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VIA ALMIRANTE

16 gen 2010

                           almirante

Blitz notturno de La Destra con i suoi ragazzi di Gioventù Italiana di Roma, che in molte strade della Capitale hanno fatto “nascere” Via Almirante, cambiando le intestazioni già esistenti. Il motivo? Rendere omaggio al segretario del Movimento sociale italiano e “spronare il sindaco Alemanno a intitolare una strada a quello che fu il suo maestro politico”, come spiega il segretario nazionale del movimento giovanile Luca Lorenzi.
Vi propongo alcuni articoli pubblicati oggi su questa nostra iniziativa.

LEGGI corriere della sera 16_01_10 – via tiburtina diventa
LEGGI EPolis Roma 16_01_10 – e in un blitz
LEGGI il messaggero 16_01_10 – la destra intitola vie ad almirante
LEGGI il tempo 16_01_10 – sedici vie almirante
LEGGI Libero 16_01_10 – blitz nella notte

MARTIRIO E VERITA’

7 gen 2010

       i martiri di acca larentia

Se trentadue anni dopo tre giovani assassinati vengono ancora pianti, essi sono martiri. Martiri di un’idea per la quale hanno donato la vita. Così, oggi, 7 gennaio 2010, vogliamo ancora una volta ricordare Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta, Stefano Recchioni, caduti ad Acca Larentia, in un agguato i cui responsabili sono rimasti ignoti.
I primi due furono uccisi davanti alla sezione, stavano per andare a fare volantinaggio in un altro quartiere di Roma. Li conoscevo entrambi. Con Bigonzetti eravamo compagni di scuola, con Ciavatta frequentavamo le stesse sezioni, a poche centinaia di metri c’era quella storica di via Noto.
Recchioni fu assassinato poche ore dopo da un ufficiale dei carabinieri, il capitano Sivori.

Trentadue anni dopo, tanti ragazzi nati anni dopo la strage di Acca Larentia li commemorano senza averli mai conosciuti. E’ la straordinaria forza del mito, è il valore unificante del sacrificio che ci fa amare quanti hanno dato tutto di sé per le idee che professiamo.

Ogni anno, ogni 7 gennaio, quel dolore si ravviva. E ciascuno di noi – che eravamo in quella gioventù – pensa a chi si salvò nell’attentato. E per quel che mi riguarda penso a quanto accadde un anno dopo, a maggio ’79, sempre ad Acca Larentia, quando stava per toccare a me e solo la fortuna mi salvò da sette pallottole sparate da dieci metri di distanza.
C’era odio per quella sezione; c’era l’odio di chi non tollerava una presenza forte, militante, radicata, della destra sociale in uno dei quartieri più popolari della città.

Erano magnifici i nostri giovani; sapevano di combattere una delle battaglie più difficili, quella nelle file del Msi, e non inseguivano certo posti nei consigli comunali o in Parlamento. Era molto più importante mettere bandierine tricolori con i manifetsi che si affiggevano ogni notte nei punti più disparati di Roma.

No, quegli anni non devono tornare. Non ci deve essere più il sacrificio determinato dall’odio politico. Così, quest’anno, desidero ricordare ancora una volta Franco, Francesco, Stefano. Non c’è bisogno di urlare, ma di rendere onore con la memoria e con la lotta politica di ogni giorno. E anche con l’intitolazione di una strada dedicata al loro sacrificio così come annunciato dall’amministrazione comunale di Roma.
Le nostre idee meritano ancora di essere vissute. Nel nome di quella verità che è ancora negata. Anche su chi ha ucciso i nostri ragazzi.

STRONZATE

22 nov 2009

                          fini_g

Io credo di essere molto diverso da Fini e non vorrei per questo essere giudicato uno stronzo da lui. Anche perché, diciamo, ci sarebbero svariati motivi per rivendicare reciprocità. Ad esempio, è discriminabile, per il presidente della Camera, anche il colore delle idee.
Ma non è tempo di battute, bensì di politica. E a Fini, con il rispetto che lui non pratica davanti a bambini e a telecamere ma che si deve a una carica istituzionale, va detto quanto è pericolosa quella parolaccia.
La parolaccia viene prima dello sganassone: il presidente della Camera, che un tempo invitava a riflettere sulle conseguenze di parole e azioni, si rende conto che da oggi ciascuno può prenderlo a triste esempio e regolarsi?
L’italiano che protesta perché non gli danno la casa popolare o perché suo figlio non trova posto all’asilo, si merita quell’appellativo?
Credo che abbia ragione Matteoli. Fini è altro rispetto alla sua storia. Non è un buon motivo per offendere. E’ solo una stronzata.

ARIA DI ELEZIONI…

29 ago 2009

                          elezioni

Qualcosa mi dice che in giro ci sia aria e voglia di elezioni anticipate.
Da qualche giorno è in particolare il ministro Calderoli a tirare fuori la storia dei poteri forti contro il governo, oggi lo fa anche in un’intervista alla Padania e tanto per non lasciare nulla di intentato tira fuori un po’ di nomi e cognomi: “i Luca di Montezemolo, i Corrado Passera, i Francesco Caltagirone, i grandi gruppi economici e industriali”.

Ho vissuto la stagione del ‘94, quando Berlusconi scese in campo e mise in piedi alleanze molto diverse fra loro, la Lega e il Msi di allora (anche se con i colori di An) per sbarrare la strada, riuscendoci, alla vittoria dei progressisti di Occhetto.
Allora, pochi mesi dopo l’ascesa del centrodestra al governo, fu Pinuccio Tatarella, vicepresidente del Consiglio, in una non dimenticata intervista a La Stampa a denunciare la volontà dei poteri forti di mandare a gambe all’aria quell’esecutivo. La profezia si rivelò azzeccata. Il potere reale non sopportava il potere popolare.

Ora, 15 anni dopo, quando Berlusconi è sempre più un pezzo importante del potere, arriva un altro ministro e ricomincia. Dobbiamo ritenere in crisi il governo? La maggioranza?
Abbiamo bisogno di spiegazioni, chiarimenti. La maggioranza è vastissima, l’opposizione è inesistente. Come fanno i poteri forti a rovesciare il governo?
E’ evidente che il problema è interno alla maggioranza della semplificazione politica.
Ha probabilmente ragione più di un osservatore tra quelli che indicano all’interno della coalizione i nemici del presidente del Consiglio; molti si spingono ad additare direttamente Fini, che almeno dice quello che pensa, pare…
Ma quanti tramano?
Ho l’impressione che ci si debba preparare al colpo di scena. Berlusconi ha bisogno di dimostrare ai suoi nemici interni che il popolo sta con lui.
Prepariamoci, che nessuno può prevedere come andrà a finire…

NOI NON DIMENTICHIAMO

7 lug 2009

                        carlo_falvella

di Francesco Storace

Chissà quanti italiani hanno mai sentito parlare di Carlo Falvella.
Era un giovane militante del Fuan, l’organizzazione universitaria di destra, fu assassinato 37 anni fa a coltellate a Salerno.
Lo ricordiamo ancora oggi perché la memoria è per noi un valore, esattamente come il sacrificio di tanti, troppi nostri ragazzi che furono assassinati per un’idea.

Ha scritto Sergio Valese, nostro segretario provinciale a Salerno, questo ricordo che facciamo nostro:

Il fluire del tempo non attenua il ricordo, soprattutto in quelli che vissero la tormentata stagione degli anni di piombo, di un episodio che segnò profondamente la vita non solo dei militanti del Msi-Dn e delle sue organizzazioni giovanili ma, insieme ad essi, quella di una Città intera che partecipò impietrita e commossa alla tragica scomparsa di uno dei suoi figli.
Ora che le passioni sono sopite, la memoria di quel sacrificio appare, se possibile, ancora più esemplare, oltre che per il suo alto valore morale, per il significato che assume sul versante dell’inutilità del ricorso alla violenza come strumento di lotta politica che serrò nella sua morsa, per un tempo che oggi appare incredibile e che durò molti anni, migliaia di giovani divisi dai colori dell’appartenenza ma, sicuramente, animati dalla volontà di costruire una società più giusta.

La teoria degli opposti estremismi e la sua evoluzione nella violenza che portò fino all’orrore del terrorismo ebbe come unico risultato pratico di rimandare di un quindicennio il crollo di un sistema politico corrotto, non più in grado di garantire il Governo del Paese, distogliendo l’opinione pubblica, impaurita e rassegnata, dalle emergenze morali, economiche, sociali e politiche che l’avvolgevano: per raggiungere questo obiettivo non si esitò di sacrificare, a Destra e a Sinistra, una generazione di giovani entusiasta, che si affacciava sulla scena della politica con la volontà forte di modificarne obiettivi e contenuti, di determinare un cambiamento radicale nella società italiana.

La Destra e Gioventù Italiana sostengono che sia venuto il tempo di chiudere il capitolo della guerra civile strisciante che ha diviso, in molti casi senza plausibili o sufficienti motivazioni che non affondassero le loro ragioni in anacronistici pregiudizi, innanzitutto la realtà giovanile, procedendo ad una analisi attenta e ad uno studio oggettivo, possibilmente non intriso dai paraocchi dell’ideologismo, di quegli anni difficili per ritrarne un ammaestramento contro la violenza come strumento di lotta politica e un forte rifiuto contro ogni discriminazione che comprima la libertà di espressione.
A questo riguardo condividiamo l’iniziativa di una lettura comune, pur nelle differenti posizioni, di quegli anni e guardiamo con grande attenzione al tentativo di dialogo che parte dalla condivisa ripulsa della teoria della sopraffazione e della violenza.

Auspichiamo solo, affinché ogni virtuoso tentativo non anneghi in una sorta di melassa di sentimentalismo fine a se stesso e scarsamente utile per lo scopo che ci si propone, che cessino anti-storiche preclusioni e si eliminino tutte le zone d’ombra che tuttora resistono bandendo le remore dei luoghi comuni che non solo non aiutano a capire la tragedia di quegli anni ma impediscono di fare chiarezza su alcuni fatti ritenuti, come tabù, verità indiscutibili e che, meriterebbero, viceversa, anche sul piano dell’accertamento giudiziario, nuovi approfondimenti: per tutti, il capitolo delle stragi.

In questo contesto di positivo confronto, ricordo di aver chiesto personalmente nella qualità di dirigente politico al Comune la intitolazione di una strada a Carlo Falvella da un decennio almeno, anticipando un tema che sembra, finalmente, farsi largo: fissare, come monito, nella memoria collettiva,anche fisicamente, il nome di una giovane vita recisa dalla violenza politica.
Di più, per dare maggiore forza a questo messaggio, in tempi più recenti ho rinnovato e modificato la proposta chiedendo all’amministrazione comunale di dedicare una strada della Città, in maniera bi-partisan, anche ad una vittima di quella che un volta veniva liquidata, da una cortigiana informazione, con la definizione di “opposta fazione,” perché si chiudesse, con un atto di umanità e di civile gratitudine verso le vittime della violenza e del terrorismo, un capitolo terribile della storia della nostra comunità.
Rinnovo in questa occasione tale richiesta sperando che i tempi siano giudiziosamente maturi”.
Sono parole che non avrei saputo scrivere meglio.

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IL 25 APRILE, LE CHIACCHIERE DI AN…

23 apr 2009

     antifascista_fini

di Francesco Storace

La prova provata che ogni anno c’è una data assolutamente strumentale alle convenienze politiche più che alle convinzioni ci viene anche da questo 2009.
Sul 25 aprile è in scena un balletto ipocrita con molti attori. Da una parte la solita sinistra, molto veloce a dimenticare i crimini commessi a guerra abbondantemente finita nel nome della Resistenza – Giampaolo Pansa, e non solo lui, ci offrono innumerevoli esempi in tal senso – ma ci siamo abituati.
Ora ci si mettono anche quelli che di sinistra non sono.

Berlusconi, ad esempio, quando dice che non intende lasciare alla sinistra una festa di tutti, ammette con straordinario candore che evidentemente non è di tutti e che per oltre sessanta anni – 14 anche quelli passati da lui in politica – è stata celebrata più con le bandiere rosse che con quelle tricolori.
Se il presidente del Consiglio partecipa a manifestazioni ufficiali non trovo nulla da dire. E’ normale. Ma se lo fa in silenzio, è un silenzio che parla. Se parla deve stare attento a quello che dice. E’ curioso che debba far sapere che decida all’ultimo momento dove andare. Evidentemente temeva che qualcuno la festa volesse farla a lui. Festa di tutti?

Per quel che mi riguarda ho deciso da tempo di partecipare all’iniziativa di solidarietà che per quel giorno ha promosso Gioventù Italiana a L’Aquila, dove saranno portati aiuti e potrò finalmente abbracciare i nostri militanti che si sono trovati nell’inferno del terremoto a trascorrere ore terribili.

Ma l’ipocrisia più grande arriva dagli uomini che vengono da Alleanza nazionale e più precisamente dal Msi.
Nessuno chiede loro di indossare la camicia nera; sarebbe ridicolo pretenderlo. Nessuno chiede loro di esaltare il fascismo; tutti conosciamo il valore della democrazia. Ma adesso inneggiano in maniera sfrenata all’antifascismo. Succede di cambiare opinione, è possibile. Ma qualche domanda va posta a chi per trent’anni ci ha fatto credere assolutamente il contrario.
Per la precisione almeno una domanda, a cui attendiamo risposta soprattutto da chi vuole aderire al Partito popolare europeo: se sono sinceri, se credono in quello che dicono, perché si trascinano appresso simboli e beni del Msi?

Al ministero dell’Interno hanno detto no alla presenza della fiamma nel nostro simbolo. Curioso: quella fiamma ha accompagnato ogni nostra candidatura in tutta la nostra vita politica. La decisione del Viminale – di cui abbiamo preso atto – nasce dal deposito del simbolo di An anche se An non si presenta alle elezioni.
Ovviamente, agiremo in sede penale perché è la seconda volta, la prima fu lo scorso anno, che An deposita un simbolo con cui non si presenta alle elezioni al solo scopo di impedire la presentazione di altri, e questo è vietato dalla legge elettorale.

Ma il problema non è solo questo. An ha deciso di chiudere con una storia. Era considerata la storia del neofascismo italiano, anche se in quella storia c’erano fior di democratici che il fascismo nemmeno l’avevano conosciuto.
Ora An ha fatto di più (di peggio?). Dice di essere antifascista. E perché si trascina il simbolo del Msi?
Si dice che in ballo ci siano decine di miliardi di euro di patrimonio immobiliare che dal Msi proviene. Erano soldi donati da chi credeva in altre cose rispetto a quelle in cui oggi dice di credere l’onorevole Fini. Faccia un gesto, il presidente della Camera: non speculi su quei quattrini, si limiti a farlo sul 25 aprile, dia quelle centinaia di appartamenti alla povera gente.
Non li vogliamo noi, li faccia dare a chi ne ha bisogno.
Solo così potremo apprezzarne la sincerità. Altrimenti è solo ipocrisia.

BANDIERE E BANDERUOLE

21 feb 2009

        almirante

di Francesco Storace

Le battaglie si combattono dall’interno, dicono i pavidi che restano in An mentre trasmigrano nel Pdl, questa specie di Milano 3 a cui si inchinano quelli che furono i militanti del Msi.
Dov’è l’interno, di grazia? Nel nuovo partito di Berlusconi c’è una biblioteca che rende onore a Indro Montanelli, che si starà rivoltando nella tomba, ma ci si dimentica Giorgio Almirante. È davvero significativo, e in fondo è giusto. Giorgio che c’entra con la fine della destra che creò e volle come forza pulita?
Questo Pdl resisterà il tempo di Arcore, poi finirà. Almirante è nella storia, loro finiranno nella polvere.
E La Destra non cancella le proprie bandiere.
È ovvio che Almirante sia cancellato da chi non conosce più la differenza tra bandiere e banderuole.

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>>> Per qualsiasi informazione o chiarimento potete scrivere all’ufficio elettorale de La Destra, al seguente indirizzo email:
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