
Una tassa sulla tassa quella istituita dal Comune di Roma che, nel 2003, primo comune italiano a farlo, ha sostituito la Ta.r.s.u., Tariffa per lo smaltimento sui rifiuti solidi urbani, con la Ta.Ri., la Tariffa per la gestione dei rifiuti urbani, dovuta da chi occupa e conduce locali esistenti nel territorio comunale e voluta per redistribuire i costi di raccolta e smaltimento sulla base della quantità di rifiuti effettivamente prodotta.
Una tassa sulla tassa perché la tariffa applicata, richiesta e riscossa è assoggettata a Iva.
Ora, però, arriva la pronuncia della Corte Costituzionale, che nella motivazione della sentenza n. 238/2009 qualifica le tariffe per i rifiuti, indipendentemente dal nomen iuris alle stesse attribuito, quale tributi, escludendone l’assoggettamento all’Iva, “perché non rappresentano un servizio dovuto a contratto ma una tassa che, di per sé, non si qualifica mai come corrispettivo di un servizio”.
La logica conseguenza è che adesso i contribuenti sono legittimati a richiedere al Comune di Roma la restituzione delle somme indebitamente versate a titolo di imposta sul valore aggiunto (l’Iva, appunto) sulla tassa per lo smaltimento dei rifiuti urbani e sulla tariffa dei rifiuti, fatti salvi gli effetti dell’intervenuta prescrizione del diritto alla restituzione.
Il rischio, per il Campidoglio, è che in assenza di idonei atti che prevedano un piano di restituzione delle somme già percepite a titolo di aliquota Iva, si determinerebbe un rilevante contenzioso tra il cittadino-utente, legittimato attivo, e il Comune di Roma e l’Ama Spa – a cui è stata affidata la gestione della Ta.Ri. – legittimati passivi, con notevole aggravio di costi e oneri a carico del Comune, in caso di soccombenza.
Il problema da risolvere sta nel fatto che l’Ama, in data 9 settembre 2009, ha comunicato ufficialmente di essere tenuta, al pari degli altri operatori dei Comuni in cui è stata istituita la Tariffa rifiuti in sostituzione della Ta.r.s.u., a proseguire la fatturazione con Iva in assenza di novità legislative e interpretative da parte dell’Agenzia delle Entrate.
E questo nonostante la sentenza della Corte Costituzionale, in quanto azienda ambientale obbligata all’applicazione dell’Iva in base a interpretazioni ufficiali fornite dalla stessa Agenzia.
Ecco perché ho presentato una mozione in Consiglio comunale con la quale impegno il sindaco, la Giunta e l’assessore competente ad attuare, nel più breve tempo possibile, una serie di iniziative.
Innanzitutto attivare gli uffici competenti per verificare l’ammontare del debito fuori bilancio dell’Amministrazione verso i cittadini, derivante dalla percezione dell’aliquota Iva applicata sulla Ta.r.s.u. e sulla Ta.Ri., prevedendo allo stesso tempo gli strumenti finanziari per far fronte a tale debito.
Strutturare, poi, con idonei atti e procedure, al fine di non gravare eccessivamente sul bilancio Comune di Roma, un piano di restituzione delle somme percepite per l’applicazione dell’aliquota Iva sulla Ta.r.s.u. e sulla Ta.Ri, che consenta la detrazione delle suddette somme dalla tariffa da versare per gli anni successivi, fino all’integrale restituzione.
Ma c’è di più. E’ necessario avviare anche una campagna di informazione e di pubblicizzazione verso i cittadini che possono richiedere la restituzione delle somme versate al riguardo e attivare, infine, presso i Municipi e l’Ama la distribuzione della modulistica necessaria per la richiesta di restituzione, rendendo la stessa disponibile anche online sul sito istituzionale del Comune di Roma.
Mi auguro che il sindaco Alemanno accolga con favore la mia mozione, nella consapevolezza che il cittadino ha diritto di essere tutelato e salvaguardato da eventuali abusi perpetrati a suo danno. E’ il mio impegno politico, è quello de La Destra.
LEGGI IL TESTO Mozione T.A.R.S.U.