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BOSSI RINGRAZIA FINI

4 gen 2010

                    sorpasso

Il sorpasso della Lega Nord sul Popolo della Libertà alle prossime elezioni? E’ una possibilità. A scriverlo oggi su Il Giornale è Marcello Veneziani (articolo che vi propongo) che spiega come una simile novità rappresenterebbe un chiaro “segnale di crisi del bipolarismo; la conclusione fatale grazie ai suicidi di Veltroni e Fini”.
Secondo Veneziani “Bossi ha acquistato con la malattia e il parlare stentato un tono quasi oracolare e sembra un Grande Vecchio, un Padrino, un Mandante della Politica”.
Fini, invece, “è scomparso, non esprime più i valori della destra nazionale e tradizionale”.
Così “la Lega oggi non ha più contrappesi e il centrodestra è più sbilanciato”.
E Veneziani consiglia: “E’ partito per un lungo viaggio, il Gianfranco, verso il Paese che non c’è e voi…”.

LEGGI il giornale 04_01_10 – fini spinge la lega

STRONZATE

22 nov 2009

                          fini_g

Io credo di essere molto diverso da Fini e non vorrei per questo essere giudicato uno stronzo da lui. Anche perché, diciamo, ci sarebbero svariati motivi per rivendicare reciprocità. Ad esempio, è discriminabile, per il presidente della Camera, anche il colore delle idee.
Ma non è tempo di battute, bensì di politica. E a Fini, con il rispetto che lui non pratica davanti a bambini e a telecamere ma che si deve a una carica istituzionale, va detto quanto è pericolosa quella parolaccia.
La parolaccia viene prima dello sganassone: il presidente della Camera, che un tempo invitava a riflettere sulle conseguenze di parole e azioni, si rende conto che da oggi ciascuno può prenderlo a triste esempio e regolarsi?
L’italiano che protesta perché non gli danno la casa popolare o perché suo figlio non trova posto all’asilo, si merita quell’appellativo?
Credo che abbia ragione Matteoli. Fini è altro rispetto alla sua storia. Non è un buon motivo per offendere. E’ solo una stronzata.

Storace all’Agenzia Ami: sull’immigrazione mantenere tradizione nostra cultura

25 ott 2009

      GUARDA L'INTERVISTA

AGENZIA AMI – Intervista del 20 ottobre 2009

Immigrazione, Storace: la Bossi-Fini è stata sabotata dai magistrati

ISLAM A SCUOLA…

18 ott 2009

       islam a scuola

Ecco, ci mancava anche questa, l’Islam a scuola.
A me piacerebbe sapere perché parte di quelli che governano questo sventurato Paese godano a mettere in discussione la nostra tradizione, la nostra cultura, la nostra appartenenza.
Sui giornali di oggi campeggia una polemica di cui non si sentiva davvero il bisogno. L’ha tirata fuori Adolfo Urso, che ha proposto di introdurre nelle scuole l’ora di religione islamica. Una specie di versione post-finiana dell’ora di Corano.

Ma è questo il motivo per cui siete andati al governo?, verrebbe da chiedere a costoro. Questo nostra Italia vede sempre più svanire ogni traccia di sentimento nazionale, da una parte Bossi con gli attacchi all’inno e la pretesa di confino degli insegnanti del sud, dall’altra Fini con il sogno di una società multiculturale.

Noi, La Destra – possiamo dirlo: l’unica destra rimasta in campo – non ci stiamo. E suggeriamo a tutti di far rientrare nella mente di chi avanza certe proposte il dubbio che si possano discutere. Non c’è bisogno di regalare armi alla sinistra motivando l’astensione di chi pensava che la destra (?) al governo facesse altre cose.
Ovviamente una proposta del genere fa piacere all’Ucoii, ma è difficile trovare qualche italiano dotato di buon senso disponibile ad avallarla. Il multiculturalismo lasciamolo a chi l’ha inseguito per decenni sfilando con le bandiere rosse.
Noi continuiamo a indignarci se si mette in discussione il Crocefisso a scuola e negli ospedali.

NOTA UFFICIO POLITICO LA DESTRA

8 ott 2009

                              la destra

“La Nazione italiana ha il diritto di essere governata nella pienezza dei poteri costituzionali. Qualunque tentativo di logoramento del governo del Paese rischia di provocare danni enormi al diritto al futuro del nostro popolo con conseguenze devastanti per l’economia, a partire dal lavoro e dai diritti sociali”.
Lo afferma una nota dell’ufficio politico de La Destra, riunito oggi alla luce della discussione politica aperta dalla bocciatura del Lodo Alfano da parte della Corte Costituzionale.

“La Destra, formazione politica esclusa dal Parlamento da una legge elettorale che penalizza il diritto alla rappresentanza, continua a ritenere che comunque nessuno può mettere in discussione il principio costituzionale che la sovranità appartiene al popolo e che occorre mettere al bando ogni velleità di chiusura dell’esperienza del governo scelto dagli italiani con soluzioni di Palazzo, che finirebbero per incrinare definitivamente il rapporto tra cittadini e istituzioni.

Al presidente del Consiglio rivolgiamo lealmente l’invito a contrastare il disegno egemonico di una sinistra che non si è rassegnata alla sconfitta elettorale del 2008, assieme alla richiesta di considerare prudentemente il ruolo del Capo dello Stato, la cui funzione di garanzia va preservata contro ogni tentativo di strumentalizzazione da parte della sinistra e gli attacchi del partito dell’onorevole Di Pietro.

Il pericolo che oggi corre la democrazia è quello di inquinare il responso delle urne che, pur in una situazione di odiosa discriminazione riservata alla nostra formazione politica, deve lasciare da parte ogni rancore per puntare a un cambiamento reale della società e delle istituzioni che l’alleanza presieduta dall’onorevole Berlusconi non è ancora riuscita a garantire per le contraddizioni registrate al suo interno in questi primi diciotto mesi di governo.

Se la sinistra pensa di sovvertire la volontà popolare per altra via, avvertiamo il dovere di non restare indifferenti a partire dalle prossime elezioni regionali.
Sta al Pdl comprendere, a sua volta, che va posta fine alla stagione delle rese dei conti ad uso interno e aprirsi ad una prospettiva di rinnovamento che tenga conto anche delle istanze sociali di quel popolo di destra che ha rifiutato di ancorarsi a disegni di annessione. Autonomia e democrazia sono valori che possono ancora conciliarsi”.

ANTITALIANI

23 set 2009

     il pd lazio sbaglia... bandiera

Nel Partito democratico si offendono se Berlusconi li definisce antitaliani. E in effetti sono bravi a suonare la grancassa principalmente nei contesti internazionali. Probabilmente il presidente del Consiglio dovrebbe avvertire il dovere della prudenza, soprattutto quando nella sua coalizione c’è un tipetto di nome Umberto e di cognome Bossi che, quanto a italianità, non ispira proprio sentimenti d’amore, diciamo.

Però certo è che il Pd ce la mette tutta per rinvigorire la tesi del premier.
Il manifesto che pubblichiamo denuncia quantomeno superficialità, è stato fatto stampare in fretta e furia dai compagni della tipografia preferita che, nella gara per arrivare primi, al verde bianco e rosso della nostra bandiera per l’omaggio ai Caduti di Kabul hanno preferito il rosso bianco e verde della bandiera ungherese…

Poi non si lamentino se si fa notare loro che, evidentemente, non c’è molta dimestichezza con i simboli della Patria in casa di chi, in fondo, ha nella sua storia il vecchio legame di cultura internazionalista prevalente rispetto all’appartenenza nazionale.
Ne hanno di strada da fare i cosiddetti democratici del Lazio per poter pronunciare senza arrossire la parola Patria. Ci stiano almeno un po’ più attenti, perché poi certe cose si notano. Guai a chi è abituato a mentire, che si scopre più facilmente quando vuole strafare. Si rischia di assomigliare a Bossi…

COLPO DI TESTA

20 set 2009

 Renato Brunetta

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Quando parla Bossi, si dice che parla ai suoi tifosi. Ora, che a parlare è stato Brunetta, si dirà che anche lui ha una curva che attende di invocarlo.
Vorremmo ministri che invece parlino al Paese, che lo rassicurino, che non creino ansia.
E invece sparano ad alzo zero.

Parliamoci chiaro, non tutto quello che ha detto Brunetta a Cortina e che oggi campeggia su giornali e tv, è sballato. Può darsi che ci siano in movimento poteri altri rispetto al governo che si stiano muovendo per ribaltare la sovranità popolare.
E’ una storia che ciclicamente si ripete in Italia. Ma un ministro deve stare attento a contenuti e forma.
La forma oggettivamente è stata abbastanza discutibile: le immagini televisive sono eloquenti, quel tipo di esibizione ce l’aspettiamo più da Beppe Grillo che da un membro del governo della Repubblica.
Il contenuto è ancora più discutibile, almeno dal punto di vista politico.

A nessuno di noi piace questa sinistra italiana e non versiamo affatto lacrime se resta all’opposizione ancora un po’ e del resto anche nei servizi tg registrano polemiche tutto sommato scontate. Ma se un ministro parla di colpo di Stato, ci allarma.
Sono appena state sopite le polemiche violentissime nel centrodestra tra Berlusconi e Fini, tra Fini e Bossi e via discorrendo. Il terrore di Kabul ha richiamato tutti (quasi) alla realtà di una tragedia immane, di fronte alla quale la diatriba doveva cessare.

Ma ci chiediamo: una maggioranza parlamentare così larga che cosa ha da temere all’esterno di sé? Chi potrà mai sovvertire il verdetto delle urne se non ci saranno sabotatori interni alla coalizione di governo?
Se la domanda è sensata, dopo la sparata di Brunetta, c’è da chiedersi se si punti alla luna o più semplicemente al dito. Sembra che nella maggioranza regni una paura fottuta di quinte colonne.

E’ abbastanza deprimente, dopo aver spacciata come moneta buona la semplificazione della politica a suon di sbarramenti elettorali che ora vogliono replicare anche in regioni, province e comuni. Si diano una calmata e governino, perché questo è il mandato che hanno ricevuto dal popolo sovrano. Noi li avevamo avvisati: un colpo di testa non cancella la verità. Un patto forzoso non garantisce lealtà.


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