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MODELLO BERSANI

15 feb 2010

      bersani

C’è chi predica bene e razzola male. Secondo Vittorio Feltri, che firma l’articolo pubblicato oggi in prima pagina su Il Giornale (che vi propongo), si tratta del segretario nazionale del Partito democratico, Pierluigi Bersani.
L’attuale leader del Pd, che oggi “chiede la testa del sottosegretario Guido Bertolaso,  ”tre anni fa – quando era ministro – pretendeva l’intervento della Protezione civile per organizzare un Congresso che gli stava a cuore, quello del Mondiale dell’Energia”.
Scrisse una lettera “indirizzata a Enrico Letta, da cui Bertolaso dipendeva (governo Prodi)” fa sapere Feltri, che chiede: si degna di spiegarci, Bersani, come mai il modello che gli piaceva tre anni fa, all’improvviso non gli piace più?”.

LEGGI il giornale 15_02_10 – bersani chiese aiuto a bertolaso

Agenda 5/6 dicembre 2009 – Roma, Macerata, Prato

4 dic 2009

Programma delle giornate di sabato 5 e domenica 6 dicembre:

Sabato 5 dicembre
Ore 12 Roma – Partecipazione al V Congresso nazionale della Fiamma Tricolore, presso l’ Hotel Sheraton in  Via del Pattinaggio n. 100 (zona Eur)

Ore 17,30 Macerata – Inaugurazione della sede della Federazione regionale delle Marche, in Via Zincone 54
Ore 20 Macerata - Incontro conviviale con la presenza della dirigenza locale, degli iscritti e dei simpatizzanti

Domenica 6 dicembre
Ore 10 Prato - Partecipazione al convegno “La Destra ieri, oggi e domani”, presso la Sala consiliare della Circoscrizione Centro del Comune di Prato, in Via dell’ Accademia snc.
Sono previsti gli interventi di Adriano Tilgher (resp. Dip. Programma La Destra; On. Riccardo Mazzoni deputato Pdl; Massimo Parisi coord. regionale della Toscana Pdl; Alberto Magnolfi consigliere regionale Toscana Pdl;  Italo Marri, segretario regionale Toscana La Destra; Roberto Cenni, sindaco di Prato; Denis Verdini, Pdl.

AMNESIA

16 set 2009
Immagine anteprima YouTube

La politica dell’amnesia in chi non ha più memoria è consequenziale. Ed è quello che capita a quei parlamentari che da Alleanza nazionale hanno fatto il balzo di carriera nel Popolo delle libertà. Ormai lo scontro c’è, non è nascosto, e alcune decine di deputati e senatori hanno scritto a Berlusconi su iniziativa apparente di Italo Bocchino per sollecitare un riequilibrio della coalizione di governo, troppo sbilanciata in direzione Lega.
Non hanno torto a dirlo, hanno avuto torto a subirlo.

Ricordo ancora la campagna elettorale delle elezioni politiche, quella che doveva segnare il trionfo del bipartitismo, “escludendo quelli che ci fanno litigare”. Pare di capire che litigano lo stesso.
Se la sono cercata, potremmo dire…
E’ noto che La Destra, che pure con i suoi parlamentari aveva contribuito a buttare giù il governo Prodi – nel Senato dove la maggioranza spesso la spuntava per un voto eravamo in tre – fu esclusa dalla coalizione che doveva mandare a casa la sinistra. Rifiutammo di sciogliere un partito appena nato, privilegiammo la coerenza rispetto alla comodità della poltrona che invece contagiò chi diceva di pensarla come noi.

Ma tant’è, acqua passata. Però non si dica che non si sta realizzando esattamente quello che avevamo previsto. Nel momento in cui, per veti personali legati all’addio ad Alleanza nazionale – che del resto poi si è sciolta – ci fu impedito di gareggiare ad armi pari, contro di noi si abbattè la bufera del voto utile. Risultato, i voti alla Lega furono ingrassati da copiosi consensi in uscita dal partito di Fini, i cui parlamentari oggi protestano contro Berlusconi.
A Bossi arrivarono in dote 60 deputati con l’8 per cento dei voti. Sarebbero stati almeno una ventina in meno con il nostro 2,5%. E forse di meno ancora, perché magari in coalizione non ci saremmo fermati a circa un milione di voti.

E’ inutile piangere sul latte versato, dunque; sono stati nominati e adesso protestano con chi li ha portati in Parlamento. Certo, i loro nomi li ha fatti Fini e non Berlusconi e pure parte di loro se ne è già dimenticata. Ma tutti insieme obbedirono alla cancellazione del diritto a lottare per le proprie idee, come fu negato a noi.
E adesso protestano perché le loro idee – in certi casi un po’ curiose, diciamo… – non hanno diritto di cittadinanza, sono minoritarie nel partito che hanno subito. Si accontentino dello stipendio.

p.s. il video che vi proponiamo è del novembre 2008. Sembra ieri

“VOTERO’ BERSANI”

28 lug 2009

    storacebersani

Alle colonne de il Riformista di oggi – intervista che vi proponiamo – il leader de La Destra, Francesco Storace, affida un annuncio destinato a fare rumore: il 25 ottobre, alle primarie del Pd, andrà a votare e voterà Bersani, perché “è l’unico candidato che si propone il ritorno a una forma-partito più classica”.
La formula delle primarie ‘aperte a tutti’ ha acceso il dibattito interno al Pd e “sarà difficile – sottolinea Storace – che il Pd resti unito dopo un congresso lacerante. Già si accusano reciprocamente di brogli…”.
Il segretario de La Destra va oltre: “lancerò anche un appello ai sostenitori del mio partito affinché votino Bersani e inzierò a raccogliere le adesioni dal popolo di Facebook“.
Proprio sul famoso social network Storace sta lanciando le sue sfide, che lo vedono vincente con una valanga di adesioni. Sul sito “Clandestinoweb.com” si sottolinea il “crescente entusiasmo dei sostenitori di Storace su Facobook, con il sorpasso in classifica sul sindaco di Roma, Gianni Alemanno”.

LEGGI il Riformista 28_07_09 – Storace, alle primarie del Pd voto Bersani

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WEEK END DI DESTRA

6 lug 2009

                            la-destra

di Francesco Storace

Sabato e domenica prossimi l’esecutivo politico de La Destra tornerà a riunirsi.
Sarà una due giorni impegnativa, in cui i massimi responsabili del partito si guarderanno in faccia e discuteranno la linea da proporre al Comitato centrale che deve essere convocato.
Leggo molti documenti in queste ore, alcuni dicono cose sensate, altri si soffermano con malevolenza solo su questioni che, seppur importanti, sono di assoluto dettaglio rispetto ai problemi che abbiamo di fronte.
Due anni di vita in un cammino tutto di ostacoli è quello che abbiamo alle nostre spalle. Dobbiamo decidere la vita che avremo avanti a noi.

Il problema non sono i soldi, che non ci sono e non si trovano neppure se c’è una specie di politburo a controllare le risorse interne. E nemmeno i segretari regionali. Finora li elegge solo il Pd e non mi sembra che lì dentro le cose vadano così bene.
Il nostro è un problema di capacità di soffrire. Chi vuole tutto e subito ha sbagliato partito. Chi pensa che prima di tutto ci siano le idee per cui siamo nati, ha trovato la sua casa.
Sbaglia chi pensa che la nostra questione principale sia legata alle persone.
Alcune vanno cambiate, per carità, ma non sta lì la soluzione. Che, caso mai, starebbe nel ricambio al vertice, se problema di persone c’è.
Noi dobbiamo puntare a rafforzarci nel territorio, e le amministrative
stanno lì a dimostrare che dove ci sono state candidature credibili il simbolo de La Destra non è stato affatto l’ostacolo. Che anzi ha perso colpi quando l’abbiamo mischiato alle Europee o anche alle provinciali con altri simboli (quindi, il danno non l’ha fatto solo l’alleanza dell’autonomia…).

Sarà, quella dell’esecutivo una riunione di livello, spero, che servirà a indicare al partito una prospettiva politica sulla quale chiamare a confrontarsi il Comitato centrale. La data la stabiliremo in quelle due giornate, per me si può fare in qualunque giorno di luglio (ad eccezione del 25…).
Dobbiamo solo decidere se è utile a discutere o se serve a far litigare chi non cerca altro che stupide risse. Mi è capitato persino di leggere che chi ha criticato le alleanze col Pdl nel territorio, poi le ha fatte nei turni di ballottaggio…
Se saremo capaci di tracciare una linea di correttezza reciproca, sarà utile il confronto, ad esempio su come preparare il terreno per le prossime elezioni nelle 13 Regioni a statuto ordinario che andranno al voto la prossima primavera. Altrimenti è inutile rovinarsi le giornate, meglio meditare…

P.s. Chi vuole cambiare il simbolo legga lo statuto. L’articolo con le nostre generalità è il primo, e si può modificare solo al Congresso. Che si svolge ogni tre anni. Lo abbiamo deciso all’unanimità. C’era anche la base.

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REGOLE

27 giu 2009

                             la-destra1
       

di Francesco Storace

Sono grato ai membri dell’esecutivo nazionale e ai segretari regionali che hanno voluto respingere le mie dimissioni. Nel documento approvato, hanno voluto anche rinviare il Comitato centrale e fissare una riunione del gruppo dirigente per articolare una o più ipotesi da formulare al partito nella sua sede di più vasta rappresentanza dirigenziale, il Cc appunto.

Verificherò il lavoro che sarà proposto, dirò la mia, ma intanto anticipo che le regole scritte nello Statuto non vanno in pensione.
Ci sono dirigenti, o alcune persone che abusano di tale titolo, che approfittano della rete per insultare e/o dileggiare tizio, caio, il segretario nazionale, quello regionale, quello provinciale e via discorrendo.
Tutto questo è sleale. Si tratta di un manipolo di soggetti facili da individuare, verso i quali intendo applicare senza indugio il primo articolo dello Statuto che afferma tra l’altro che “l’iscritto al movimento ha il dovere della lealtà”.

E’ mia intenzione discutere con il presidente del partito il tema di quegli iscritti incompatibili che continueranno a mettere in pratica azioni di slealtà verso il Movimento e, a loro tutela, potranno ricorrere all’articolo 4: “La deliberazione di incompatibilità dell’iscritto è adottata dal segretario nazionale del Movimento d’intesa con il Presidente ed è appellabile entro venti giorni esclusivamente presso il Comitato etico che decide insindacabilmente”.

L’articolo 21, sulle tutele, è ancora più preciso: “Gli eletti nelle cariche ed i componenti degli organi di direzione non possono essere rimossi prima della scadenza del mandato se non per comprovati motivi di assoluta incompatibilità con i principi e l’etica del movimento. La delibera è adottata dal Segretario Nazionale d’intesa il Presidente Nazionale, fatto sempre salvo il ricorso al Comitato Etico”.

E’ una previsione che riguarda tutti gli iscritti, fondatori inclusi, decisa dallo Statuto approvato all’unanimità dal Congresso nazionale del Movimento.
Terminata la fase delle assemblee regionali – 10 luglio 2009 – intendo verificare ciascuna struttura provinciale e regionale, sulla base delle relazioni che riceverò dai nostri rappresentanti delegati alla convocazione delle riunioni.

Sicuramente occorre prevedere il regolamento per l’elezione dei segretari regionali, previsto dall’articolo 10 dello Statuto. Saranno da me convocati, d’intesa col presidente – e sulla base del regolamento che il Comitato centrale dovrà elaborare e approvare – laddove sarà pronta la struttura organizzativa. Non a caso, la norma statutaria prevede la convocazione “del” congresso regionale e non “dei” congressi regionali, proprio perché è impensabile che un partito con due anni di vita possa essere già pronto ovunque all’appuntamento.
Del resto, l’articolo 14 dello Statuto afferma che “nel caso di impedimento o di revoca per gravissime inadempienze organizzative e funzionali (…)” il segretario del partito provvede “alla nomina di commissari, sentiti rispettivamente il Presidente del Partito ed i Segretari Regionali competenti”. Questa norma è chiara: i segretari regionali sono parte importante del processo di vigilanza sulle attività federali. E l’esempio è immediato: è sicuramente gravissima inadempienza rifiutarsi di partecipare a riunioni convocate per discutere come gruppo dirigente. E nei casi di specie, procederò a norma di Statuto.

Il Congresso del partito, articolo 11, si celebra ogni tre anni. L’ultimo si è svolto nel novembre 2008.

Questa nota vale per chi gioca al massacro.
Per chi ha a cuore la politica vale il post di ieri. Poi ciascuno di noi, me compreso, deciderà che fare da grande.
Chi non ha capito l’importanza del rispetto fra noi, non può stare nella stessa nostra casa. Ce ne sono altre. Molto più comode.

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LETTERA AL PARTITO

26 giu 2009

  34[1] da Francesco Storace.
 

                                                                      Ai segretari regionali de La Destra
                                                     e p.c.          membri esecutivo politico

Carissimi,
come sapete con l’ordine del giorno allegato, l’esecutivo del partito ha respinto le mie dimissioni dalla segreteria nazionale e rinviato lo svolgimento del Comitato centrale.
La decisione è stata presa unanimemente e per consentire al gruppo dirigente una riflessione più meditata sulla situazione del partito e offrire alla prima riunione del Cc una proposta articolata per una discussione seria e non emotiva sul nostro futuro.
A voi tutti è stato conferito un mandato: convocare entro il prossimo 10 luglio 2009 le proprie assemblee dei quadri dirigenti, per poi relazionare al segretario e all’esecutivo del partito in merito alle istanze che emergono dal territorio di competenza e alla situazione politica locale.
Vi affido alcune mie riflessioni, frutto anche della discussione emersa in seno all’esecutivo, in modo da offrire una traccia, assolutamente personale, sul mio pensiero e anche perché mi aspetto rapide convocazione e documenti utili con il vostro contributo per l’azione politica futura de La Destra.
Ovviamente, vi invito a mandare questa mia lettera ai quadri che convocherete e vi prego di informarmi sulle determinazioni di ciascuno di voi rispetto all’incarico ricoperto, perché abbiamo bisogno del massimo impegno sul territorio.
Parimenti, mi aspetto la segnalazione di quanti non riterranno di discutere, perché questo è il momento di parlare del partito e di rimetterlo in condizione di ripartire.
Cessata la fase elettorale, non intendo continuare ad operare assistendo a discussioni francamente oziose sulle qualità dei dirigenti territoriali. Ora dobbiamo superare la fase complessa che attraversiamo, ed è mio dovere garantire che tutti remino nella stessa direzione.
E’ mia intenzione procedere alla riformulazione dell’organigramma del partito, che deve necessariamente riguardare centro e periferia, in un rapporto di assoluta lealtà fra tutti noi.
Grazie a tutti per la collaborazione.

                                                                                        Francesco Storace

 
Ci sono momenti nella vita in cui bisogna avere coraggio. Credo di averlo dimostrato in più occasioni. Penso a quando mi candidai alle regionali del Lazio nel 2000. C’era la fuga, la paura della brutta figura, condita dall’”augurio” del mio capo di allora: “Almeno facci fare bella figura”, mi disse Gianfranco Fini dopo aver ottenuto il sospirato e contrastato sì di Berlusconi alla mia candidatura.
Credo di aver dimostrato coraggio quando un manipolo di magistrati si era messo in testa che fossi a capo di una banda di spioni, per un reato da cui fui prosciolto dopo sette mesi….. eppure bastò un articolo di giornale per convincermi, anche se non ero parlamentare, pur rischiando l’arresto, a dimettermi da ministro: la dignità valeva più di una poltrona.
Coraggio, credo, anche nel decidere di andare controvento con la fondazione e la costruzione de La Destra, in un’Italia ossessionata dalla Silviomania.
Prove durissime, tre mesi dopo la nostra costituente le elezioni politiche; poi il congresso con l’incredibile e sciagurato voltafaccia di chi avevamo candidato a premier; poi le regionali anticipate in Abruzzo; le regionali anticipate in Sardegna e, condimento finale, la legge elettorale europea alla vigilia delle elezioni. Roba da uccidere un toro…

Non ci è mancata la voglia di combattere. Il coraggio, appunto…non avevamo letto George Bernard Shaw: “Questo è tutto il segreto per lottare con successo: metti in svantaggio il tuo nemico e non combattere mai con lui ad armi pari per nessun motivo”.
Ecco perché ora si tratta di ragionare, più con la testa che con il cuore.
Quest’Italia senza etica non ci appartiene. Facciamo politica o sentimento?
Le nostre idee devono sopravvivere sotto un’icona da adorare o penetrare nella società?
Sono alcune delle domande che pongo al partito, alla sua dirigenza, alla sua militanza e in primis ai fondatori che sono rimasti con noi e che assieme a me iniziarono questa avventura il 26 luglio del 2007. E credo che nella nostra piccola storia nessuno possa togliermi il merito di averci provato.

Dobbiamo dedicarci alla costruzione di un’Italia senza ricatti, senza ricattatori, senza ricattati. E La Destra, se non ci attrezziamo, rischia di essere insufficiente allo scopo. Non deve chiudere i battenti, è e resta una comunità di uomini liberi e spero un po’ più responsabili da ora in avanti, ma deve fungere alla trasmissione di valori prima ancora che alla raccolta di scarsi consensi elettorali.
Dobbiamo costruire un’area ampia e non serve fantasticare di identitarismi ancora più anacronistici se hanno fallito in tutti questi anni; e lo dico con rispetto per chiunque ci ha provato, anche se non colgo lo stesso sentimento nei miei e nei nostri confronti. L’Italia non ne vuole sapere e prima che la nostra Patria vada definitivamente a rotoli dobbiamo saperci organizzare.

Le notizie di questi giorni fanno un po’ d’impressione.
L’Italia “nuova” deprime un po’. Noi non siamo stati eletti in Parlamento europeo e questo può succedere in presenza di leggi elettorali infami. Ormai ci siamo abituati.
Ma dovrebbero provocare scandalo, sconcerto, fatti che invece sembrano scivolare come se nulla fosse.
Mastella e De Mita rappresenteranno l’Italia al Parlamento europeo. E anche il meno conosciuto – ma non migliore – Vito Bonsignore.
Si dice che il Pdl sia la destra italiana. A parte De Mita, eletto con l’Udc, non mi sembra un gran segnale di novità che certe facce siano ancora in circolazione. Ormai, sotto il mantello di Berlusconi può succedere di tutto.
Del resto, hanno riportato Dini al Senato e tutti zitti. Giannantonio Stella tace, la casta non c’è più.
Zitti, tutti zitti. Il moralismo è in pensione, la moralità una parolaccia.
Una domanda: come si butta giù questo muro dell’indifferenza? Chiudendoci a riccio o abbattendo gli ostacoli che ci impediscono di andare a protestare dentro le istituzioni?
Io non ci voglio stare.
Questa Italia la voglio cambiare. Il Pdl la sta snaturando.

C’e’ bisogno di un blocco sociale e nazionale che indichi degli obiettivi di lotta politica sgombro dai richiami ideologici e piu’ attento alle dimensioni territoriali. C’è bisogno di un’idea di Nazione che sappia esaltare assieme l’autorevolezza dello Stato – che oggi è ai minimi termini – al valore di rappresentanza di autonomie che oggi somigliano sempre più a sultanati locali.
Ognuno di noi dovrà farlo nella sua regione, come io farò nel Lazio.
Chiamando a raccolta tutti, ovviamente. Tutti quelli che accetteranno una gerarchia di valori e di battaglie sociali che identificheranno programmaticamente e comunemente i soggetti politici che aderiranno.
Se non si fa questo, voglio capire come si risponde alla domanda decisiva, dopo questi due anni di autentica guerra contro di noi. Qual è l’obiettivo per cui siamo disposti a spendere i prossimi dieci anni della nostra vita (sapendo che per alcuni sarebbero dieci mesi e per altri dieci giorni…)?

Sta qui il quesito principale. Due anni fa nascemmo come la forza che sosteneva Silvio Berlusconi contro Gianfranco Fini. Sarebbe curioso trasformarsi nella forza che attende la fine di Berlusconi per tornare a fare politica. Anche perché, pure se questa fosse la nostra volontà, non saremmo noi a determinarla.

C’e’ chi dice: uniamo tutta l’area alla destra del Pdl. Ovvero, unificare La Destra, Fiamma tricolore, Forza Nuova. E’ la soluzione apparentemente più comoda, quella dell’istinto di sopravvivenza. Salvo poi rendersi conto dopo pochi mesi che quel 3-4% potenziale perderebbe inevitabilmente pezzi perché nascerebbe subito qualcos’altro immediatamente alla nostra destra… Non è difficile immaginarlo se conosciamo bene questo mondo.
Lo spettacolo vissuto dalle tre liste divise alle europee non ci è piaciuto: sarebbe stato ancora peggiore vedere le tre liste unite perdere pezzi in favore di un altro “nuovo”  soggetto manovrato da chi non vuole che cresciamo.
Con la somma degli zero virgola non si va da nessuna parte. E credo che si debba avere il coraggio di ammettere una cosa: non esiste più l’area del voto ex-missino. La diaspora ha colpito anche quella comunità tradita da generazioni rampanti che hanno fatto prevalere l’opportunismo alle opportunità.

Siamo sicuri, del resto, che la proposizione di un asse ideologico avrebbe cittadinanza politica e fascino elettorale in questo Paese in cui, mentre si perdono centinaia di migliaia di posti di lavoro ogni tre mesi, la maggioranza tenta di nascondere le giovinette che vanno a letto con il presidente del consiglio e l’opposizione sguinzaglia i propri 007 per snidarle?
Ha detto recentemente Luca Romagnoli: “Costruire insieme un unico partito sociale: il tempo è arrivato. Incontriamoci – dice – rinunciamo, se necessario ai simboli, eliminiamo qualche ‘neo’ che rischia di ghettizzarci, rinunciamo (se c’è) a chi professa la fede con simboliche esternazioni e a chi non ha capito che siamo nel giugno del 2009. Tentiamo di salvare un progetto alternativo”.
Anche lui afferma che “è già qualcosa se si prendono le mosse dalla necessità di non disperdere in tre rivoli l’elettorato almeno di quanti non vogliono accettare la minestra pidiellina o quella, in apparenza alternativa, dell’antinazionale Lega, sulla quale abbiamo il vantaggio di poter dire che non siamo supini ai capricci del principe”.
Siamo certi che tutto questo basta?

Si dice: la base vuole….. dov’è questa mitica base che non esita a votare liste in cui compare perfino uno come Clemente Mastella e non prende a pomodori in faccia chi lo ha fatto rieleggere? Quanti accettano di essere semplici iscritti senza pretendere di essere dirigenti di qualcosa? E’ facile essere coraggiosi a distanza di sicurezza…, scriveva Esopo nel VI secolo avanti Cristo…
La prima cosa da combattere e da abbattere è senz’altro il poltronismo. La politica è diventata il regno delle persone peggiori: leccaculo, gente che non vuole lavorare, raccomandati, figli di politici, gente che compra i voti… l’Italia peggiore si è trasferita in politica. Questo bisogna combattere. Ma c’è questo spazio, in questa Italia?

Altri propongono la deideologizzazione totale dell’area che vogliamo rappresentare, per allearci con chi ci sta. E’ una proposta un po’ frettolosa, direi, e in fondo molto, ma molto azzardata. Non è la strada della deideologizzazione quella che ha compiuto Fini con An e il Pdl?
Certo, sarebbe una strada differente la nostra, se non altro perché condotta in un universo senza padroni e senza abiure della nostra memoria. Ma se qualcuno mi dovesse chiedere di scimmiottare la Lega con una analoga del sud, col partito del mezzogiorno, per quello che mi riguarda la risposta sarebbe un no irrevocabile.
Temo la disgregazione dell’Italia, figuriamoci se intendo lavorare ad ulteriori divisioni della nazione. Se le autonomie hanno in testa l’interesse nazionale è una cosa; se si lavora solo per pezzi d’Italia la partita non mi appassiona. L’autonomia è politica, culturale prima ancora che territoriale.
E la può garantire la persistenza in vita di una Destra che detti linee di pensiero unitarie per le competizioni elettorali del futuro, che resti come laboratorio di idee per il Paese.

Parliamoci con molta chiarezza. La strada dinanzi a noi è molto più dura rispetto a quella che avevamo immaginato.
Lo stesso termine Destra è abusato nel linguaggio politico e questo succede anche perché non c’è rispetto della verità. Si fa sentire ancora l’egemonia culturale di certa sinistra, la guerra delle parole è ancora da vincere se il governo Berlusconi è chiamato di destra e a noi fa una rabbia visto che parliamo di un premier che al massimo si esercita in uno sgabuzzino antistante la moderna sala del Mappamondo; se Maroni è considerato un ministro di destra perché rovescia i barconi che portano qui appena il 6% degli immigrati; se Di Pietro e’ considerato di destra perché scuote le manette.

Ci sono tre destre identitarie, ma ci sono tre destre percepite
“Non so bene dov’è la sinistra e dov’è la destra. Quello che realmente mi interessa è che le persone siano serie. Viviamo in un manicomio globalizzato”, lo ha detto Fidel Castro…
Anche unendoci solamente a Fiamma tricolore e a Forza nuova la strada non sarebbe più facile.
Avremo comunque meno spazi mediatici.
Avremo comunque meno quattrini per farci conoscere.
Avremo comunque più sbarramenti elettorali da dover contrastare.
Sarebbe più difficile mandare messaggi al Paese.

La stessa alleanza europea – votata in comitato centrale da tutti, anche da quelli che adesso ci ripensano – è stata necessaria per tentare di spezzare il muro che ci bloccava. Abbiamo cercato uomini coraggiosi, e non si può negarlo a Raffaele Lombardo.
Ha avuto più coraggio di chi si è ritirato alla vigilia della presentazione di un simbolo pasticciato con la scusa di un millimetro in più o in meno e adesso resta anche lui senza niente in mano…
Ma non dimentichiamo mai che Lombardo non ci ha chiesto abiure, non l’abbiamo visto sperticarsi il 25 aprile, ci ha rispettato e se non abbiamo preso preferenze e’ stata solo colpa nostra, non sua.

Dunque, che fare? Vorrei dare a La Destra una prospettiva più stabile e seria per i prossimi anni, quando si tornerà a votare per le politiche e capace di alleanze condivise.
Ci aspettano tornate amministrative prima del 2013, dobbiamo puntare tutto sul territorio. Non potevamo farlo in presenza delle europee, vorrei dire ai soloni abituati a spiegarci ogni giorno che cos’è la politica. Sarebbe stata una fuga…

Occorre rispondere al degrado sociale e morale che vede sfasciarsi le famiglie con troppa facilità, ma sono stato costretto finora a occuparmi di un territorio in cui prevalevano – sembra incredibile – i personalismi  e le satrapie locali; si è voluta autonomia totale e si sono viste alleanze sconclusionate nel territorio, il come mi pare è stata la regola.
Si è preferito litigare sul segretario regionale eletto o nominato anzichè concentrare l’attenzione di tutti su lavoro e immigrazione, su sicurezza e banche, su impresa e scuola. Per fare uno splendido corteo a Napoli ho dovuto praticamente violentare un partito.

In queste settimane di giusta riflessione pensiamoci bene. Pensiamo al motivo perché abbiamo aderito a La Destra e su che cosa ci aspettiamo da un movimento così. Chiediamoci con sincerità qual è la strada che riteniamo di dover percorrere e a costo di quali sacrifici. E’ la domanda iniziale che torna nella mia testa: per che cosa siamo disposti a sacrificare altri anni della nostra vita…
Con una preghiera: chi parla, non parli dei quattrini che ha speso. Lo abbiamo fatto tutti, qualcuno anche per centinaia di migliaia di euro, non è un valido motivo per rivendicare meriti. Ci mancherebbe altro…
Magari, spendiamoli meglio. Per convincere decine di milioni di italiani a tornare a votare e a votare per noi. Non lo si fa con le chiacchiere.
Grazie a tutti per questi due anni meravigliosi.
Ricominciamo a volerci bene. Come all’inizio di questa avventura.

DOCUMENTO ESECUTIVO POLITICO riunione-del-24-giugno-2009

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