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UNA ROAD MAP PER L’IDENTITA’ SOCIALE

27 ago 2009

                  road

Finiscono le ferie, riprende l’attività politica. E’ l’anno in cui La Destra si gioca davvero tutto e dobbiamo marcare la nostra posizione in maniera concreta.
Basta con gli astratti e fumosi disegni veteroideologici, ma affermazione di una cultura identitaria e sociale che punti a dare rappresentanza all’Italia che soffre, a delineare il tratto di un’Italia etica che non ci rassegniamo a vedere smarrita.
C’e’ molto da lavorare e c’è da lavorare per molti se tutti faranno il loro dovere senza perdersi dietro a personalismi senza senso. La barca va condotta in un’unica direzione, ormai conosciamo pregi e difetti di una organizzazione che va fatta crescere con la cura che si ha per un figlio, dobbiamo parlare più al Paese che a noi stessi.

Dalla seconda settimana di settembre parte un percorso caratterizzato da una vera e propria road map per l’identità sociale che ci deve vedere tutti pronti alla bella battaglia, a partire dai dirigenti inclusi nell’organigramma nazionale e dalle strutture periferiche.
In queste ore stiamo concordando con i capi degli otto dipartimenti del partito – Esposito, Agostinacchio, Tilgher, Mammi, Arrighi, Lonero, Razza e Cangemi – le riunioni che la prossima settimana svolgeremo per il lavoro da offrire al partito. Attiveremo con Laura Luciani il coordinamento del Consiglio nazionale delle categorie e la settimana successiva incontreremo ciascuno dei segretari regionali per le iniziative da intraprendere in vista delle regionali e delle amministrative locali.

A fine mese – dopo l’ufficio politico e l’esecutivo che riunirò -  con il Comitato centrale che sarà convocato da Teodoro Buontempo e successivamente con la Conferenza programmatica coordinata da Nello Musumeci presenteremo all’Italia la proposta de La Destra per la tutela del popolo italiano.

Ovviamente, si discuterà anche di alleanze, che dovremo imparare – in questa fase – a considerare come uno strumento utile a entrare nelle istituzioni. Con le leggi elettorali che ci sono, non c’è da andare troppo per il sottile: se vogliamo che in Italia i valori di destra vivano, dobbiamo entrare laddove si decide. E combattere in autonomia le nostre battaglie.
Prepariamoci al lavoro dunque, per una stagione di lotta politica sotto i nostri colori. La bandiera non si ammaina, ma si eleva a capitale sociale di un popolo intero.

DIMISSIONI PER IL FUTURO

12 giu 2009

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di Francesco Storace

Quando siamo nati l’Italia assisté alla Costituente ad una destra che voleva sostenere Berlusconi. Quanto senso ha aspettare che si tolga di mezzo?
E’ un interrogativo che mi frulla da qualche tempo nella testa e che ieri è riecheggiato nella riunione dell’esecutivo politico, dopo che è stato esplicitato da un nostro dirigente, Walter Stafoggia. E che deve essere seguito da un’altra domanda: c’è, in questa Italia senza etica, uno spazio politico per una destra che non voglia essere berlusconizzata?
In poche parole: quell’autonomia – che è libertà – che non siamo riusciti a far capire in trenta giorni di campagna elettorale, è o no un valore? E’ sufficiente la nostra semplice forza a rappresentare un disagio che  nella società è etico, morale, sociale, politico?

Attorno alle risposte a queste domande si deve articolare una riflessione seria. Le mie dimissioni, che saranno all’ordine del giorno del Comitato Centrale, devono servire a discutere per trovare la determinazione necessaria a lanciare un progetto per l’Italia.
Se non ne siamo all’altezza, è assolutamente inutile che io resti alla guida de La Destra. Il problema non è chi guida il movimento, ma il posizionamento che devono avere le nostre idee nella società nazionale. Contenuti e contenitore, dunque.

Con estrema chiarezza: dopo le Europee avremo meno quattrini, più censura, nuovi sbarramenti elettorali.
Meno quattrini perché i partiti grandi si sono spartiti anche i soldi di chi non ha superato il 4 per cento e di chi non è andato a votare. 30 milioni di voti validi, 26 milioni oltre il 4 per cento, si cuccano anche i soldi corrispondenti ai restanti 20 milioni di non votanti e ai 4 sotto soglia.
Più censura, perché fuori dalle istituzioni i media avranno più alibi per non parlare di noi.
Nuovi sbarramenti, perché i partiti più grandi spingeranno l’acceleratore anche nelle regioni e negli enti locali.

Restiamo fermi? Sventoliamo la bandiera?
An non ne aveva bisogno. Se ha cambiato strada è solo per opportunismo e sfrenata voglia di potere. Non avevano problemi di sbarramenti, ma solo il terrore di perdere voti. Noi abbiamo desiderio di rappresentanza per le nostre idee e dobbiamo ragionare attorno a un progetto che raggruppi l’Italia dei coraggiosi, dove nessuno osi farci il Dna per la nostra memoria storica.
L’Italia che non si rassegna allo sgretolamento dei valori, alla separazione tra nord e sud, alla cancellazione dell’identità culturale della Nazione, all’affossamento dell’etica.
Non abbiamo fondato un’associazione, ma un partito che ambisse a parlare alla società e a raccoglierne il consenso. Se ogni volta l’asticella è spostata in avanti, occorre ragionare sulla strada da percorrere.

E’ bello dire di essere la vera destra; salvo poi scoprire che basta aprire il Corriere della Sera e leggere che per Franceschini, e non solo per lui, la destra è Berlusconi, che è di destra il becerume leghista sull’immigrazione, che è destra il giustizialismo dipietrista, e che magari pure Ferrero è di destra per Nicky Vendola (o viceversa).

E’ insufficiente il nostro nome per raccogliere i consensi di destra, questa è la verità. Se il Comitato Centrale la penserà diversamente, mi adeguerò e seguirò disciplinatamente le indicazioni che darà il nuovo segretario del partito. Ma non mi si chieda di non prendere atto della realtà.
La stessa alleanza europea era l’unica strada da percorrere per tentare di uscire dall’angolo. Avrei preferito farla solo con Lombardo – molti sanno che non mi convincevano né Pionati né Fatuzzo, non per problemi personali, ma per cultura politica – e con Romagnoli, ma abbiamo dovuto fare la strada con chi c’è stato.

E’ un motivo per mandare tutto all’aria il fatto che non siamo riusciti a trasferire sulle Europee i voti raccolti alle amministrative e che, dati alla mano, sarebbero stati sufficienti a raggiungere il quorum?
Evidentemente non erano maturi i tempi, i processi politici non si improvvisano in trenta giorni, non c’era respiro politico ma solo cartello elettorale.

Ora dobbiamo ragionare bene sul da farsi.
Il berlusconismo, seppure non invincibile, sul fronte destro è un fiume in piena. Lo arginiamo con l’unione degli zero virgola di destra?
E’ esemplare il dato della Fiamma Tricolore e lo dico senza alcuna acrimonia: ha preso la stessa percentuale del 2004, ma questa volta era senza la concorrenza di un simbolo nel cui nome c’era scritto Mussolini, senza la fiamma di An e con la scarsa riconoscibilità del nostro, al punto che molti voti di preferenza espressi ai nostri candidati sono andati proprio al simbolo del partito di Romagnoli. Ci sono testimonianze in tutta Italia di quanto è accaduto.

Sbagliato il simbolo vuol dire sbagliata una politica? Se così fosse, visto che Romagnoli festeggia, dovremmo dire che il simbolo giusto è quello suo. Alzi la mano chi lo pensa. Io no. Se il Comitato Centrale lo pensa, mettiamo Romagnoli al mio posto e il problema è risolto. E’ più furbo, diciamo. E invece anche lui dovrebbe ragionare seriamente e lo prenda come invito a farlo una volta per tutte.

Smettiamola col vagheggiare soluzioni impolitiche, la nostra prospettiva non è né al confine dell’estrema destra, né nello stomaco del Popolo della libertà, ma sta nella costruzione di un’area autonoma capace di agonismo più che di antagonismo. Che se ne freghi della mistica fasulla del 25 aprile, ma pensi all’Italia del futuro lasciandola libera di giudicare la storia senza contorsionismi.

Dunque, dimissioni davanti al Comitato Centrale per dovere e perché c’è bisogno di pensare più in grande.
Vivacchiare con festeggiamenti per un 3 per cento in una provincia o l’altra non ha senso. Passare il tempo a sedare litigi personalistici nel territorio – persino dove la struttura scarseggia – non è il mestiere che sognavo.
Il 4 luglio di due anni fa lasciai Alleanza Nazionale e sono ancora convinto di aver fatto bene.
Fino al 4 e al 5 luglio di quest’anno abbiamo tutti il tempo necessario per riflettere. C’è da combattere una grande battaglia politica contro il degrado sociale e morale della nazione. E’ il tempo in cui le famiglie si sfasciano con troppa facilità perché manca la speranza, non c’è lavoro.
L’Italia chiede risposte di legalità, di socialità. Vuole rappresentanza per gli italiani e non solo per gli immigrati, chiede aiuto quando entra in una banca.
Ci vogliamo provare? Non voglio imporre nulla a nessuno, quello lo faceva qualcun altro. Voglio solo tentare di persuadere.

IO CI HO PROVATO

8 giu 2009

                                 f-storace

di Francesco Storace

Sento tutta intera la responsabilità di un risultato deludente. E poco importa se oltre al lusinghiero risultato della Sicilia, il sud, dove ho fatto praticamente tutta la campagna elettorale, è ben al di sopra della media nazionale. Quel 2,21 preso dall’Autonomia brucia davvero.
Il quorum per le Europee non lo abbiamo superato, e anzi è rimasto distante.
Nemmeno gli altri movimenti “a destra” possono cantare vittoria. Sono rimasti al palo, con quello di Romagnoli – con l’abuso della scritta destra sociale – che ha succhiato preferenze col mio nome e quello di Buontempo in molte sezioni elettorali.
Ora bisogna ragionare sul da farsi. L’alleanza con Lombardo – che comunque ci tengo a ringraziare per il coraggio manifestato – è andata male. E se dipendesse unicamente dalla mia volontà saprei già che fare. Ma ci devo pensare, perché a questa comunità tengo da morire. Ho amato questa gente, che mi ha accolto ovunque con gioia e tutti insieme dobbiamo trovare la soluzione migliore.
Ora verifichiamo che è successo alle amministrative e poi ci riuniremo.
Io ci ho provato.

ALLEANZA DELLE PATRIE

31 mag 2009
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di Francesco Storace

Dobbiamo essere capaci di coltivare grandi sogni, individuare le realizzazioni per le quali vale la pena di battersi e vivere, percorrere le strade giuste.
Se, come pronosticano ormai praticamente tutti gli istituti di sondaggi, supereremo lo sbarramento del 4 per cento con la lista dell’Autonomia, avremo fatto rinascere la speranza di far riprendere il cammino alla destra italiana. E ci attenderà un compito ancora più affascinante, quello di dar vita ad un partito europeo che idealmente vediamo legato ad un’alleanza delle Patrie.

Patrie europee, sovranità nazionali, no a Lisbona, in una chiara opzione programmatica che passi anche per il riconoscimento dei diritti sociali dei popoli del Continente, per l’elevazione di barriere all’aggressione sleale delle nuove economie che piombano da est sui mercati dell’Unione e per l’opposizione all’ingresso della Turchia nella struttura comunitaria.

E’ una missione che dovremo caricarci sulle nostre spalle, in un progetto autenticamente autonomista perché non condizionabile dai potentati di Bruxelles, quei burocrati che frenano la missione europea perché di volta in volta privilegiano affari a diritti.
Sarà anche una missione finalizzata alla crescita del lavoro, alla tutela della piccola impresa, la nostra, affinché l’Europa non sia più solo ed esclusivamente sinonimo di banche e finanza.

Un’alleanza di Patrie perché lo spirito comune sarà reale solo quando anche i vertici politici del continente saranno eletti dagli europei. Quel giorno si parlerà di Europa nazione. Ora è solo una farsa.

Di seguito indichiamo le candidature espresse da La Destra per il Parlamento europeo.
Ecco i candidati nelle cinque circoscrizioni:
Nord-Ovest: Francesco Storace, Alberto Arrighi, Giuseppe Lonero, Massimiliano Mammi, Eliana Farina, Rosalia Grillante, Leila Nur;
Nord-Est: Anna Montella, Paolo Patelmo, Paolo Rossi, Paolo Scaravelli;
- Centro: Teodoro Buontempo, Aldo Tracchegiani, Stefano Benedetti, Maurizio Brugiatelli, Francesca Maria Cantalamessa, Graziano Cecchini, Monica Nassisi;
- Sud: Francesco Storace, Vincenzo Balestra, Eugenio Lettieri, Andrea Lorenzo, Claudia Pagliariccio, Sergio Rastrelli;
- Isole: Nello Musumeci

Sicilia: Storace, Lombardo primo uomo libero che trovo

30 mag 2009

MILANO, 30 MAG – La Destra di Francesco Storace continuerà ad essere alleata dell’Mpa di Raffaele Lombardo. In un comizio a Piazza Duomo a Milano, Storace ha rinnovato tutta la sua stima al governatore Lombardo che nei giorni scorsi ha deciso di azzerare la giunta per poi rifarla con chi ci starà. “Mi hanno chiesto se sono a disagio in questa alleanza – ha detto l’ex governatore del Lazio -. In vita mia ho fatto tante battaglie politiche e questa è la prima volta che trovo un uomo libero. Mi troverei più a disagio in una alleanza con Mastella e Vito Bonsignore”.
“Quello che sta accadendo in Sicilia – ha aggiunto – la dice lunga su come si vuole soffocare l’autonomia di una terra. Porto la mia solidarietà a Lombardo”. (ANSA)

Sabato 23 maggio, Storace in Puglia

22 mag 2009

Sabato 23 maggio, il segretario nazionale de La Destra, Francesco Storace, sarà in PUGLIA.
Questi gli appuntamenti in programma:

Ore 15,30 TARANTO – Intervista presso gli studi di Tv Studio 100
Ore 17,00 CASTELLANETA (TA) – Incontro pubblico presso l’Hotel Rudy, in via Basilicata 15
Ore 18,15 MASSAFRA (TA) – Incontro pubblico con la presenza dei candidati alle provinciali di Taranto nei collegi di Massafra e Palagiano
Ore 19,00 TARANTO – Conferenza stampa e incontro pubblico presso il Centro sportivo Magna Grecia
Ore 20,15 FRAGAGNANO (TA) – Comizio in piazza
Ore 21,30 MARTINA FRANCA (TA) – Incontro pubblico. A seguire incontro conviviale

Giovedì 21 maggio, Storace a Radio Anch’io

20 mag 2009

                       radio-anchio

Domani, giovedì 21 maggio, il segretario nazionale de La Destra, Francesco Storace, sarà ospite insieme al segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero, della trasmissione Radio Anch’io, del GR 1 Rai, in una puntata incentrata sulle elezioni Europee.
Sarà una sorta di faccia a faccia, con i due ospiti che si confronteranno sui temi principali delle prossime consultazioni per il Parlamento europeo.
Durante la trasmissione ci saranno anche le telefonate degli ascoltatori.
In studio condurrà Giorgio Zanchini.

Giovedì 21 maggio
GR 1 RAI
Radio Anch’io
Ore 09,05
Diretta
Conduce Giorgio Zanchini


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