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OGGI A “OMNIBUS” PARLO DI IDENTITA’ POLITICA

5 feb 2010

                 omnibus-la7

L’identità dei partiti e le prossime elezioni Regionali. E’ il tema che affronterò oggi a “Omnibus”, su La7, in diretta a partire dalle ore 7,45 (e fino alle 9,15).
Il dibattito prenderà spunto dal sondaggio Ipsos pubblicato nei giorni scorsi dal Sole 24 Ore, dove emerge che “il bipolarismo italiano tiene, ma le forze di centro si confermano ago della bilancia, anche se non mostrano segnali di crescita” e soprattutto che è “in aumento la quota degli incerti, che raggiunge il 35 per cento”.
Gli altri ospiti della puntata saranno Beatrice Lorenzin, deputata Pdl e portavoce del comitato elettorale della candidata alla presidenza della Regione Lazio Renata Polverini, Massimo Bordin, direttore di Radio Radicale, Roberto Alagna, Rete delle liste civiche. Poi, da Milano, interverranno Alessandro Amadori, fondatore e amministratore delegato di Coesis Research, istituto di sondaggi demoscopici e ricerche di mercato di Milano e l’esponente del Partito democratico Giuseppe Civati.
Conduce Luisella Costamagna.

Sabato 6 febbraio 2010
La7
Omnibus
Diretta dalle ore 7,45
Conduce Luisella Costamagna

ESECUTIVO LA DESTRA APPROVA INTESA CON PDL ALLE REGIONALI

18 nov 2009

                             la destra

Si è svolto oggi, presso la sede della direzione nazionale de La Destra, a Roma, in via Luisa di Savoia 16, l’esecutivo politico del partito.

L’esecutivo de La Destra approva l’intesa con il centrodestra per sottrarre alla sinistra le amministrazioni territoriali nelle elezioni regionali ed amministrative della prossima primavera;
manifesta orgoglio per aver saputo dimostrare la forza e la coerenza del Movimento, legate innanzitutto all’identità rappresentata dal proprio simbolo;
convoca a Roma per il prossimo 13 dicembre l’assemblea generale dei segretari regionali e provinciali per l’esame delle liste elettorali e del tesseramento;
invita le strutture alla massima mobilitazione per l’organizzazione della grande manifestazione popolare che si terrà il prossimo 13 febbraio a Napoli per rilanciare una piattaforma sociale al servizio della Nazione

ISLAM A SCUOLA…

18 ott 2009

       islam a scuola

Ecco, ci mancava anche questa, l’Islam a scuola.
A me piacerebbe sapere perché parte di quelli che governano questo sventurato Paese godano a mettere in discussione la nostra tradizione, la nostra cultura, la nostra appartenenza.
Sui giornali di oggi campeggia una polemica di cui non si sentiva davvero il bisogno. L’ha tirata fuori Adolfo Urso, che ha proposto di introdurre nelle scuole l’ora di religione islamica. Una specie di versione post-finiana dell’ora di Corano.

Ma è questo il motivo per cui siete andati al governo?, verrebbe da chiedere a costoro. Questo nostra Italia vede sempre più svanire ogni traccia di sentimento nazionale, da una parte Bossi con gli attacchi all’inno e la pretesa di confino degli insegnanti del sud, dall’altra Fini con il sogno di una società multiculturale.

Noi, La Destra – possiamo dirlo: l’unica destra rimasta in campo – non ci stiamo. E suggeriamo a tutti di far rientrare nella mente di chi avanza certe proposte il dubbio che si possano discutere. Non c’è bisogno di regalare armi alla sinistra motivando l’astensione di chi pensava che la destra (?) al governo facesse altre cose.
Ovviamente una proposta del genere fa piacere all’Ucoii, ma è difficile trovare qualche italiano dotato di buon senso disponibile ad avallarla. Il multiculturalismo lasciamolo a chi l’ha inseguito per decenni sfilando con le bandiere rosse.
Noi continuiamo a indignarci se si mette in discussione il Crocefisso a scuola e negli ospedali.

UNA ROAD MAP PER L’IDENTITA’ SOCIALE

27 ago 2009

                  road

Finiscono le ferie, riprende l’attività politica. E’ l’anno in cui La Destra si gioca davvero tutto e dobbiamo marcare la nostra posizione in maniera concreta.
Basta con gli astratti e fumosi disegni veteroideologici, ma affermazione di una cultura identitaria e sociale che punti a dare rappresentanza all’Italia che soffre, a delineare il tratto di un’Italia etica che non ci rassegniamo a vedere smarrita.
C’e’ molto da lavorare e c’è da lavorare per molti se tutti faranno il loro dovere senza perdersi dietro a personalismi senza senso. La barca va condotta in un’unica direzione, ormai conosciamo pregi e difetti di una organizzazione che va fatta crescere con la cura che si ha per un figlio, dobbiamo parlare più al Paese che a noi stessi.

Dalla seconda settimana di settembre parte un percorso caratterizzato da una vera e propria road map per l’identità sociale che ci deve vedere tutti pronti alla bella battaglia, a partire dai dirigenti inclusi nell’organigramma nazionale e dalle strutture periferiche.
In queste ore stiamo concordando con i capi degli otto dipartimenti del partito – Esposito, Agostinacchio, Tilgher, Mammi, Arrighi, Lonero, Razza e Cangemi – le riunioni che la prossima settimana svolgeremo per il lavoro da offrire al partito. Attiveremo con Laura Luciani il coordinamento del Consiglio nazionale delle categorie e la settimana successiva incontreremo ciascuno dei segretari regionali per le iniziative da intraprendere in vista delle regionali e delle amministrative locali.

A fine mese – dopo l’ufficio politico e l’esecutivo che riunirò -  con il Comitato centrale che sarà convocato da Teodoro Buontempo e successivamente con la Conferenza programmatica coordinata da Nello Musumeci presenteremo all’Italia la proposta de La Destra per la tutela del popolo italiano.

Ovviamente, si discuterà anche di alleanze, che dovremo imparare – in questa fase – a considerare come uno strumento utile a entrare nelle istituzioni. Con le leggi elettorali che ci sono, non c’è da andare troppo per il sottile: se vogliamo che in Italia i valori di destra vivano, dobbiamo entrare laddove si decide. E combattere in autonomia le nostre battaglie.
Prepariamoci al lavoro dunque, per una stagione di lotta politica sotto i nostri colori. La bandiera non si ammaina, ma si eleva a capitale sociale di un popolo intero.

DIMISSIONI PER IL FUTURO

12 giu 2009

            f-storace-la-destra

di Francesco Storace

Quando siamo nati l’Italia assisté alla Costituente ad una destra che voleva sostenere Berlusconi. Quanto senso ha aspettare che si tolga di mezzo?
E’ un interrogativo che mi frulla da qualche tempo nella testa e che ieri è riecheggiato nella riunione dell’esecutivo politico, dopo che è stato esplicitato da un nostro dirigente, Walter Stafoggia. E che deve essere seguito da un’altra domanda: c’è, in questa Italia senza etica, uno spazio politico per una destra che non voglia essere berlusconizzata?
In poche parole: quell’autonomia – che è libertà – che non siamo riusciti a far capire in trenta giorni di campagna elettorale, è o no un valore? E’ sufficiente la nostra semplice forza a rappresentare un disagio che  nella società è etico, morale, sociale, politico?

Attorno alle risposte a queste domande si deve articolare una riflessione seria. Le mie dimissioni, che saranno all’ordine del giorno del Comitato Centrale, devono servire a discutere per trovare la determinazione necessaria a lanciare un progetto per l’Italia.
Se non ne siamo all’altezza, è assolutamente inutile che io resti alla guida de La Destra. Il problema non è chi guida il movimento, ma il posizionamento che devono avere le nostre idee nella società nazionale. Contenuti e contenitore, dunque.

Con estrema chiarezza: dopo le Europee avremo meno quattrini, più censura, nuovi sbarramenti elettorali.
Meno quattrini perché i partiti grandi si sono spartiti anche i soldi di chi non ha superato il 4 per cento e di chi non è andato a votare. 30 milioni di voti validi, 26 milioni oltre il 4 per cento, si cuccano anche i soldi corrispondenti ai restanti 20 milioni di non votanti e ai 4 sotto soglia.
Più censura, perché fuori dalle istituzioni i media avranno più alibi per non parlare di noi.
Nuovi sbarramenti, perché i partiti più grandi spingeranno l’acceleratore anche nelle regioni e negli enti locali.

Restiamo fermi? Sventoliamo la bandiera?
An non ne aveva bisogno. Se ha cambiato strada è solo per opportunismo e sfrenata voglia di potere. Non avevano problemi di sbarramenti, ma solo il terrore di perdere voti. Noi abbiamo desiderio di rappresentanza per le nostre idee e dobbiamo ragionare attorno a un progetto che raggruppi l’Italia dei coraggiosi, dove nessuno osi farci il Dna per la nostra memoria storica.
L’Italia che non si rassegna allo sgretolamento dei valori, alla separazione tra nord e sud, alla cancellazione dell’identità culturale della Nazione, all’affossamento dell’etica.
Non abbiamo fondato un’associazione, ma un partito che ambisse a parlare alla società e a raccoglierne il consenso. Se ogni volta l’asticella è spostata in avanti, occorre ragionare sulla strada da percorrere.

E’ bello dire di essere la vera destra; salvo poi scoprire che basta aprire il Corriere della Sera e leggere che per Franceschini, e non solo per lui, la destra è Berlusconi, che è di destra il becerume leghista sull’immigrazione, che è destra il giustizialismo dipietrista, e che magari pure Ferrero è di destra per Nicky Vendola (o viceversa).

E’ insufficiente il nostro nome per raccogliere i consensi di destra, questa è la verità. Se il Comitato Centrale la penserà diversamente, mi adeguerò e seguirò disciplinatamente le indicazioni che darà il nuovo segretario del partito. Ma non mi si chieda di non prendere atto della realtà.
La stessa alleanza europea era l’unica strada da percorrere per tentare di uscire dall’angolo. Avrei preferito farla solo con Lombardo – molti sanno che non mi convincevano né Pionati né Fatuzzo, non per problemi personali, ma per cultura politica – e con Romagnoli, ma abbiamo dovuto fare la strada con chi c’è stato.

E’ un motivo per mandare tutto all’aria il fatto che non siamo riusciti a trasferire sulle Europee i voti raccolti alle amministrative e che, dati alla mano, sarebbero stati sufficienti a raggiungere il quorum?
Evidentemente non erano maturi i tempi, i processi politici non si improvvisano in trenta giorni, non c’era respiro politico ma solo cartello elettorale.

Ora dobbiamo ragionare bene sul da farsi.
Il berlusconismo, seppure non invincibile, sul fronte destro è un fiume in piena. Lo arginiamo con l’unione degli zero virgola di destra?
E’ esemplare il dato della Fiamma Tricolore e lo dico senza alcuna acrimonia: ha preso la stessa percentuale del 2004, ma questa volta era senza la concorrenza di un simbolo nel cui nome c’era scritto Mussolini, senza la fiamma di An e con la scarsa riconoscibilità del nostro, al punto che molti voti di preferenza espressi ai nostri candidati sono andati proprio al simbolo del partito di Romagnoli. Ci sono testimonianze in tutta Italia di quanto è accaduto.

Sbagliato il simbolo vuol dire sbagliata una politica? Se così fosse, visto che Romagnoli festeggia, dovremmo dire che il simbolo giusto è quello suo. Alzi la mano chi lo pensa. Io no. Se il Comitato Centrale lo pensa, mettiamo Romagnoli al mio posto e il problema è risolto. E’ più furbo, diciamo. E invece anche lui dovrebbe ragionare seriamente e lo prenda come invito a farlo una volta per tutte.

Smettiamola col vagheggiare soluzioni impolitiche, la nostra prospettiva non è né al confine dell’estrema destra, né nello stomaco del Popolo della libertà, ma sta nella costruzione di un’area autonoma capace di agonismo più che di antagonismo. Che se ne freghi della mistica fasulla del 25 aprile, ma pensi all’Italia del futuro lasciandola libera di giudicare la storia senza contorsionismi.

Dunque, dimissioni davanti al Comitato Centrale per dovere e perché c’è bisogno di pensare più in grande.
Vivacchiare con festeggiamenti per un 3 per cento in una provincia o l’altra non ha senso. Passare il tempo a sedare litigi personalistici nel territorio – persino dove la struttura scarseggia – non è il mestiere che sognavo.
Il 4 luglio di due anni fa lasciai Alleanza Nazionale e sono ancora convinto di aver fatto bene.
Fino al 4 e al 5 luglio di quest’anno abbiamo tutti il tempo necessario per riflettere. C’è da combattere una grande battaglia politica contro il degrado sociale e morale della nazione. E’ il tempo in cui le famiglie si sfasciano con troppa facilità perché manca la speranza, non c’è lavoro.
L’Italia chiede risposte di legalità, di socialità. Vuole rappresentanza per gli italiani e non solo per gli immigrati, chiede aiuto quando entra in una banca.
Ci vogliamo provare? Non voglio imporre nulla a nessuno, quello lo faceva qualcun altro. Voglio solo tentare di persuadere.

Mezzogiorno: Storace, allargamento Ue a Turchia lo danneggerà

12 mag 2009

ISCHIA (NAPOLI), 12 MAG – “Ci sono questioni che in Europa rischiano di penalizzare il Mezzogiorno, pensiamo all’allargamento alla Turchia che non è solamente una questione legata alla cultura, all’identità cristiana, è un problema di risorse per il Sud”. Così il leader de La Destra, Francesco Storace, da Ischia dove ha tenuto un incontro elettorale.
“Ci sarà un Mezzogiorno euroasiatico che sottrarrà risorse alle nostre terre. La questione legata ai rapporti più di affari che di politica con la Cina costringe le imprese a competere in maniera passiva rispetto alla concorrenza sleale che vivono i mercati dei nostri Paesi. Le questioni legate al Trattato di Lisbona, cioè la fine della sovranità nazionale degli Stati dell’Unione Europea, comporteranno un’ulteriore assenza di difesa dell’interesse della nazione. Su questa questione occorrerà alzare la voce in Europa. Lo facciamo – conclude Storace – con alleati che hanno condiviso questo nostro percorso, ed un centrodestra diverso rispetto al passato, ma similmente rispetto al passato vedrete forze di centro e forze di destra con un obiettivo comune”. (ANSA)

COMINCIANO MALE…

11 apr 2009

                               identita

Pdl a doppia identità. “Mentre il partito e il suo leader volano nei sondaggi, in periferia la vita del Popolo della Libertà stenta a decollare”. A sottolinearlo è il Corriere della Sera (articolo che vi proponiamo), che spiega: “I casi sono tanti: alcuni segnalano soprattutto due cose: difficoltà nella fusione di culture diverse (An e Forza Italia), distanza siderale della classe dirigente da un presidente che ha altro di cui occuparsi (da ultimo il terremoto in Abruzzo)”.
Ecco allora che dalla Toscana, alla Sicilia, passando per la Campania, il Pdl evidenzia preoccupanti crepe nella struttura da poco inaugurata con un Congresso storico.
In terra siciliana “si profila un’imbarazzante lotta per il simbolo, con due liste del Pdl una contro l’altra, nei quattro comuni principali”, mentre in Campania tiene banco l’ingombrante presenza del candidato De Mita. Dalla Toscana, infine, fanno sapere che “non sussitono le condizioni statutarie e politiche necessarie”. Cominiciano male…

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