
di Francesco Storace
Quando siamo nati l’Italia assisté alla Costituente ad una destra che voleva sostenere Berlusconi. Quanto senso ha aspettare che si tolga di mezzo?
E’ un interrogativo che mi frulla da qualche tempo nella testa e che ieri è riecheggiato nella riunione dell’esecutivo politico, dopo che è stato esplicitato da un nostro dirigente, Walter Stafoggia. E che deve essere seguito da un’altra domanda: c’è, in questa Italia senza etica, uno spazio politico per una destra che non voglia essere berlusconizzata?
In poche parole: quell’autonomia – che è libertà – che non siamo riusciti a far capire in trenta giorni di campagna elettorale, è o no un valore? E’ sufficiente la nostra semplice forza a rappresentare un disagio che nella società è etico, morale, sociale, politico?
Attorno alle risposte a queste domande si deve articolare una riflessione seria. Le mie dimissioni, che saranno all’ordine del giorno del Comitato Centrale, devono servire a discutere per trovare la determinazione necessaria a lanciare un progetto per l’Italia.
Se non ne siamo all’altezza, è assolutamente inutile che io resti alla guida de La Destra. Il problema non è chi guida il movimento, ma il posizionamento che devono avere le nostre idee nella società nazionale. Contenuti e contenitore, dunque.
Con estrema chiarezza: dopo le Europee avremo meno quattrini, più censura, nuovi sbarramenti elettorali.
Meno quattrini perché i partiti grandi si sono spartiti anche i soldi di chi non ha superato il 4 per cento e di chi non è andato a votare. 30 milioni di voti validi, 26 milioni oltre il 4 per cento, si cuccano anche i soldi corrispondenti ai restanti 20 milioni di non votanti e ai 4 sotto soglia.
Più censura, perché fuori dalle istituzioni i media avranno più alibi per non parlare di noi.
Nuovi sbarramenti, perché i partiti più grandi spingeranno l’acceleratore anche nelle regioni e negli enti locali.
Restiamo fermi? Sventoliamo la bandiera?
An non ne aveva bisogno. Se ha cambiato strada è solo per opportunismo e sfrenata voglia di potere. Non avevano problemi di sbarramenti, ma solo il terrore di perdere voti. Noi abbiamo desiderio di rappresentanza per le nostre idee e dobbiamo ragionare attorno a un progetto che raggruppi l’Italia dei coraggiosi, dove nessuno osi farci il Dna per la nostra memoria storica.
L’Italia che non si rassegna allo sgretolamento dei valori, alla separazione tra nord e sud, alla cancellazione dell’identità culturale della Nazione, all’affossamento dell’etica.
Non abbiamo fondato un’associazione, ma un partito che ambisse a parlare alla società e a raccoglierne il consenso. Se ogni volta l’asticella è spostata in avanti, occorre ragionare sulla strada da percorrere.
E’ bello dire di essere la vera destra; salvo poi scoprire che basta aprire il Corriere della Sera e leggere che per Franceschini, e non solo per lui, la destra è Berlusconi, che è di destra il becerume leghista sull’immigrazione, che è destra il giustizialismo dipietrista, e che magari pure Ferrero è di destra per Nicky Vendola (o viceversa).
E’ insufficiente il nostro nome per raccogliere i consensi di destra, questa è la verità. Se il Comitato Centrale la penserà diversamente, mi adeguerò e seguirò disciplinatamente le indicazioni che darà il nuovo segretario del partito. Ma non mi si chieda di non prendere atto della realtà.
La stessa alleanza europea era l’unica strada da percorrere per tentare di uscire dall’angolo. Avrei preferito farla solo con Lombardo – molti sanno che non mi convincevano né Pionati né Fatuzzo, non per problemi personali, ma per cultura politica – e con Romagnoli, ma abbiamo dovuto fare la strada con chi c’è stato.
E’ un motivo per mandare tutto all’aria il fatto che non siamo riusciti a trasferire sulle Europee i voti raccolti alle amministrative e che, dati alla mano, sarebbero stati sufficienti a raggiungere il quorum?
Evidentemente non erano maturi i tempi, i processi politici non si improvvisano in trenta giorni, non c’era respiro politico ma solo cartello elettorale.
Ora dobbiamo ragionare bene sul da farsi.
Il berlusconismo, seppure non invincibile, sul fronte destro è un fiume in piena. Lo arginiamo con l’unione degli zero virgola di destra?
E’ esemplare il dato della Fiamma Tricolore e lo dico senza alcuna acrimonia: ha preso la stessa percentuale del 2004, ma questa volta era senza la concorrenza di un simbolo nel cui nome c’era scritto Mussolini, senza la fiamma di An e con la scarsa riconoscibilità del nostro, al punto che molti voti di preferenza espressi ai nostri candidati sono andati proprio al simbolo del partito di Romagnoli. Ci sono testimonianze in tutta Italia di quanto è accaduto.
Sbagliato il simbolo vuol dire sbagliata una politica? Se così fosse, visto che Romagnoli festeggia, dovremmo dire che il simbolo giusto è quello suo. Alzi la mano chi lo pensa. Io no. Se il Comitato Centrale lo pensa, mettiamo Romagnoli al mio posto e il problema è risolto. E’ più furbo, diciamo. E invece anche lui dovrebbe ragionare seriamente e lo prenda come invito a farlo una volta per tutte.
Smettiamola col vagheggiare soluzioni impolitiche, la nostra prospettiva non è né al confine dell’estrema destra, né nello stomaco del Popolo della libertà, ma sta nella costruzione di un’area autonoma capace di agonismo più che di antagonismo. Che se ne freghi della mistica fasulla del 25 aprile, ma pensi all’Italia del futuro lasciandola libera di giudicare la storia senza contorsionismi.
Dunque, dimissioni davanti al Comitato Centrale per dovere e perché c’è bisogno di pensare più in grande.
Vivacchiare con festeggiamenti per un 3 per cento in una provincia o l’altra non ha senso. Passare il tempo a sedare litigi personalistici nel territorio – persino dove la struttura scarseggia – non è il mestiere che sognavo.
Il 4 luglio di due anni fa lasciai Alleanza Nazionale e sono ancora convinto di aver fatto bene.
Fino al 4 e al 5 luglio di quest’anno abbiamo tutti il tempo necessario per riflettere. C’è da combattere una grande battaglia politica contro il degrado sociale e morale della nazione. E’ il tempo in cui le famiglie si sfasciano con troppa facilità perché manca la speranza, non c’è lavoro.
L’Italia chiede risposte di legalità, di socialità. Vuole rappresentanza per gli italiani e non solo per gli immigrati, chiede aiuto quando entra in una banca.
Ci vogliamo provare? Non voglio imporre nulla a nessuno, quello lo faceva qualcun altro. Voglio solo tentare di persuadere.