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Storace all’Agenzia Ami: sull’immigrazione mantenere tradizione nostra cultura

25 ott 2009

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AGENZIA AMI – Intervista del 20 ottobre 2009

Immigrazione, Storace: la Bossi-Fini è stata sabotata dai magistrati

FANTASMI E AVVOLTOI

25 set 2009

                              avvoltoi

In Italia si vendono – dicono le statistiche – circa sei milioni di copie di quotidiani. Se, in nome della semplificazione e per risparmiare contributi pubblici, si approvasse una norma che prevedesse ad esempio che in edicola possono andare solo i quotidiani che superano il 4% del venduto, 240mila copie, probabilmente Il Tempo non lo troveremmo più. E il pluralismo perderebbe una voce preziosa.

Lo scrivo dopo aver letto l’articolo di Fabrizio Dell’Orefice, che denuncia i partiti fantasma che percepiscono rimborsi elettorali. E si lamenta che La Destra e la Fiamma Tricolore, nella lista che formarono alle elezioni politiche del 2008, con il 2,4% dei voti – in copie di giornali 144.000, in voti quasi un milione… – percepiscono un milione di euro l’anno come rimborso delle spese sostenute e i creditori alle calcagna.
Nulla da dire: è vero. Non essere in Parlamento solo per la legge elettorale e non per non aver preso più voti di forze politiche che in Parlamento ci stanno, è sufficiente per l’offensiva definizione di fantasmi rivolta verso chi rappresenta una comunità i cui vertici hanno rinunciato ad appetitose carriere ministeriali nel nome della coerenza?

Invito Il Tempo a fare uno sforzo in più e magari potrà informare i suoi elettori con maggiore approfondimento della truffa vera che non denuncia, e che riguarda i partiti che se non si possono definire fantasmi, ben meritano l’appellativo di avvoltoi.
Per le elezioni europee sono stati stanziati una cinquantina di milioni di euro l’anno per cinque anni – una torta di duecentocinquanta milioni di euro, 500 miliardi delle vecchie lire – corrispondenti ad un euro ad elettore. Su 50 milioni di aventi diritto al voto, si sono recati alle urne in 32 milioni.
Primo dato: non si sono ridotti a 32 i 50 milioni di euro stanziati annualmente.
Hanno intascato i rimborsi per la campagna elettorale i partiti che hanno superato il 4% dei voti validi, come se quelli che non l’hanno superato non avessero speso soldi.
Secondo dato conseguente: la torta dei 50 milioni annui è stata spartita tra le forze politiche che hanno totalizzato circa 25 milioni di voti, dal Pdl alla Lega, dal Pd all’Italia dei Valori all’Udc. Ovvero, con la metà dei voti hanno intascato il doppio.

E così, il Pdl anziché beneficiare di dieci milioni di euro corrispondenti agli elettori che l’hanno votato, porta in cassa il 35% dei 50 stanziati, ovvero 17,5 milioni. Il Pd ne sgraffigna 13 milioni  anziché 8.
E potrei continuare con gli altri ammessi al riparto.
Se si moltiplica per cinque anni ognuna delle cifre, si capisce bene a quanto ammonta il bottino.
Un po’ di coraggio, dunque, disturbate il manovratore e convincetelo a lasciare nelle casse dello Stato quello a cui non hanno diritto. Tremonti si ritroverebbe 25 milioni di euro l’anno in più. Anche se ai partiti ne dovessero toccare 25 in meno.

ANTITALIANI

23 set 2009

     il pd lazio sbaglia... bandiera

Nel Partito democratico si offendono se Berlusconi li definisce antitaliani. E in effetti sono bravi a suonare la grancassa principalmente nei contesti internazionali. Probabilmente il presidente del Consiglio dovrebbe avvertire il dovere della prudenza, soprattutto quando nella sua coalizione c’è un tipetto di nome Umberto e di cognome Bossi che, quanto a italianità, non ispira proprio sentimenti d’amore, diciamo.

Però certo è che il Pd ce la mette tutta per rinvigorire la tesi del premier.
Il manifesto che pubblichiamo denuncia quantomeno superficialità, è stato fatto stampare in fretta e furia dai compagni della tipografia preferita che, nella gara per arrivare primi, al verde bianco e rosso della nostra bandiera per l’omaggio ai Caduti di Kabul hanno preferito il rosso bianco e verde della bandiera ungherese…

Poi non si lamentino se si fa notare loro che, evidentemente, non c’è molta dimestichezza con i simboli della Patria in casa di chi, in fondo, ha nella sua storia il vecchio legame di cultura internazionalista prevalente rispetto all’appartenenza nazionale.
Ne hanno di strada da fare i cosiddetti democratici del Lazio per poter pronunciare senza arrossire la parola Patria. Ci stiano almeno un po’ più attenti, perché poi certe cose si notano. Guai a chi è abituato a mentire, che si scopre più facilmente quando vuole strafare. Si rischia di assomigliare a Bossi…

COLPO DI TESTA

20 set 2009

 Renato Brunetta

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Quando parla Bossi, si dice che parla ai suoi tifosi. Ora, che a parlare è stato Brunetta, si dirà che anche lui ha una curva che attende di invocarlo.
Vorremmo ministri che invece parlino al Paese, che lo rassicurino, che non creino ansia.
E invece sparano ad alzo zero.

Parliamoci chiaro, non tutto quello che ha detto Brunetta a Cortina e che oggi campeggia su giornali e tv, è sballato. Può darsi che ci siano in movimento poteri altri rispetto al governo che si stiano muovendo per ribaltare la sovranità popolare.
E’ una storia che ciclicamente si ripete in Italia. Ma un ministro deve stare attento a contenuti e forma.
La forma oggettivamente è stata abbastanza discutibile: le immagini televisive sono eloquenti, quel tipo di esibizione ce l’aspettiamo più da Beppe Grillo che da un membro del governo della Repubblica.
Il contenuto è ancora più discutibile, almeno dal punto di vista politico.

A nessuno di noi piace questa sinistra italiana e non versiamo affatto lacrime se resta all’opposizione ancora un po’ e del resto anche nei servizi tg registrano polemiche tutto sommato scontate. Ma se un ministro parla di colpo di Stato, ci allarma.
Sono appena state sopite le polemiche violentissime nel centrodestra tra Berlusconi e Fini, tra Fini e Bossi e via discorrendo. Il terrore di Kabul ha richiamato tutti (quasi) alla realtà di una tragedia immane, di fronte alla quale la diatriba doveva cessare.

Ma ci chiediamo: una maggioranza parlamentare così larga che cosa ha da temere all’esterno di sé? Chi potrà mai sovvertire il verdetto delle urne se non ci saranno sabotatori interni alla coalizione di governo?
Se la domanda è sensata, dopo la sparata di Brunetta, c’è da chiedersi se si punti alla luna o più semplicemente al dito. Sembra che nella maggioranza regni una paura fottuta di quinte colonne.

E’ abbastanza deprimente, dopo aver spacciata come moneta buona la semplificazione della politica a suon di sbarramenti elettorali che ora vogliono replicare anche in regioni, province e comuni. Si diano una calmata e governino, perché questo è il mandato che hanno ricevuto dal popolo sovrano. Noi li avevamo avvisati: un colpo di testa non cancella la verità. Un patto forzoso non garantisce lealtà.

LEGA SENZA CONTRAPPESO

17 set 2009

                                  bilancia

Oggi vi propongo l’intervista che ho rilasciato all’Opinione. Faccio il punto sulla posizione de La Destra nel panorama politico italiano, parlo dello scontro in atto tra Berlusconi e Fini, dello strapotere della Lega, del federalismo, delle regionali in programma fra qualche mese. Ho un consiglio per il Pdl, che al momento mi sembra con il fiato corto, un po’ confuso: faccia politica. La Destra? Siamo il contrappeso alla Lega di Bossi…

LEGGI l’opinione 17_09_09 – intervista a storace, pdl faccia politica

AMNESIA

16 set 2009
Immagine anteprima YouTube

La politica dell’amnesia in chi non ha più memoria è consequenziale. Ed è quello che capita a quei parlamentari che da Alleanza nazionale hanno fatto il balzo di carriera nel Popolo delle libertà. Ormai lo scontro c’è, non è nascosto, e alcune decine di deputati e senatori hanno scritto a Berlusconi su iniziativa apparente di Italo Bocchino per sollecitare un riequilibrio della coalizione di governo, troppo sbilanciata in direzione Lega.
Non hanno torto a dirlo, hanno avuto torto a subirlo.

Ricordo ancora la campagna elettorale delle elezioni politiche, quella che doveva segnare il trionfo del bipartitismo, “escludendo quelli che ci fanno litigare”. Pare di capire che litigano lo stesso.
Se la sono cercata, potremmo dire…
E’ noto che La Destra, che pure con i suoi parlamentari aveva contribuito a buttare giù il governo Prodi – nel Senato dove la maggioranza spesso la spuntava per un voto eravamo in tre – fu esclusa dalla coalizione che doveva mandare a casa la sinistra. Rifiutammo di sciogliere un partito appena nato, privilegiammo la coerenza rispetto alla comodità della poltrona che invece contagiò chi diceva di pensarla come noi.

Ma tant’è, acqua passata. Però non si dica che non si sta realizzando esattamente quello che avevamo previsto. Nel momento in cui, per veti personali legati all’addio ad Alleanza nazionale – che del resto poi si è sciolta – ci fu impedito di gareggiare ad armi pari, contro di noi si abbattè la bufera del voto utile. Risultato, i voti alla Lega furono ingrassati da copiosi consensi in uscita dal partito di Fini, i cui parlamentari oggi protestano contro Berlusconi.
A Bossi arrivarono in dote 60 deputati con l’8 per cento dei voti. Sarebbero stati almeno una ventina in meno con il nostro 2,5%. E forse di meno ancora, perché magari in coalizione non ci saremmo fermati a circa un milione di voti.

E’ inutile piangere sul latte versato, dunque; sono stati nominati e adesso protestano con chi li ha portati in Parlamento. Certo, i loro nomi li ha fatti Fini e non Berlusconi e pure parte di loro se ne è già dimenticata. Ma tutti insieme obbedirono alla cancellazione del diritto a lottare per le proprie idee, come fu negato a noi.
E adesso protestano perché le loro idee – in certi casi un po’ curiose, diciamo… – non hanno diritto di cittadinanza, sono minoritarie nel partito che hanno subito. Si accontentino dello stipendio.

p.s. il video che vi proponiamo è del novembre 2008. Sembra ieri

RIFARANNO PACE

8 set 2009

               berlusconi e fini

Sono anni, ormai, che Berlusconi e Fini litigano in autunno e fanno pace a primavera.
E l’argomento rischia di essere noioso – lo so – ma in fondo è tale perché uno fa il presidente del Consiglio e l’altro il presidente della Camera. Come fa uno che segue la politica a non occuparsene?

Come tutti sappiamo, ieri Vittorio Feltri ha sferrato un attacco come si deve – quelli che sa fare lui -  a tutta pagina contro Gianfranco Fini. Gli ha scritto che non è di destra. Mi meravigliano le nove colonne: in fondo, che Fini punti altrove lo si sa da tempo. E’ stato lui, del resto, a dire all’ultimo congresso di Alleanza nazionale che il Pdl non deve essere la destra italiana. Rispondeva a La Russa che aveva detto il contrario.
Dunque, c’è solo da chiedersi il perché di un attacco così virulento proprio adesso.

Ovviamente Berlusconi dice che con Feltri non c’entra nulla. Feltri dice – e sicuramente è vero – che lui non prende ordini da nessuno. Fatto sta che l’attacco c’è stato. Qualcuno degli ex-esponenti di An (che brutta espressione…) difende Fini, molti hanno taciuto, la realtà è che la manovra è la solita. Ridurre le pretese in autunno, saldare il conto a primavera e fare pace sull’altare delle regionali.
A meno che Berlusconi non intenda saldare il conto in un’altra maniera, mettendo il presidente della Camera in condizione di non nuocere. A breve scadenza è sufficiente candidare quelli che stavano in An alle regionali senza passare per Fini: la moneta la do io, chi passa per Monte Citorio si tolga dalla testa ogni velleità.
Più probabilmente, invece, si tratta solo di segnali: ti accontento in una o due Regioni, il resto è roba mia e della Lega. E se ci scappa qualcosa per Casini lo decido io e non lo decidi tu.
La controprova la avremo al prossimo editoriale di Feltri che festeggerà la ritrovata armonia nel Pdl. Accetto scommesse.


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