20
feb
2012

Non gli abbiamo chiesto nulla. Ha fatto tutto da solo.
A Roma c'e' un sindaco povero. Poveretto. Il no pronunciato nei confronti della condizione posta da La Destra per accettare di entrare nella giunta di Roma facendoci rappresentare da Giuliana De' Medici e' uno schiaffo, l'ennesimo, alla nostra storia. Gianni Alemanno e' proprio un'altra persona rispetto a quella che frequentammo fino a pochi anni orsono. Vittima del suo contorsionismo, del suo cerchiobottismo, del suo opportunismo.
Aveva un'occasione, quella di riconciliarsi con una storia comune. Ha rifiutato.
Qualche settimana fa, timoroso della manifestazione che dovevamo svolgere il 4 febbraio e rinviata a causa della neve, mi chiamo' nel suo studio e mi disse che era giunto il momento di deporre le armi della guerra verbale e amministrativa e di portare in giunta La Destra.
Tutto sommato, ne ero contento. Quattro anni di opposizione e il gruppo consiliare cresciuto fino a tre unita'. Ero entrato da solo in Campidoglio, oggi la nostra bandiera e' sventolata con orgoglio anche da Dario Rossin e Pierluigi Fioretti.
Parlammo della strada ad Almirante e poi della famiglia di un leader che ho amato. Gli indicai, col consenso dei nostri consiglieri comunali, il nome di Giuliana, figlia di Giorgio e di Assunta, donna stimata e impegnata nel sociale. Seria.
Nel frattempo rinviai al 3 marzo la manifestazione e il corteo di febbraio. Alemanno mi disse: "E' il giorno del mio compleanno". Gli risposi: "Bene, sta a te decidere se ti dobbiamo fare gli auguri o la festa".
Adesso, allontanati da noi. Hai offeso ancora una volta la nostra comunità. Ti impicciasti della nostra lista alle regionali senza accorgerti che non veniva presentata quella del tuo partito nella tua città; dicesti no a Dario Rossin un anno fa; ora, il veto più grave. Il 3 marzo, a due passi dal Campidoglio, in piazza Bocca della Verità, al termine del corteo partito da piazza della Repubblica, sentirai dalle tue finestre il grido di un popolo che non ha chiesto una poltrona per un proprio portaborse, ma rispetto per la sua storia.
Non c'era una sola ragione amministrativa per entrare nella tua giunta; solo nel nome del padre della destra italiana ne sarebbe valsa la pena. Ma per Alemanno, contano più i guitti di questo tempo.
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Pubblicato
lunedì 20 febbraio
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