autonomie che oggi somigliano sempre più a sultanati locali.
Ognuno di noi dovrà farlo nella sua regione, come io farò nel Lazio.
Chiamando a raccolta tutti, ovviamente. Tutti quelli che accetteranno una gerarchia di valori e di battaglie sociali che identificheranno programmaticamente e comunemente i soggetti politici che aderiranno.
Se non si fa questo, voglio capire come si risponde alla domanda decisiva, dopo questi due anni di autentica guerra contro di noi. Qual è l’obiettivo per cui siamo disposti a spendere i prossimi dieci anni della nostra vita (sapendo che per alcuni sarebbero dieci mesi e per altri dieci giorni…)?

Sta qui il quesito principale. Due anni fa nascemmo come la forza che sosteneva Silvio Berlusconi contro Gianfranco Fini. Sarebbe curioso trasformarsi nella forza che attende la fine di Berlusconi per tornare a fare politica. Anche perché, pure se questa fosse la nostra volontà, non saremmo noi a determinarla.

C’e’ chi dice: uniamo tutta l’area alla destra del Pdl. Ovvero, unificare La Destra, Fiamma tricolore, Forza Nuova. E’ la soluzione apparentemente più comoda, quella dell’istinto di sopravvivenza. Salvo poi rendersi conto dopo pochi mesi che quel 3-4% potenziale perderebbe inevitabilmente pezzi perché nascerebbe subito qualcos’altro immediatamente alla nostra destra… Non è difficile immaginarlo se conosciamo bene questo mondo.
Lo spettacolo vissuto dalle tre liste divise alle europee non ci è piaciuto: sarebbe stato ancora peggiore vedere le tre liste unite perdere pezzi in favore di un altro “nuovo”  soggetto manovrato da chi non vuole che cresciamo.
Con la somma degli zero virgola non si va da nessuna parte. E credo che si debba avere il coraggio di ammettere una cosa: non esiste più l’area del voto ex-missino. La diaspora ha colpito anche quella comunità tradita da generazioni rampanti che hanno fatto prevalere l’opportunismo alle opportunità.

Siamo sicuri, del resto, che la proposizione di un asse ideologico avrebbe cittadinanza politica e fascino elettorale in questo Paese in cui, mentre si perdono centinaia di migliaia di posti di lavoro ogni tre mesi, la maggioranza tenta di nascondere le giovinette che vanno a letto con il presidente del consiglio e l’opposizione sguinzaglia i propri 007 per snidarle?
Ha detto recentemente Luca Romagnoli: “Costruire insieme un unico partito sociale: il tempo è arrivato. Incontriamoci – dice – rinunciamo, se necessario ai simboli, eliminiamo qualche ‘neo’ che rischia di ghettizzarci, rinunciamo (se c’è) a chi professa la fede con simboliche esternazioni e a chi non ha capito che siamo nel giugno del 2009. Tentiamo di salvare un progetto alternativo”.
Anche lui afferma che “è già qualcosa se si prendono le mosse dalla necessità di non disperdere in tre rivoli l’elettorato almeno di quanti non vogliono accettare la minestra pidiellina o quella, in apparenza alternativa, dell’antinazionale Lega, sulla quale abbiamo il vantaggio di poter dire che non siamo supini ai capricci del principe”.
Siamo certi che tutto questo basta?

Si dice: la base vuole….. dov’è questa mitica base che non esita a votare liste in cui compare perfino uno come Clemente Mastella e non prende a pomodori in faccia chi lo ha fatto rieleggere? Quanti accettano di essere semplici iscritti senza pretendere di essere dirigenti di qualcosa? E’ facile essere coraggiosi a distanza di sicurezza…, scriveva Esopo nel VI secolo avanti Cristo…
La prima cosa da combattere e da abbattere è senz’altro il poltronismo. La politica è diventata il regno delle persone peggiori: leccaculo, gente che non vuole lavorare, raccomandati, figli di politici, gente che compra i voti… l’Italia peggiore si è trasferita in politica. Questo bisogna combattere. Ma c’è questo spazio, in questa Italia?

Altri propongono la deideologizzazione totale dell’area che vogliamo rappresentare, per allearci con chi ci sta. E’ una proposta un po’ frettolosa, direi, e in fondo molto, ma molto azzardata. Non è la strada della deideologizzazione quella che ha compiuto Fini con An e il Pdl?
Certo, sarebbe una strada differente la nostra, se non altro perché condotta in un universo senza padroni e senza abiure della nostra memoria. Ma se qualcuno mi dovesse chiedere di scimmiottare la Lega con una analoga del sud, col partito del mezzogiorno, per quello che mi riguarda la risposta sarebbe un no irrevocabile.
Temo la disgregazione dell’Italia, figuriamoci se intendo lavorare ad ulteriori divisioni della nazione. Se le autonomie hanno in testa l’interesse nazionale è una cosa; se si lavora solo per pezzi d’Italia la partita non mi appassiona. L’autonomia è politica, culturale prima ancora che territoriale.
E la può garantire la persistenza in vita di una Destra che detti linee di pensiero unitarie per le competizioni elettorali del futuro, che resti come laboratorio di idee per il Paese.

Parliamoci con molta chiarezza. La strada dinanzi a noi è molto più dura rispetto a quella che avevamo immaginato.
Lo stesso termine Destra è abusato nel linguaggio politico e questo succede anche perché non c’è rispetto della verità. Si fa sentire ancora l’egemonia culturale di certa sinistra, la guerra delle parole è ancora da vincere se il governo Berlusconi è chiamato di destra e a noi fa una rabbia visto che parliamo di un premier che al massimo si esercita in uno sgabuzzino antistante la moderna sala del Mappamondo; se Maroni è considerato un ministro di destra perché rovescia i barconi che portano qui appena il 6% degli immigrati; se Di Pietro e’ considerato di destra perché scuote le manette.

Ci sono tre destre identitarie, ma ci sono tre destre percepite
“Non so bene dov’è la sinistra e dov’è la destra. Quello che realmente mi interessa è che le persone siano serie. Viviamo in un manicomio globalizzato”, lo ha detto Fidel Castro…
Anche unendoci solamente a Fiamma tricolore e a Forza nuova la strada non sarebbe più facile.
Avremo comunque meno spazi mediatici.
Avremo comunque meno quattrini per farci conoscere.
Avremo comunque più sbarramenti elettorali da dover contrastare.
Sarebbe più difficile mandare messaggi al Paese.

La stessa alleanza europea – votata in comitato centrale da tutti, anche da quelli che adesso ci ripensano – è stata necessaria per tentare di spezzare il muro che ci bloccava. Abbiamo cercato uomini coraggiosi, e non si può negarlo a Raffaele Lombardo.
Ha avuto più coraggio di chi si è ritirato alla vigilia della presentazione di un simbolo pasticciato con la scusa di un millimetro in più o in meno e adesso resta anche lui senza niente in mano…
Ma non dimentichiamo mai che Lombardo non ci ha chiesto abiure, non l’abbiamo visto sperticarsi il 25 aprile, ci ha rispettato e se non abbiamo preso preferenze e’ stata solo colpa nostra, non sua.

Dunque, che fare? Vorrei dare a La Destra una prospettiva più stabile e seria per i prossimi anni, quando si tornerà a votare per le politiche e capace di alleanze condivise.
Ci aspettano tornate amministrative prima del 2013, dobbiamo puntare tutto sul territorio. Non potevamo farlo in presenza delle europee, vorrei dire ai soloni abituati a spiegarci ogni giorno che cos’è la politica. Sarebbe stata una fuga…

Occorre rispondere al degrado sociale e morale che vede sfasciarsi le famiglie con troppa facilità, ma sono stato costretto finora a occuparmi di un territorio in cui prevalevano – sembra incredibile – i personalismi  e le satrapie locali; si è voluta autonomia totale e si sono viste alleanze sconclusionate nel territorio, il come mi pare è stata la regola.
Si è preferito litigare sul segretario regionale eletto o nominato anzichè concentrare l’attenzione di tutti su lavoro e immigrazione, su sicurezza e banche, su impresa e scuola. Per fare uno splendido corteo a Napoli ho dovuto praticamente violentare un partito.

In queste settimane di giusta riflessione pensiamoci bene. Pensiamo al motivo perché abbiamo aderito a La Destra e su che cosa ci aspettiamo da un movimento così. Chiediamoci con sincerità qual è la strada che riteniamo di dover percorrere e a costo di quali sacrifici. E’ la domanda iniziale che torna nella mia testa: per che cosa siamo disposti a sacrificare altri anni della nostra vita…
Con una preghiera: chi parla, non parli dei quattrini che ha speso. Lo abbiamo fatto tutti, qualcuno anche per centinaia di migliaia di euro, non è un valido motivo per rivendicare meriti. Ci mancherebbe altro…
Magari, spendiamoli meglio. Per convincere decine di milioni di italiani a tornare a votare e a votare per noi. Non lo si fa con le chiacchiere.
Grazie a tutti per questi due anni meravigliosi.
Ricominciamo a volerci bene. Come all’inizio di questa avventura.

DOCUMENTO ESECUTIVO POLITICO riunione-del-24-giugno-2009

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ESECUTIVO RESPINGE DIMISSIONI STORACE

24 giu 2009

                             la-destra1

L’esecutivo nazionale de La Destra, riunito a Roma nella seduta del 24 giugno 2009,

                                                            preso atto:

- delle dimissioni presentate dal segretario nazionale Francesco Storace, apprezzandone il senso di assunzione collettiva di responsabilità e il significato di profondo attaccamento al percorso politico intrapreso con la costituzione del movimento La Destra , con voto unanime le respinge;

                                                         considerate:

- le evoluzioni del contesto politico maturate alla luce del risultato delle elezioni europee e delle elezioni amministrative si convoca per i giorni 11 e 12 luglio, al fine di predisporre un documento di analisi da sottoporre in autunno al Comitato centrale del Partito. Per tale ragione, ritiene opportuno rinviare la seduta del Comitato centrale, già convocata per il 4 e 5 luglio, affinché l’organismo collegiale di vertice del partito possa avere i sufficienti elementi per definire la linea politica de La Destra e programmare gli impegni politici della prossima stagione;

                                                          da mandato:

- ai segretari regionali del Movimento di convocare entro il prossimo 10 luglio 2009 le proprie assemblee dei quadri dirigenti, per poi relazionare al segretario e all’esecutivo del partito in merito alle istanze che emergono dal territorio di loro competenza e alla situazione politica locale.

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DOV’E’ LA VITTORIA…

23 giu 2009

                   italia

di Francesco Storace

Sarà pur vero che il centrodestra governa più province rispetto al passato. Ma qualche riflessione sui numeri e sulla capacità di mobilitazione sarebbe opportuno farla, senza sottovalutare nulla, anche per evitare facili illusioni per le regionali del prossimo anno.
Domenica e lunedì 14 province, nel turno di ballottaggio, sono andate al centrodestra, 8 al centrosinistra. Ma i numeri dicono una cosa ben precisa: la differenza in voti assoluti tra i due schieramenti, in favore delle forze di opposizione al governo, nelle 22 province dove si è votato, è di circa 240mila voti.
Infatti, i candidati presidenti del centrosinistra hanno prevalso sui loro competitori per 300.232 voti; quelli di centrodestra hanno vinto complessivamente per 39.900 voti sui loro avversari.
Esempi: la provincia dove il centrodestra ha vinto con più voti di distacco è quella di Venezia, che con i suoi 11000 e passa voti, più che raddoppia il risultato ottenuto da Podestà a Milano, che ha ottenuto poco più di 4500 voti di vantaggio su Penati.

La vittoria più grande del centrosinistra è stata a Torino, con i 108mila voti raccolti da Siatta sulla Porchietto del Pdl.
Poi spiccano i 39mila voti di differenza a Cosenza, i 36mila di Parma, i 23mila di Ferrara e potremmo continuare.
Voglio dire, cioè,  che bisogna fare attenzione a cantare vittoria.
Nei soli capoluoghi di regione, al primo turno, era andata così: a Torino, Saitta del Pd aveva raccolto 512.229 voti, Vietti dell’Udc (poi apparentato al secondo turno) 52.688 per un totale di 564.917 voti. La candidata del centrodestra, Claudia Porchietto, si era fermata a quota 479.492. Differenza nel capoluogo piemontese 85425 voti a favore dell’aggregazione Pd-Udc.
In Lombardia, fa impressione il recupero del centrosinistra: al ballottaggio Penati perde per 4500 voti, al primo turno era sotto di 162.336 voti…
In Veneto, la candidata del centrodestra, la leghista Zaccariotto, ha vinto con 11mila voti di scarto. Il vantaggio al primo turno era di trentamila…
In Emilia la partita del capoluogo si era conclusa al primo turno, con un vantaggio per la sinistra di ben 139.960 voti.
Anche in Toscana, la provincia di Firenze è andata alla sinistra il 6 e 7 giugno, senza ballottaggio. Lì la sinistra ha battuto il centrodestra di 137.376 voti.
Primo turno decisivo anche per la provincia di Perugia: la sinistra ha vinto per 61.685 voti di scarto.
In Puglia il primo turno ha sorriso al centrodestra, che si è affermato alla provincia di Bari con un vantaggio di 41.949 voti.
Anche in Campania vittoria nella provincia del capoluogo al centrodestra, con uno scarto impressionante, pari a 320.778 voti.
Ultimo capoluogo di regione che votava per le provinciali, quello di Potenza, andato al centrosinistra al primo turno, con una differenza di 38.209 voti.

La somma dei voti raccolti alle provinciali nei nove capoluoghi di regione (Torino, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Perugia, Napoli, Bari e Potenza), quattro andati al centrodestra e cinque al centrosinistra, tra primo e secondo turno dà una prevalenza a Berlusconi di circa 150mila voti.
Ma se alle regionali finisce come nella provincia di Milano, dove la differenza si assottiglia da 160mila e passa voti a meno di cinquemila, l’anno prossimo è tutta da giocare.
In quei capoluoghi, La Destra, nelle condizioni difficilissime in cui ha operato nei capoluoghi di regione dove era presente, ha raccolto poco meno di 60mila voti…
Chissà se la smetteranno di cantare tutti vittoria…

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UNA NUOVA SCOMMESSA

22 giu 2009

  storace-f

di Francesco Storace

Sto preparando la relazione per il Comitato centrale del 4 e 5 luglio.
Prima di quella seduta vedrò, mercoledì prossimo, i fondatori che hanno accettato di continuare la strada de La Destra e nella stessa giornata riunirò l’esecutivo.
Ad essi, prima di tutto, comincerò a dire quali sono le mie intenzioni. Che non sono negoziabili. E auspico altrettanta sincerità nelle intenzioni di tutti.
Il momento è difficile, lo si può superare solo con un colpo d’ala e non con le facilissime sloganistiche soluzioni di cui sento vagheggiare…

Non ci manca il coraggio, manca il rispetto. Per le nostre storie, per le nostre scelte.
Le idee della destra sono il valore della nostra vita. Ma non possono rappresentare l’alibi per manovre di posizionamento che gettano fango solo su chi le mette in opera.
La Destra non è fatta da una sola persona, ma da una comunità. Poi, accade che nel territorio ciascuno pensi di fare quello che gli pare.
Legittimo che la si pensi così; legittimo – spero – da parte mia che nessuno mi costringa a pensarla allo stesso modo.

Manca un’idea di Nazione a questa nostra Italia, e c’è chi si balocca attorno a rivendicazionismi che non hanno più alcun senso.
Manca sobrietà alla politica e c’è chi finge di pensare di aver trovato la soluzione in un’adunata di camicie più o meno nere.
Manca etica nella società e c’è chi sforna la bella pensata di richiamare vecchie glorie in servizio, anche se claudicanti.

No, auspico più profondità nell’analisi, più capacità di capire che cosa serve all’Italia prima ancora che a noi stessi. Se il problema fossero stati gli affari nostri, sarebbe stato sufficiente accogliere alcune richieste che hanno trovato disponibilissimi notissimi rivoluzionari.

Ragioniamoci seriamente. C’è un Paese che si sta sfasciando e la gente comincia ad avere paura del futuro. Come rassicurare gli italiani è la scommessa della politica. Di una nuova politica.

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