
Oggi pomeriggio, a Genova, parlerà in un dibattito il presidente della Camera, Gianfranco Fini. Apparentemente, la prima tentazione sarebbe di dire che, in fondo, non è che al popolo possa interessare più di tanto. In realtà, è un fatto che va approfondito.
Anzitutto il luogo dove Fini parlerà: la festa nazionale del Partito democratico, ovvero l’evento a cui i ministri del Pdl si sono rifiutati di mettere piede dopo che dagli organizzatori è venuta fuori la battuta relativa al mancato invito a Berlusconi “è una festa e non un festino…”.
Si sono tutti offesi, lui no.
Il presidente della Camera tiene molto al suo ruolo terzo e nonostante l’indignazione di quello che l’ha issato al vertice di Montecitorio, tira dritto e va in mezzo ai compagni che deridono il suo presidente del Consiglio.
Ma può succedere. Più interessante è l’interlocutore, che si chiama Franco Marini, e che è stato presidente del Senato. I due, “moderati” dal direttore del Tg2 Orfeo, discetteranno su un tema interessantissimo, “ragione e idee per il futuro”, roba da addormentare un insonne.
Eppure, l’occasione per risvegliare l’uditorio, Fini ce l’ha. Ha l’occasione di pronunciare una parola di destra. Si trova a Genova, in una sala dedicata a una vittima del terrorismo brigatista – Guido Rossa – e la rassegna stampa gli offre la possibilità di esprimere un’opinione su quanto ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo. Il carabiniere Placanica si difese dal tentato omicidio che si ritorse contro Carlo Giuliani.
Di fronte avrà la personalità politica che presiedeva il Senato quando fu incredibilmente intitolata una sala di palazzo Madama proprio al manifestante che voleva ammazzare Placanica.
Fini, all’epoca dei fatti di Genova vicepresidente del Consiglio, venne accusato dalla sinistra di essersi comportato alla stregua di un questurino nella sala operativa della città.
Ragioni per il futuro? Certo, se prima si riconosce la verità.
E allora, coraggio, presidente Fini; pretenda le scuse al popolo italiano da parte dell’ex-presidente Marini per aver fatto come le tre scimmiette nell’oltraggio compiuto al Senato; chieda conto alla sinistra genovese delle accuse rivolte nei suoi confronti; ci rassicuri che almeno su Genova 2001 non ha cambiato opinione….
E magari, se se la sente, dica anche che è penoso che lo Stato debba risarcire quarantamila euro alla famiglia dell’ex-senatrice Heidi Giuliani.
Avrebbero fatto meglio a educare il pargolo. Oggi sarebbe vivo e l’Italia sarebbe un Paese più serio.