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PROCESSO LUNGO
A proposito di processo breve, vorrei sapere se è uno scandalo o no che per giudicare se un editoriale di prima pagina fu diffamatorio o no, il relativo processo debba celebrarsi tre anni e mezzo dopo. Non è una vergogna che si debba aspettare così a lungo?
Nel marzo 2006 mi dimisi da ministro. Non avevo ricevuto neppure un avviso di garanzia, eppure mi trovai sbattuto in prima pagina come a capo di una banda di spioni. Da quell’accusa non sono mai stato chiamato a rispondere in nessun tribunale.
Eppure, il giorno delle mie dimissioni il più pesante fu Marcello Sorgi che, in un editoriale su La Stampa di Torino, non esitò a scrivere che avevo ordinato di intercettare Alessandra Mussolini e Piero Marrazzo (e per fortuna non abitavo vicino via Gradoli). Mi dimisi per non barricarmi a palazzo, ma per Sorgi ero una specie di 007.
Per giudicare sulla mia querela per quell’articolo diffamatorio oggi, 1400 giorni dopo, si è aperto il processo a Torino.
E’ giustizia questa?
LA PUNTATA DI ANNOZERO
Vi proponiamo oggi la puntata di Annozero (CLICCA SULLA FOTO SOPRA) andata in onda ieri sera su Rai Due. In studio, insieme a me, due direttori di quotidiani, Belpietro (Giornale) e Polito (Riformista), la giovane esponente del Pd Serracchiani, il transgender Kristal, portavoce della comunità transessuale di Padova e il solito Travaglio.
Tema della trasmissione il caso Marrazzo, anche se poi il dibattito è scivolato sul presidente del Consiglio, Berlusconi.
“Ricatti” era il titolo della discussione proposta da Michele Santoro.
Una serata che ha raccolto molti spunti interessanti su una vicenda che, a mio parere, l’ormai ex presidente della Regione Lazio avrebbe dovuto denunciare il giorno dopo il tentativo di estorsione tentato dai quattro carabinieri arrestati.
Ottimi gli ascolti, oltre sei milioni di telespettatori con il 24,53 per cento di share, più di Rai Uno… decisamente non male.
SCHEDA RAI: ANNOZERO; PER SANTORO È ANCORA BOOM ASCOLTI
(ANSA) – ROMA, 30 OTT – Michele Santoro incassa un nuovo brillante risultato: Annozero – nella puntata di ieri dedicata al caso Marrazzo – è stato seguito da 6.125.216 telespettatori con il 24,53% di share.
Una stagione, questa, caratterizzata da polemiche ma soprattutto da ascolti record. La media complessiva è del 23,31% con 5.827.391.
La puntata sul governatore del Lazio, dal titolo ‘Ricatti’, si aggiudica il secondo posto nella classifica delle migliori performance dell’anno in corso.
La prima è stata quella andata in onda il primo ottobre, ‘No Giampi no party’, sullo scandalo delle escort che ha coinvolto il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
Ecco la classifica, in termini di ascolti e di share, delle prime sei puntate di Annozero. 1) No Giampy no party – 1/10/2009 – 28,92% 7.338.021 2) Ricatti 29/10/2009 – 24,53% 6.125.216 3) Verità Nascoste 8/10/2009 – 23,32% 5.844.000 4) Farabutti 24/09/2009 – 22,88% 5.592.270 5) Io sono l’eletto 15/10/2009 – 21,34% 5.265.837 6) Il posto fesso 22/10/2009 – 18,90% 4.799.000.
NAZIONE E LAVORO
L’approvazione a larghissima maggioranza del bilancio del partito, della mia relazione politica e dell’organigramma ci consentono finalmente di aggiustare la mira e far partire un’offerta di politica seria al Paese. Lo stesso dissenso del 3 per cento dei componenti del comitato centrale è comunque positivo, perché segna una discussione che non ha avuto incertezze e una volontà comune di partecipare alla costruzione di un progetto politico utile all’Italia.
Il partito si riorganizza con una grande campagna per il tesseramento che avrà il suo inizio formale il 31 ottobre, con appuntamenti organizzati dalle federazioni in tutta Italia per incentivare le adesioni a La Destra. La tessera avrà validità biennale, il costo sarà di appena 20 euro, di cui 15 saranno trasferiti alla struttura territoriale. L’appello ai segreteri provinciali e regionali – che riunirò poi nella prima settimana di dicembre - è a concentrarsi in maniera decisa su questa scadenza: se ogni provincia riuscisse a iscrivere mille persone, raggiungeremmo l’obiettivo di centoventimila iscritti. Non è un traguardo impossibile, se si lavora con metodo. E ne raccoglieremmo i frutti a primavera con candidati, rappresentanti di lista e sottoscrittori per le firme che serviranno a presentarci alle regionali e alle amministrative.
Presentiamoci fin da ora ai cittadini come il partito della nazione e del lavoro, che abbiamo impresso nelle nuove tessere. E lo faremo, proprio il 31 ottobre, quando ricorderemo un grande pensatore come Beppe Niccolai di cui in quella giornata cadrà il ventennale della scomparsa.
Saremo il partito dell’identità sociale, che delineeremo nei suoi contenuti il 7 e 8 novembre nella conferenza programmatica che terremo ad Orvieto, dove chiederemo a tutti un contributo di idee per realizzare il messaggio che una forza di destra deve saper lanciare all’Italia. C’è un mondo di idee antiche e nostre che è troppo sparpagliato: occorre che sia capace di unirsi verso l’avvenire e La Destra ambisce a diventarne la casa comune senza pregiudizi ma sapendo che la nostra politica deve essere proiettata in avanti e non indietro, per un’accorta politica di alleanze nell’Italia del voto utile….
Facciamolo conoscere questo partito che deve presentarsi fiero di sè alle regionali e alle amministrative: non devono fermarci né le difficoltà economiche né quelle rappresentate da odiosi sbarramenti. Anzi: nelle zone dove la partitocrazia imperante da una parte e dall’altra erige le barriere più elevate, maggiore impegno deve esserci per il proselitismo e il tesseramento. Questo sì dipende solo da noi ed è sufficiente a far capire a tutti la nostra forza.
Entro luglio, con i nuovi iscritti avremo anche i segretari regionali eletti dalla base, un altro impegno che manteniamo come esempio di democrazia che con il tempo che scorre si afferma nella crescita del nostro movimento politico.
Ambiamo a diventare un punto di riferimento per tantissimi italiani che hanno perso la rappresentanza delle idee della destra e sono disponibili a guardare a noi solo se ci presentiamo all’uscio di casa con la pulizia che caratterizza i nostri uomini e le nostre donne, la nostra gioventù, la nostra militanza.
Andiamo a proporre loro un patto per condurre insieme battaglie di rappresentanza e di denuncia sul senso dei valori dell’uomo, sulle questioni che riguardano il lavoro a partire dall’occupazione, dalle morti bianche, dal rapporto con le banche e con l’immigrazione. Spieghiamo a tutti che cosa vogliono dire signoraggio bancario come male assoluto e partecipazione dei lavoratori agli utili e alla gestione delle aziende come salvezza per la nostra economia.
Che vuole La Destra, vi chiederanno alla proposta di una tessera in cambio di 20 euro e gli risponderete che per noi il lavoro non è un costo di produzione, ma un bene sociale che deve affermare la dignità della persona; che lo Stato sociale serve a garantire pari opportunità per tutti a prescindere dal ceto sociale e che va sviluppato secondo meritocrazia; che la nostra identità nazionale nasce dal campanile, si sviluppa nel territorio, rigenera l’unità di un popolo; che il nemico è quel potere usurario utilizzato dal sistema finanziario e che l’alternativa si chiama funzione sociale del credito e della proprietà; che abbiamo un profondo senso dell’autonomia – che è libertà – in senso morale, culturale, politico, territoriale.
Questa è La Destra. Sta a noi spingerla verso la vittoria. E Nazione e Lavoro diventeranno un valore per un’intera comunità di buoni italiani.
FANTASMI E AVVOLTOI
In Italia si vendono – dicono le statistiche – circa sei milioni di copie di quotidiani. Se, in nome della semplificazione e per risparmiare contributi pubblici, si approvasse una norma che prevedesse ad esempio che in edicola possono andare solo i quotidiani che superano il 4% del venduto, 240mila copie, probabilmente Il Tempo non lo troveremmo più. E il pluralismo perderebbe una voce preziosa.
Lo scrivo dopo aver letto l’articolo di Fabrizio Dell’Orefice, che denuncia i partiti fantasma che percepiscono rimborsi elettorali. E si lamenta che La Destra e la Fiamma Tricolore, nella lista che formarono alle elezioni politiche del 2008, con il 2,4% dei voti – in copie di giornali 144.000, in voti quasi un milione… – percepiscono un milione di euro l’anno come rimborso delle spese sostenute e i creditori alle calcagna.
Nulla da dire: è vero. Non essere in Parlamento solo per la legge elettorale e non per non aver preso più voti di forze politiche che in Parlamento ci stanno, è sufficiente per l’offensiva definizione di fantasmi rivolta verso chi rappresenta una comunità i cui vertici hanno rinunciato ad appetitose carriere ministeriali nel nome della coerenza?
Invito Il Tempo a fare uno sforzo in più e magari potrà informare i suoi elettori con maggiore approfondimento della truffa vera che non denuncia, e che riguarda i partiti che se non si possono definire fantasmi, ben meritano l’appellativo di avvoltoi.
Per le elezioni europee sono stati stanziati una cinquantina di milioni di euro l’anno per cinque anni – una torta di duecentocinquanta milioni di euro, 500 miliardi delle vecchie lire – corrispondenti ad un euro ad elettore. Su 50 milioni di aventi diritto al voto, si sono recati alle urne in 32 milioni.
Primo dato: non si sono ridotti a 32 i 50 milioni di euro stanziati annualmente.
Hanno intascato i rimborsi per la campagna elettorale i partiti che hanno superato il 4% dei voti validi, come se quelli che non l’hanno superato non avessero speso soldi.
Secondo dato conseguente: la torta dei 50 milioni annui è stata spartita tra le forze politiche che hanno totalizzato circa 25 milioni di voti, dal Pdl alla Lega, dal Pd all’Italia dei Valori all’Udc. Ovvero, con la metà dei voti hanno intascato il doppio.
E così, il Pdl anziché beneficiare di dieci milioni di euro corrispondenti agli elettori che l’hanno votato, porta in cassa il 35% dei 50 stanziati, ovvero 17,5 milioni. Il Pd ne sgraffigna 13 milioni anziché 8.
E potrei continuare con gli altri ammessi al riparto.
Se si moltiplica per cinque anni ognuna delle cifre, si capisce bene a quanto ammonta il bottino.
Un po’ di coraggio, dunque, disturbate il manovratore e convincetelo a lasciare nelle casse dello Stato quello a cui non hanno diritto. Tremonti si ritroverebbe 25 milioni di euro l’anno in più. Anche se ai partiti ne dovessero toccare 25 in meno.
OGGI IN DIRETTA SU LA7, ORE 7,50
Questa mattina, a partire dalle ore 7,50, parteciperò su La7 alla trasmissione Omnibus.
Si parlerà di economia e politica, prendendo spunto dal recente provvedimento sullo scudo fiscale e dalle dichiarazioni rilasciate oggi al Corsera dal repubblicano Giorgio La Malfa, che tra l’altro sarà ospite in studio.
Al centro del dibattito, in particolare, ci sarà l’attacco della maggioranza alla sinistra delle élite e dei salotti, con l’opposizione che invece denuncia la politica dei condoni e dei colpi di spugna del governo.
Interverrano anche il sottosegretario alla Difesa, Guido Crosetto, il deputato Pd Roberto Giachetti, il giornalista Andrea Colombo (”L’Altro”) e Bruno Tinti, ex magistrato e collaboratore de Il Fatto Quotidiano.
Conduce Gaia Tortora.
Venerdì 25 settembre 2009
La7
Omnibus
Ore 7,45 – 9,15
Diretta
COLPO DI TESTA
>>> CLICCA SULLA FOTO <<<
Quando parla Bossi, si dice che parla ai suoi tifosi. Ora, che a parlare è stato Brunetta, si dirà che anche lui ha una curva che attende di invocarlo.
Vorremmo ministri che invece parlino al Paese, che lo rassicurino, che non creino ansia.
E invece sparano ad alzo zero.
Parliamoci chiaro, non tutto quello che ha detto Brunetta a Cortina e che oggi campeggia su giornali e tv, è sballato. Può darsi che ci siano in movimento poteri altri rispetto al governo che si stiano muovendo per ribaltare la sovranità popolare.
E’ una storia che ciclicamente si ripete in Italia. Ma un ministro deve stare attento a contenuti e forma.
La forma oggettivamente è stata abbastanza discutibile: le immagini televisive sono eloquenti, quel tipo di esibizione ce l’aspettiamo più da Beppe Grillo che da un membro del governo della Repubblica.
Il contenuto è ancora più discutibile, almeno dal punto di vista politico.
A nessuno di noi piace questa sinistra italiana e non versiamo affatto lacrime se resta all’opposizione ancora un po’ e del resto anche nei servizi tg registrano polemiche tutto sommato scontate. Ma se un ministro parla di colpo di Stato, ci allarma.
Sono appena state sopite le polemiche violentissime nel centrodestra tra Berlusconi e Fini, tra Fini e Bossi e via discorrendo. Il terrore di Kabul ha richiamato tutti (quasi) alla realtà di una tragedia immane, di fronte alla quale la diatriba doveva cessare.
Ma ci chiediamo: una maggioranza parlamentare così larga che cosa ha da temere all’esterno di sé? Chi potrà mai sovvertire il verdetto delle urne se non ci saranno sabotatori interni alla coalizione di governo?
Se la domanda è sensata, dopo la sparata di Brunetta, c’è da chiedersi se si punti alla luna o più semplicemente al dito. Sembra che nella maggioranza regni una paura fottuta di quinte colonne.
E’ abbastanza deprimente, dopo aver spacciata come moneta buona la semplificazione della politica a suon di sbarramenti elettorali che ora vogliono replicare anche in regioni, province e comuni. Si diano una calmata e governino, perché questo è il mandato che hanno ricevuto dal popolo sovrano. Noi li avevamo avvisati: un colpo di testa non cancella la verità. Un patto forzoso non garantisce lealtà.



















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