Post taggati ‘legge elettorale’

FANTASMI E AVVOLTOI

25 set 2009

                              avvoltoi

In Italia si vendono – dicono le statistiche – circa sei milioni di copie di quotidiani. Se, in nome della semplificazione e per risparmiare contributi pubblici, si approvasse una norma che prevedesse ad esempio che in edicola possono andare solo i quotidiani che superano il 4% del venduto, 240mila copie, probabilmente Il Tempo non lo troveremmo più. E il pluralismo perderebbe una voce preziosa.

Lo scrivo dopo aver letto l’articolo di Fabrizio Dell’Orefice, che denuncia i partiti fantasma che percepiscono rimborsi elettorali. E si lamenta che La Destra e la Fiamma Tricolore, nella lista che formarono alle elezioni politiche del 2008, con il 2,4% dei voti – in copie di giornali 144.000, in voti quasi un milione… – percepiscono un milione di euro l’anno come rimborso delle spese sostenute e i creditori alle calcagna.
Nulla da dire: è vero. Non essere in Parlamento solo per la legge elettorale e non per non aver preso più voti di forze politiche che in Parlamento ci stanno, è sufficiente per l’offensiva definizione di fantasmi rivolta verso chi rappresenta una comunità i cui vertici hanno rinunciato ad appetitose carriere ministeriali nel nome della coerenza?

Invito Il Tempo a fare uno sforzo in più e magari potrà informare i suoi elettori con maggiore approfondimento della truffa vera che non denuncia, e che riguarda i partiti che se non si possono definire fantasmi, ben meritano l’appellativo di avvoltoi.
Per le elezioni europee sono stati stanziati una cinquantina di milioni di euro l’anno per cinque anni – una torta di duecentocinquanta milioni di euro, 500 miliardi delle vecchie lire – corrispondenti ad un euro ad elettore. Su 50 milioni di aventi diritto al voto, si sono recati alle urne in 32 milioni.
Primo dato: non si sono ridotti a 32 i 50 milioni di euro stanziati annualmente.
Hanno intascato i rimborsi per la campagna elettorale i partiti che hanno superato il 4% dei voti validi, come se quelli che non l’hanno superato non avessero speso soldi.
Secondo dato conseguente: la torta dei 50 milioni annui è stata spartita tra le forze politiche che hanno totalizzato circa 25 milioni di voti, dal Pdl alla Lega, dal Pd all’Italia dei Valori all’Udc. Ovvero, con la metà dei voti hanno intascato il doppio.

E così, il Pdl anziché beneficiare di dieci milioni di euro corrispondenti agli elettori che l’hanno votato, porta in cassa il 35% dei 50 stanziati, ovvero 17,5 milioni. Il Pd ne sgraffigna 13 milioni  anziché 8.
E potrei continuare con gli altri ammessi al riparto.
Se si moltiplica per cinque anni ognuna delle cifre, si capisce bene a quanto ammonta il bottino.
Un po’ di coraggio, dunque, disturbate il manovratore e convincetelo a lasciare nelle casse dello Stato quello a cui non hanno diritto. Tremonti si ritroverebbe 25 milioni di euro l’anno in più. Anche se ai partiti ne dovessero toccare 25 in meno.

Regionali: Storace, soglia 4% è incostituzionale

24 set 2009

In merito all’ipotesi avanzata dal Pdl, con una proposta a prima firma del deputato Peppino Calderisi, di introdurre una soglia di sbarramento del 4% alle regionali, Francesco Storace commenta così:

L’incostituzionalità della proposta Calderisi in tema di ennesimo sbarramento, questa volta per le regioni e gli enti locali, è palese: la Costituzione prevede norme di principio da parte del Parlamento.
Calderisi si spinge a scrivere nella sua proposta che il 4 per cento è immediato e senza nemmeno leggi regionali di recepimento, quasi che fosse un decreto legge.
Di più: Calderisi impone alle regioni il proporzionale. Ma se una regione volesse autonomamente adottare il sistema elettorale maggioritario uninominale all’americana, del 4 per cento non resterebbe traccia.
Conclusione: lascino lavorare le regioni che già stanno facendo danni da sole.

Regionali: Storace, soglia 4% palesemente incostituzionale

24 set 2009

(ANSA) – ROMA, 24 SET – «L’incostituzionalità della proposta Calderisi in tema di ennesimo sbarramento, questa volta per le regioni e gli enti locali, è palese: la Costituzione prevede norme di principio da parte del Parlamento».
Così il segretario de La Destra, Francesco Storace, commenta l’ipotesi avanzata dal Pdl con una proposta a prima firma del deputato Peppino Calderisi di introdurre una soglia di sbarramento del 4% alle regionali.
«Calderisi – sottolinea Storace – si spinge a scrivere nella sua proposta che il 4 per cento è immediato e senza nemmeno leggi regionali di recepimento, quasi che fosse un decreto legge. Di più: Calderisi impone alle regioni il proporzionale. Ma se una regione volesse autonomamente adottare il sistema elettorale maggioritario uninominale all’americana, del 4 per cento non resterebbe traccia. Conclusione: lascino lavorare le regioni che già stanno facendo danni da sole».

Regionali del Lazio, incontro PdL-La Destra

11 set 2009

Questa mattina, presso la Direzione nazionale de La Destra, si è svolto un incontro tra il segretario nazionale, Francesco Storace, il segretario regionale, Vittorio Messa e il coordinatore regionale del Popolo della Libertà, Vincenzo Piso.
Le due delegazioni hanno concordato un percorso di reciproca consultazione in vista delle regionali della prossima primavera, sulla legge elettorale, sul programma da proporre agli elettori e sul candidato alla presidenza della Regione.

A COLLOQUIO COL PREMIER

24 lug 2009

stor berl

di Francesco Storace

Abruzzo, mutuo sociale, elezioni regionali: di questi argomenti ho avuto modo di parlare ieri col presidente del Consiglio, Berlusconi, in un colloquio che ho chiesto a nome de La Destra a seguito del mandato ricevuto dall’esecutivo politico dei giorni scorsi e in vista del comitato centrale che terremo a settembre, prima della nostra conferenza programmatica.

Non ci vedevamo da tempo, dal febbraio 2008, quasi un anno e mezzo trascorso senza comunicazione e in un clima di ostilità che la nostra comunità ha avvertito e subito fra elezioni politiche, regionali d’Abruzzo, regionali sarde ed elezioni europee con la legge elettorale che ci ha tagliato le gambe.

Ma siccome la politica è fatta più di prospettiva che di rancore, abbiamo voluto andare a tastare il terreno in vista di elezioni in 13 regioni nella prossima primavera sulle intenzioni del centrodestra, su come ci si intende porre nell’alternativa alla sinistra.

Non ero solo: con me è venuto il segretario regionale dell’Abruzzo, Luigi D’Eramo, che da diretto protagonista della tragedia dell’Aquila ha preparato un dettagliato dossier sul post-terremoto che abbiamo consegnato al presidente del Consiglio sulle questioni che meritano un approfondimento.
Una discussione talmente di sostanza che il prossimo incontro che D’Eramo dovrà avere sarà direttamente con il sottosegretario Bertolaso, per evitare ulteriori problemi ai cittadini dell’Aquila.

Al capo del governo ho consegnato anche una bozza di emendamento per il decreto sul pacchetto casa, proponente la delega a regioni e comuni ad avviare il progetto di mutuo sociale ed elaborato in collaborazione con Casapound.
La sinistra predica il diritto alla casa, noi proponiamo alla politica di garantire il diritto alla proprietà della casa, a partire dalle famiglie più esposte socialmente.
L’emendamento, che Berlusconi si è riservato di valutare, sarà comunque da me mandato a tutti i deputati e senatori con la proposta di presentarlo nella discussione sul decreto casa.

Poi, le regionali. Al leader del Pdl ho esposto i dati delle amministrative, assolutamente lusinghieri in molte zone dove eravamo presenti con il simbolo de La Destra, sia in alleanza che in competizione diretta con i nostri candidati a sindaco e alla presidenza delle province.

In una battaglia combattuta senza mezzi economici e con la censura dei media, le nostre liste hanno registrato ovunque una performance nettamente superiore al risultato delle elezioni europee nel raffronto nei territori dove si disputavano le amministrative.

Alle regionali, che non sono semplici elezioni amministrative, noi non vogliamo fare come l’Udc, che pare volersi riservare il diritto di scegliere le alleanze regione per regione; la partita che intendiamo disputare – e che dovremo discutere in comitato centrale – dovrà vederci impegnati, a mio personale parere, con impegni programmatici netti di carattere sociale, in maniera omogenea per affermare in tutto il Paese il messaggio de La Destra.
E il Pdl dovrà valutare con grande attenzione candidati alle presidenze delle regioni e programmi elettorali, se vorra’ lanciare un messaggio di alternativa e non di semplice alternanza di potere.

Ne discuteremo ancora, soprattutto perchè è giusto che ad esprimersi siano gli organi di partito sulla base del lavoro istruttorio  - che è ancora tutto da compiere – dopo il mandato dell’esecutivo.
Certo è che non staremo fermi.
In tutte le regioni abbiamo la concreta possibilita’ di entrare con nostri uomini, sotto le nostre bandiere se, superata la delusione europea, ci mettiamo concretamente a lavorare con cura nel territorio selezionando le migliori candidature disponibili per le nostre liste.
Chi vuol vincere nelle regioni non potrà fare a meno di noi.

 

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L’INTERVISTA…

21 lug 2009

foto-storace 

In un’intervista pubblicata oggi sul quotidiano  Il Giornale –che vi proponiamo- Francesco Storace affronta i temi: Regionali e legge elettorale

Regionali 2010: se non c’è chiarezza nei rapporti con il pdl potrei anche avanzare la mia candidatura”.

La giunta Marrazzo: un flop gigantesco, i debiti sono aumentati, la sanità non riesce a dare risposte”.

Legge elettorale: cambiare le norme serve solo a inasprire il confronto politico, non alla governabilità”.

LEGGI: il giornale – 21_07_09- intervista a Francesco Storace- i nostri voti potrebbero essere decisivi

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LETTERA AL PARTITO

26 giu 2009

  34[1] da Francesco Storace.
 

                                                                      Ai segretari regionali de La Destra
                                                     e p.c.          membri esecutivo politico

Carissimi,
come sapete con l’ordine del giorno allegato, l’esecutivo del partito ha respinto le mie dimissioni dalla segreteria nazionale e rinviato lo svolgimento del Comitato centrale.
La decisione è stata presa unanimemente e per consentire al gruppo dirigente una riflessione più meditata sulla situazione del partito e offrire alla prima riunione del Cc una proposta articolata per una discussione seria e non emotiva sul nostro futuro.
A voi tutti è stato conferito un mandato: convocare entro il prossimo 10 luglio 2009 le proprie assemblee dei quadri dirigenti, per poi relazionare al segretario e all’esecutivo del partito in merito alle istanze che emergono dal territorio di competenza e alla situazione politica locale.
Vi affido alcune mie riflessioni, frutto anche della discussione emersa in seno all’esecutivo, in modo da offrire una traccia, assolutamente personale, sul mio pensiero e anche perché mi aspetto rapide convocazione e documenti utili con il vostro contributo per l’azione politica futura de La Destra.
Ovviamente, vi invito a mandare questa mia lettera ai quadri che convocherete e vi prego di informarmi sulle determinazioni di ciascuno di voi rispetto all’incarico ricoperto, perché abbiamo bisogno del massimo impegno sul territorio.
Parimenti, mi aspetto la segnalazione di quanti non riterranno di discutere, perché questo è il momento di parlare del partito e di rimetterlo in condizione di ripartire.
Cessata la fase elettorale, non intendo continuare ad operare assistendo a discussioni francamente oziose sulle qualità dei dirigenti territoriali. Ora dobbiamo superare la fase complessa che attraversiamo, ed è mio dovere garantire che tutti remino nella stessa direzione.
E’ mia intenzione procedere alla riformulazione dell’organigramma del partito, che deve necessariamente riguardare centro e periferia, in un rapporto di assoluta lealtà fra tutti noi.
Grazie a tutti per la collaborazione.

                                                                                        Francesco Storace

 
Ci sono momenti nella vita in cui bisogna avere coraggio. Credo di averlo dimostrato in più occasioni. Penso a quando mi candidai alle regionali del Lazio nel 2000. C’era la fuga, la paura della brutta figura, condita dall’”augurio” del mio capo di allora: “Almeno facci fare bella figura”, mi disse Gianfranco Fini dopo aver ottenuto il sospirato e contrastato sì di Berlusconi alla mia candidatura.
Credo di aver dimostrato coraggio quando un manipolo di magistrati si era messo in testa che fossi a capo di una banda di spioni, per un reato da cui fui prosciolto dopo sette mesi….. eppure bastò un articolo di giornale per convincermi, anche se non ero parlamentare, pur rischiando l’arresto, a dimettermi da ministro: la dignità valeva più di una poltrona.
Coraggio, credo, anche nel decidere di andare controvento con la fondazione e la costruzione de La Destra, in un’Italia ossessionata dalla Silviomania.
Prove durissime, tre mesi dopo la nostra costituente le elezioni politiche; poi il congresso con l’incredibile e sciagurato voltafaccia di chi avevamo candidato a premier; poi le regionali anticipate in Abruzzo; le regionali anticipate in Sardegna e, condimento finale, la legge elettorale europea alla vigilia delle elezioni. Roba da uccidere un toro…

Non ci è mancata la voglia di combattere. Il coraggio, appunto…non avevamo letto George Bernard Shaw: “Questo è tutto il segreto per lottare con successo: metti in svantaggio il tuo nemico e non combattere mai con lui ad armi pari per nessun motivo”.
Ecco perché ora si tratta di ragionare, più con la testa che con il cuore.
Quest’Italia senza etica non ci appartiene. Facciamo politica o sentimento?
Le nostre idee devono sopravvivere sotto un’icona da adorare o penetrare nella società?
Sono alcune delle domande che pongo al partito, alla sua dirigenza, alla sua militanza e in primis ai fondatori che sono rimasti con noi e che assieme a me iniziarono questa avventura il 26 luglio del 2007. E credo che nella nostra piccola storia nessuno possa togliermi il merito di averci provato.

Dobbiamo dedicarci alla costruzione di un’Italia senza ricatti, senza ricattatori, senza ricattati. E La Destra, se non ci attrezziamo, rischia di essere insufficiente allo scopo. Non deve chiudere i battenti, è e resta una comunità di uomini liberi e spero un po’ più responsabili da ora in avanti, ma deve fungere alla trasmissione di valori prima ancora che alla raccolta di scarsi consensi elettorali.
Dobbiamo costruire un’area ampia e non serve fantasticare di identitarismi ancora più anacronistici se hanno fallito in tutti questi anni; e lo dico con rispetto per chiunque ci ha provato, anche se non colgo lo stesso sentimento nei miei e nei nostri confronti. L’Italia non ne vuole sapere e prima che la nostra Patria vada definitivamente a rotoli dobbiamo saperci organizzare.

Le notizie di questi giorni fanno un po’ d’impressione.
L’Italia “nuova” deprime un po’. Noi non siamo stati eletti in Parlamento europeo e questo può succedere in presenza di leggi elettorali infami. Ormai ci siamo abituati.
Ma dovrebbero provocare scandalo, sconcerto, fatti che invece sembrano scivolare come se nulla fosse.
Mastella e De Mita rappresenteranno l’Italia al Parlamento europeo. E anche il meno conosciuto – ma non migliore – Vito Bonsignore.
Si dice che il Pdl sia la destra italiana. A parte De Mita, eletto con l’Udc, non mi sembra un gran segnale di novità che certe facce siano ancora in circolazione. Ormai, sotto il mantello di Berlusconi può succedere di tutto.
Del resto, hanno riportato Dini al Senato e tutti zitti. Giannantonio Stella tace, la casta non c’è più.
Zitti, tutti zitti. Il moralismo è in pensione, la moralità una parolaccia.
Una domanda: come si butta giù questo muro dell’indifferenza? Chiudendoci a riccio o abbattendo gli ostacoli che ci impediscono di andare a protestare dentro le istituzioni?
Io non ci voglio stare.
Questa Italia la voglio cambiare. Il Pdl la sta snaturando.

C’e’ bisogno di un blocco sociale e nazionale che indichi degli obiettivi di lotta politica sgombro dai richiami ideologici e piu’ attento alle dimensioni territoriali. C’è bisogno di un’idea di Nazione che sappia esaltare assieme l’autorevolezza dello Stato – che oggi è ai minimi termini – al valore di rappresentanza di autonomie che oggi somigliano sempre più a sultanati locali.
Ognuno di noi dovrà farlo nella sua regione, come io farò nel Lazio.
Chiamando a raccolta tutti, ovviamente. Tutti quelli che accetteranno una gerarchia di valori e di battaglie sociali che identificheranno programmaticamente e comunemente i soggetti politici che aderiranno.
Se non si fa questo, voglio capire come si risponde alla domanda decisiva, dopo questi due anni di autentica guerra contro di noi. Qual è l’obiettivo per cui siamo disposti a spendere i prossimi dieci anni della nostra vita (sapendo che per alcuni sarebbero dieci mesi e per altri dieci giorni…)?

Sta qui il quesito principale. Due anni fa nascemmo come la forza che sosteneva Silvio Berlusconi contro Gianfranco Fini. Sarebbe curioso trasformarsi nella forza che attende la fine di Berlusconi per tornare a fare politica. Anche perché, pure se questa fosse la nostra volontà, non saremmo noi a determinarla.

C’e’ chi dice: uniamo tutta l’area alla destra del Pdl. Ovvero, unificare La Destra, Fiamma tricolore, Forza Nuova. E’ la soluzione apparentemente più comoda, quella dell’istinto di sopravvivenza. Salvo poi rendersi conto dopo pochi mesi che quel 3-4% potenziale perderebbe inevitabilmente pezzi perché nascerebbe subito qualcos’altro immediatamente alla nostra destra… Non è difficile immaginarlo se conosciamo bene questo mondo.
Lo spettacolo vissuto dalle tre liste divise alle europee non ci è piaciuto: sarebbe stato ancora peggiore vedere le tre liste unite perdere pezzi in favore di un altro “nuovo”  soggetto manovrato da chi non vuole che cresciamo.
Con la somma degli zero virgola non si va da nessuna parte. E credo che si debba avere il coraggio di ammettere una cosa: non esiste più l’area del voto ex-missino. La diaspora ha colpito anche quella comunità tradita da generazioni rampanti che hanno fatto prevalere l’opportunismo alle opportunità.

Siamo sicuri, del resto, che la proposizione di un asse ideologico avrebbe cittadinanza politica e fascino elettorale in questo Paese in cui, mentre si perdono centinaia di migliaia di posti di lavoro ogni tre mesi, la maggioranza tenta di nascondere le giovinette che vanno a letto con il presidente del consiglio e l’opposizione sguinzaglia i propri 007 per snidarle?
Ha detto recentemente Luca Romagnoli: “Costruire insieme un unico partito sociale: il tempo è arrivato. Incontriamoci – dice – rinunciamo, se necessario ai simboli, eliminiamo qualche ‘neo’ che rischia di ghettizzarci, rinunciamo (se c’è) a chi professa la fede con simboliche esternazioni e a chi non ha capito che siamo nel giugno del 2009. Tentiamo di salvare un progetto alternativo”.
Anche lui afferma che “è già qualcosa se si prendono le mosse dalla necessità di non disperdere in tre rivoli l’elettorato almeno di quanti non vogliono accettare la minestra pidiellina o quella, in apparenza alternativa, dell’antinazionale Lega, sulla quale abbiamo il vantaggio di poter dire che non siamo supini ai capricci del principe”.
Siamo certi che tutto questo basta?

Si dice: la base vuole….. dov’è questa mitica base che non esita a votare liste in cui compare perfino uno come Clemente Mastella e non prende a pomodori in faccia chi lo ha fatto rieleggere? Quanti accettano di essere semplici iscritti senza pretendere di essere dirigenti di qualcosa? E’ facile essere coraggiosi a distanza di sicurezza…, scriveva Esopo nel VI secolo avanti Cristo…
La prima cosa da combattere e da abbattere è senz’altro il poltronismo. La politica è diventata il regno delle persone peggiori: leccaculo, gente che non vuole lavorare, raccomandati, figli di politici, gente che compra i voti… l’Italia peggiore si è trasferita in politica. Questo bisogna combattere. Ma c’è questo spazio, in questa Italia?

Altri propongono la deideologizzazione totale dell’area che vogliamo rappresentare, per allearci con chi ci sta. E’ una proposta un po’ frettolosa, direi, e in fondo molto, ma molto azzardata. Non è la strada della deideologizzazione quella che ha compiuto Fini con An e il Pdl?
Certo, sarebbe una strada differente la nostra, se non altro perché condotta in un universo senza padroni e senza abiure della nostra memoria. Ma se qualcuno mi dovesse chiedere di scimmiottare la Lega con una analoga del sud, col partito del mezzogiorno, per quello che mi riguarda la risposta sarebbe un no irrevocabile.
Temo la disgregazione dell’Italia, figuriamoci se intendo lavorare ad ulteriori divisioni della nazione. Se le autonomie hanno in testa l’interesse nazionale è una cosa; se si lavora solo per pezzi d’Italia la partita non mi appassiona. L’autonomia è politica, culturale prima ancora che territoriale.
E la può garantire la persistenza in vita di una Destra che detti linee di pensiero unitarie per le competizioni elettorali del futuro, che resti come laboratorio di idee per il Paese.

Parliamoci con molta chiarezza. La strada dinanzi a noi è molto più dura rispetto a quella che avevamo immaginato.
Lo stesso termine Destra è abusato nel linguaggio politico e questo succede anche perché non c’è rispetto della verità. Si fa sentire ancora l’egemonia culturale di certa sinistra, la guerra delle parole è ancora da vincere se il governo Berlusconi è chiamato di destra e a noi fa una rabbia visto che parliamo di un premier che al massimo si esercita in uno sgabuzzino antistante la moderna sala del Mappamondo; se Maroni è considerato un ministro di destra perché rovescia i barconi che portano qui appena il 6% degli immigrati; se Di Pietro e’ considerato di destra perché scuote le manette.

Ci sono tre destre identitarie, ma ci sono tre destre percepite
“Non so bene dov’è la sinistra e dov’è la destra. Quello che realmente mi interessa è che le persone siano serie. Viviamo in un manicomio globalizzato”, lo ha detto Fidel Castro…
Anche unendoci solamente a Fiamma tricolore e a Forza nuova la strada non sarebbe più facile.
Avremo comunque meno spazi mediatici.
Avremo comunque meno quattrini per farci conoscere.
Avremo comunque più sbarramenti elettorali da dover contrastare.
Sarebbe più difficile mandare messaggi al Paese.

La stessa alleanza europea – votata in comitato centrale da tutti, anche da quelli che adesso ci ripensano – è stata necessaria per tentare di spezzare il muro che ci bloccava. Abbiamo cercato uomini coraggiosi, e non si può negarlo a Raffaele Lombardo.
Ha avuto più coraggio di chi si è ritirato alla vigilia della presentazione di un simbolo pasticciato con la scusa di un millimetro in più o in meno e adesso resta anche lui senza niente in mano…
Ma non dimentichiamo mai che Lombardo non ci ha chiesto abiure, non l’abbiamo visto sperticarsi il 25 aprile, ci ha rispettato e se non abbiamo preso preferenze e’ stata solo colpa nostra, non sua.

Dunque, che fare? Vorrei dare a La Destra una prospettiva più stabile e seria per i prossimi anni, quando si tornerà a votare per le politiche e capace di alleanze condivise.
Ci aspettano tornate amministrative prima del 2013, dobbiamo puntare tutto sul territorio. Non potevamo farlo in presenza delle europee, vorrei dire ai soloni abituati a spiegarci ogni giorno che cos’è la politica. Sarebbe stata una fuga…

Occorre rispondere al degrado sociale e morale che vede sfasciarsi le famiglie con troppa facilità, ma sono stato costretto finora a occuparmi di un territorio in cui prevalevano – sembra incredibile – i personalismi  e le satrapie locali; si è voluta autonomia totale e si sono viste alleanze sconclusionate nel territorio, il come mi pare è stata la regola.
Si è preferito litigare sul segretario regionale eletto o nominato anzichè concentrare l’attenzione di tutti su lavoro e immigrazione, su sicurezza e banche, su impresa e scuola. Per fare uno splendido corteo a Napoli ho dovuto praticamente violentare un partito.

In queste settimane di giusta riflessione pensiamoci bene. Pensiamo al motivo perché abbiamo aderito a La Destra e su che cosa ci aspettiamo da un movimento così. Chiediamoci con sincerità qual è la strada che riteniamo di dover percorrere e a costo di quali sacrifici. E’ la domanda iniziale che torna nella mia testa: per che cosa siamo disposti a sacrificare altri anni della nostra vita…
Con una preghiera: chi parla, non parli dei quattrini che ha speso. Lo abbiamo fatto tutti, qualcuno anche per centinaia di migliaia di euro, non è un valido motivo per rivendicare meriti. Ci mancherebbe altro…
Magari, spendiamoli meglio. Per convincere decine di milioni di italiani a tornare a votare e a votare per noi. Non lo si fa con le chiacchiere.
Grazie a tutti per questi due anni meravigliosi.
Ricominciamo a volerci bene. Come all’inizio di questa avventura.

DOCUMENTO ESECUTIVO POLITICO riunione-del-24-giugno-2009

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AVVISO

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Una volta che saranno stabilite regole certe di accesso per la scrittura dei messaggi, il servizio sarà ripristinato e potrà nuovamente essere utilizzato secondo i criteri di correttezza, educazione e rispetto che hanno ispirato la nascita di questo spazio democratico di comunicazione.
Grazie

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