LA MIA RELAZIONE

7 nov 2009

                           manifesto laDESTRA Pomezia

Sintesi relazione
SECONDA CONFERENZA PROGRAMMATICA NAZIONALE DE LA DESTRA
Pomezia, 7/8 novembre 2009

Seconda conferenza programmatica de La Destra, dopo due anni trascorsi lottando contro ogni ostacolo. Impossibile non tornare con la memoria ai giorni della Costituente, alla prima conferenza programmatica di Orvieto, al Congresso Nazionale e alle già tante campagne elettorali affrontate. 

Due anni di battaglie
Nonostante le difficoltà incontrate, La Destra è ancora qui, in piedi, con l’orgoglio e la fierezza dei nostri militanti che custodiscono nel cuore radici incancellabili e vogliono lottare per l’Italia di domani. Per noi la politica è prima sacrificio e poi successo. Il nostro primo tratto di identità sta nella missione e nella sofferenza. A noi non ci ha regalato niente nessuno: e lo dobbiamo rivendicare; e abbiamo voluto celebrare questo nostro evento – due giorni di lavoro per il futuro – proprio alla vigilia di un evento straordinario, felice e amaro al tempo stesso.

L’evento: la caduta del Muro di Berlino
Tra le date spartiacque della nostra storia c’è lunedì prossimo, il ventennale della caduta del muro di Berlino. E pensiamo a quanti muri, a quante pietre, a quante pallottole sono stati gettati addosso per decenni sui militanti della destra italiana: fummo anticomunisti quando era l’identità più difficile da esibire.
Per questo celebriamo con gioia la destra italiana della coerenza e del coraggio. Questa Destra ha cantato l’avversione al comunismo, l’ha praticata, non ci si è compromessa nemmeno negli anni in cui il Pci riceveva rubli da Mosca e altri intascavano dollari da Washington. Ma c’è anche amarezza nel constatare che il 9 novembre 1989 segnò l’avvento di altri miti che hanno caratterizzato negativamente la nostra esistenza: il pensiero unico, l’impossibilità di mettere in discussione la storia, la globalizzazione del mondo, la soggezione della politica all’economia, la crisi della rappresentanza democratica ormai soggetta ai ticchettio dei computer di piazza affari.
No, non è solo una festa; ma anche l’inizio di un mondo nuovo a cui non ci piace appartenere, una prospettiva imbarazzante di meticciato; l’affermazione di un relativismo culturale che segna la fine dell’identità dei popoli e del valore della persona. Se questa destra ha un senso è perché vent’anni dopo punta a rialzare il vessillo di valori che non ci rassegniamo a vedere cancellati.

L’American Way of Life non ci piace
A noi continua a piacere una comunità che spende e non sperpera  per il proprio ospedale, la propria scuola, la propria stazione ferroviaria; una comunità che considera il disabile una persona e non un costo; una preghiera un valore e non una perdita di tempo; un inno un simbolo di appartenenza e non una canzonetta.
Berlino, vent’anni dopo, sia l’affermazione di una pretesa popolare di democrazia e libertà.
A quel pensiero unico si sono assoggettati tutti, in Europa e nel mondo: basti pensare a quel trattato di Lisbona che consegna al burocratismo europeo la nostra vita, la nostra economia, calpestando ogni traccia di sovranità nazionale e di tradizione culturale come testimonia l’odiosa sentenza della Corte dei diritti dell’uomo che pretenderebbe di cancellare il crocefisso dai nostri luoghi pubblici: noi non accetteremo mai questa decisione.
Lo dico con chiarezza al Pdl: se in questa Europa si scambia per diritto umano quello di negare la visione del crocefisso a milioni di persone che credono, è perché è spaventosamente  fragile la difesa dei valori dell’uomo. In Europa si decide così perché c’è una politica incapace di reagire persino quando si mette in discussione il valore della famiglia costituita da un uomo e da una donna e il diritto di un bambino ad avere un padre e una madre.
L’identità rappresentata dal diritto naturale è elemento fondativo della Destra e nessuno la deve più mettere in discussione.
Al Governo rivolgiamo l’invito a tenere ferma la barra della cultura nazionale. Non ci piace la libertà di coscienza che travolge l’etica quando viene messo in discussione il diritto alla vita.

Una sinistra che ha dimenticato la sua tradizione sociale
Ma ha da pagare un costo politicamente elevato soprattutto una sinistra come quella italiana che ha abbandonato ogni traccia della propria tradizione sociale: capita sempre più spesso vedere operai che protestano sui tetti delle fabbriche per timore di perdere il lavoro. Ma sono sempre più soli, il che non capita mai alle associazioni che rivendicano il diritto a drogarsi, il diritto a sposarsi e ad avere figli anche se si è dello stesso sesso, il diritto a vedere gli immigrati pretendere quei servizi sociali che sono negati agli italiani in un crudele esercizio di razzismo alla rovescia. Lì i dirigenti del Pd e non solo, affollano il parterre. Se oggi Berlusconi ha praterie davanti a se, è anche perché, da Prodi in poi, gli esempi di governo della sinistra non sono stati certo esaltanti: Renato Soru cacciato dagli elettori, Ottaviano Del Turco finito in gattabuia, la preistoria con personaggi come Bassolino, Vendola, Loiero. Per finire con Marrazzo.

Il caso Marrazzo
Quella di Marrazzo non è solo una vicenda privata. E’ una storia che conferma che la stessa sinistra di oggi è lontana anni luce da quella dei decenni passati. Il perimetro della vita privata di un uomo pubblico è nel rapporto con la sua famiglia e nessuno di noi è autorizzato a sindacare sul tradimento coniugale di chi guida una Regione.
Ma la vicenda che riguarda tutti è la droga, di cui Marrazzo era assuntore. Era l’incapacità a reagire ad un ricatto.
La sinistra che difende un presidente cocainomane con la scusa che è un fatto privato è la stessa che più di cinque anni or sono accusava mio padre di aver torturato ebrei alla tenera età di dodici anni. Una balla clamorosa, ma nessuno che ammetta che, se fosse stato vero, anche quello sarebbe stato un deprecabile fatto privato del mio genitore. Invece si preferì usare la clava della calunnia su un fatto inesistente.
Nei cinque anni di mandato, Marrazzo ha sparso veleni sul debito sanitario del Lazio, fingendo di ignorare i debiti che ci aveva lasciato Badaloni e gli otto miliardi di euro incassati dai governi Prodi e Berlusconi. Ha ignorato persino la relazione della Corte dei Conti, che ad agosto ci ha dato atto di correttezza amministrativa.
Ma eravamo noi ad ignorare un fatto: nella vicenda di trans e cocaina i magistrati si chiedono da dove provenissero i quattrini che si spargevano in uno scantinato di via Gradoli. Marrazzo – ha detto a difesa il suo avvocato, nominato da Marrazzo presidente dell’istituto che gestisce le case popolari… – percepiva ventimila euro al mese, una cifra che mi ha fatto ovviamente incuriosire, visto che io guadagnavo di meno.
In quei ventimila euro al mese, ce n’erano tremila che incassava come presidente della Fondazione Tor Vergata, che anch’io ricoprii ma senza percepire né pretendere compensi. Perché legata alle funzioni di presidente della Regione. E’ come se il capo dello Stato avesse una quota di stipendio aggiuntivo come presidente del Consiglio Superiore della Magistratura.

La Destra: siamo alternativi alla sinistra
E’ anche per questo che siamo, per scelta e non per costrizione, orgogliosamente alternativi alla sinistra e ai suoi spericolati derivati. E’ anche per questo che diciamo al centrodestra di non regalare nulla a chi non lo merita, a partire da questa incredibile operazione che vorrebbe affidare a  Massimo D’Alema la guida della politica estera dell’Europa. Ma, ci chiediamo, non era proprio D’Alema il capo degli anti-italiani? Non crediamo neppure che possa essere praticabile uno scambio con la giustizia, su cui il Pd sarebbe distrutto da Di Pietro. Al presidente del Consiglio ci permettiamo di suggerire che se proprio deve procedere lo faccia su un obiettivo alto, coincidente finalmente con la responsabilità civile dei Magistrati – chi sbaglia paga deve valere anche per loro – e bullonando una maggioranza che talvolta sembra volere usare il consenso di Berlusconi.

Un consiglio al Cavaliere
A Berlusconi dico di fare attenzione a chi ha in casa. Non ci sono solo le liti sempre più frequenti tra fondatori del Pdl e ministri della coalizione di governo; ma accadono fatti inquietanti che dimostrano che non avevamo torto quando invitavamo a non inseguire la mistica della semplificazione, musicata impropriamente con l’inno al bipartitismo. Le notizie che provengono dalla Sicilia dimostrano che è in corso una vera e propria scissione. Quando metà gruppo parlamentare ne forma un altro, di che cosa si tratta se non di scissione? E perché ce l’avevate con noi, che eravamo solo quattro deputati, tre senatori, e un parlamentare europeo?
Probabilmente questa riflessione si fa strada, se avvengono fatti nuovi che possono vederci protagonisti. E qui sta anche il tema della nostra Conferenza Programmatica, dove ragioneremo su come tradurre in pratica politica ed amministrativa la nostra identità politica e culturale.

Gli ospiti della nostra conferenza programmatica
Anzitutto Renata Polverini, che interverrà dopo la mia relazione.
Nel pomeriggio sarà la volta di uno dei sindaci più amati d’Italia, Giuseppe Scopelliti.
Domani ascolteremo con amicizia, rispetto e attenzione Ignazio La Russa, al quale ho chiesto di portare il saluto del Pdl, per testimoniare che non ha senso la stagione del rancore, che possiamo ancora discutere appassionatamente su quello che ci separa, ma che dobbiamo verificare se siamo capaci di individuare il nemico che è a sinistra attraverso obiettivi comuni di lotta politica.

Le proposte de La Destra
Cosa proponiamo all’Italia e agli italiani. E’ identità il legame con la terra e con la nazione. E’ identità il lavoro che è ricchezza dell’uomo e non costo di produzione. E’ identità un modello di Stato sociale  che non vediamo come elemosiniere ma come riequilibratore di differenze sociali enormi ancora oggi. E che veda nel merito l’unico discrimine tra persone. E’ identità la sovranità dello Stato – rispetto all’economia, rispetto ai grandi del mondo, rispetto alle mafie e alle camorre -.
Ecco, presentiamo il Partito della  Nazione e del Lavoro che ora comincia a formarsi, con l’avvio della campagna di tesseramento che al 30 maggio vedrà la data finale per i delegati da eleggere per l’elezione, entro luglio, dei segretari regionali. Dovremo rappresentare il Partito dello stile e non quello della moda.
Moralizzare la politica, moralizzare la società, debellare il malcostume, lottare per il diritto e non per il favore, dismettere l’arroganza di casta. C’è bisogno di una forza politica che rivendichi questo ruolo.
Ci aiuterà anche la scuola di partito che vedrà il suo esordio il 13 gennaio del prossimo anno.
Poi, le Regionali e le Amministrative di fine marzo.
Domenica 13 dicembre ci ritroveremo qui per l’assemblea con i segretari regionali e provinciali di tutta Italia. Ciascuno per le sue competenze dovrà avere già pronte le liste dei candidati locali de La Destra ai quali affidare il messaggio che svilupperemo in questi due giorni a  Pomezia.

Dobbiamo mettere al centro dei nostri programmi opzioni precise, sapendo che tenteremo di farle condividere alle forze politiche con cui ci alleeremo e che comunque le porteremo avanti, gelosi come siamo della nostra autonomia culturale.
Sul versante istituzionale, battendoci sul territorio per l’affermazione del presidenzialismo a garanzia  dell’unità nazionale.
E poi sul sociale. Vogliamo amministrazioni regionali che diano il segno della svolta nei drammi ignorati e inesplorati dalla politica: siano i presidenti che vogliamo far eleggere nelle Regioni ad assumere su di sé le politiche per la disabilità e quelle di contrasto alle troppe morti bianche che degradano il lavoro; siano le nostre Regioni e istituzioni locali a scegliere il popolo, la famiglia e l’impresa – a partire da quella più piccola – nel conflitto che inevitabilmente andrà aperto con gli avidi signori che dominano l’usura  bancaria;  siano le nostre amministrazioni a sottrarre alle banche le famiglie più povere che pure hanno diritto ad acquistare una casa con il mutuo sociale; siano le nostre istituzioni regionali a dar vita agli Assessorati alla Partecipazione per incentivare quelle aziende disposte a considerare chi lavora come persona e non come ingranaggio di un’immensa catena di montaggio; siano le nostre Amministrazioni locali ad affrontare con decisione la riforma di un modello di Welfare che finalmente restituisca giustizia sociale  garantendo i servizi che vogliamo prima agli italiani e poi agli stranieri.
Su queste basi andremo alle elezioni regionali.

Alleanza
Abbiamo letto che l’Ufficio di Presidenza del Popolo della Libertà ha dato mandato al presidente Berlusconi di verificare con noi la volontà di alleanze comuni per battere la sinistra. La mia opinione è che questa volontà c’è e che sentiamo come un dovere morale sradicare la sinistra da quelle undici regioni che incredibilmente ancora governa.
Noi vogliamo un patto di rappresentanza e di governo che valga per tutte le amministrazioni regionali e locali in cui si voterà. Noi non proponiamo alleanze a macchia di leopardo. Noi non siamo l’Udc.
Ragioneremo su ogni aspetto dell’alleanza, ma ci sentiamo già in combattimento e lavoreremo anche sulle disponibilità reciproche a coinvolgere la stessa Fiamma Tricolore in un progetto di radicamento a destra del bipolarismo italiano.

Iniziative future
Celebreremo i nostri colori, la nostra identità, i nostri uomini, le nostre donne in una nuova, grande manifestazione popolare che convocheremo ancora a Napoli il prossimo 13 febbraio, su una precisa piattaforma  politico sociale che scaturirà qui da Pomezia.

LEGGI conf. progr. – relazione storace

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