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AI MIEI DIRITTI CI PENSA FINI….

16 mag 2012
Nella vita bisogna reggersi forte. Ridere o piangere. Indignarsi, non so. Ma a voi pare normale che la tutela del mio diritto a fare attività politica, a tenere comizi, a impegnarmi in campagna elettorale, debba dipendere da Gianfranco Fini? Sembra incredibile, ma la storia e’ vera. Chi mi segue sa che nel silenzio di tutti i leaders politici, inclusi quelli “alleati”, inclusi quelli che fanno campagna elettorale assieme a noi in questo o quel comune, e ovviamente compresi gli avversari politici, a ridosso del primo turno elettorale mi e’ stato impedito di recarmi a Camaiore, in Toscana, a fare un comizio. Lì siamo alleati col centrodestra e quando ci e’ andato Alfano – che ovviamente nessuno ha disturbato – egli ha addirittura esaltato quella nostra coalizione locale come un esempio per l’Italia. Certo, non può essere additato ad esempio lo scatenato sindaco del Pd che nel nome della liberazione e dell’antifascismo ha scatenato un incredibile vespaio con tanto di mobilitazione per non farmi parlare. Riuscendoci. Ovviamente, ho provato rabbia e ho chiesto a due parlamentari assolutamente disponibili, Giorgia Meloni e Fabio Rampelli, se potevano chiedere al governo come si intendesse tutelare il mio diritto a fare comizi elettorali. Detto fatto, non se lo sono fatto ripetere due volte e hanno depositato il 27 aprile scorso un’interrogazione “urgente” al ministro dell’interno. Nel documento, Meloni e Rampelli segnalavano che già in altre occasioni si erano registrate intimidazioni nei confronti miei e de La Destra in Toscana; che per senso di responsabilità avevo annullato il comizio di Camaiore; che nessun esponente nazionale del Pd aveva inteso censurare il comportamento del loro candidato sindaco; che le cariche istituzionali tacevano; che analogo trattamento minaccioso aveva ricevuto la stessa Meloni in occasione della Giornata del Ricordo delle foibe a Firenze; e chiedevano al ministro Cancellieri quali provvedimenti intendesse assumere per garantire il mio e nostro diritto “a svolgere una democratica e legittima attività politica”. Ieri, sono passato a Montecitorio a trovare un funzionario amico e gli ho chiesto se avesse notizia della risposta del governo all’interrogazione “urgente” di Giorgia Meloni e Fabio Rampelli. Mi ha detto di aspettare, ha telefonato a un numero interno e dopo un po’, lievemente imbarazzato, mi ha pregato di attendere ancora. E’ uscito, e’ rientrato dopo una ventina di minuti e mi ha confidato che l’interrogazione non e’ stata neppure pubblicata, perché la sua ammissibilità e’ all’attenzione del presidente della Camera. Ovvero, due deputati chiedono notizie al governo; ma e’ Fini che decide se possono farlo. E’ un caso che accada nel momento in cui i due parlamentari chiedono di tutelare la mia incolumità e il mio diritto a fare politica?  Presidente Fini, e’ uno scherzo o pensi davvero di poter fare impunemente cose del genere? In casi come questi, di fronte alla palese prepotenza di una carica istituzionale verso un avversario politico, e’ lecito dire che mi sono rotto le scatole di questa gente che usa le istituzioni a proprio piacimento?

OGGI A VITERBO PER UNA DESTRA LIBERA

1 apr 2012
L’appuntamento di oggi pomeriggio a Viterbo (18,30, sala conferenze della Provincia) deve rappresentare l’occasione per riflettere seriamente su dove portare la destra italiana a un mese dalla bellissima manifestazione di marzo. Credo che dovremo fissare qualche parola d’ordine innanzi a noi, a partire dalla guerra a una politica che non si rende conto del discredito che la circonda; e dal conflitto verso l’Europa nel nome della sovranita’ nazionale. Casta politica e finanza mondiale sono i nemici del nostro popolo e mai come in questo caso la coerenza del pensiero di destra dovra’ guidarci nella battaglia, lunga e faticosa, da intraprendere. A me sembra incredibile che ci sia quasi rassegnazione a vedere in circolazione chi pensa, per aver rappresentato la seconda o la terza carica dello Stato, di poter contare su privilegi decennali. I presidenti della Camere i privilegi li hanno avuti gia’ durante il loro mandato: perche’ devono durare anche quando cessano dalla carica? E’ ingiustificabile che ci siano parlamentari che sono tali da piu’ di vent’anni, alcuni da trenta o addirittura da quaranta. E’ una pratica odiosa, quella della politica in Parlamento tutta la vita, che deve finire. E’ inaccettabile che la politica sia ridotta a mercato, se esistono deputati come Calearo che afferma candidamente di restare a Montecitorio per pagare il mutuo da dodicimila euro al mese. Non va odiato uno cosi’? Fanno schifo. Noi non staremo a guardare. E vogliamo drastiche riduzioni dei costi della politica. E la battaglia la faremo anzitutto dove siamo presenti. Alla regione Lazio c’e’ un disegno di legge che dimezza gli emolumenti dei consiglieri e chiederemo di discuterlo immediatamente. L’altra battaglia con cui identificare la destra e’ quella sull’Europa. Lo posso scrivere? A me, quest’Europa mi ha stufato. E se deve rappresentare una tortura, non ha davvero senso continuare a starci. Sara’ sempre peggio, se si lascia Mario Monti indisturbato nella firma dei trattati piu’ pericolosi: meccanismo europeo di stabilita’, patto di bilancio non sono formule neutre, ma rappresentano la dittatura finanziaria dell’Europa per i prossimi decenni. Dieci cento mille manifestazioni in tutta Italia per chiedere che il popolo possa dire la sua con un referendum. Organizziamole, raccogliamo adesioni, manifestiamo. Programmeremo un’altra grande manifestazione nazionale se non ci daranno ascolto. E saremo ancora di piu’ rispetto al 3 marzo. Ormai la marcia e’ partita, questa destra non la ferma piu’ nessuno.

PEGGIO DI FINI

29 mar 2012
Con La Destra si comportano peggio di Gianfranco Fini. Silvio Berlusconi e Angelino Alfano hanno il dovere di essere seri, altrimenti dobbiamo pensare che sono davvero lingue biforcute e che in particolare quello che e’ stato il leader del centrodestra italiano, nel 2008 abbia semplicemente sollecitato Fini a mettere un veto nei nostri confronti per impedirci l’ingresso in Parlamento. Quello che sta accadendo sulla riforma della Costituzione e su quella elettorale e’ indecente. Angelino Alfano non si degna di discuterne con quelli che evidentemente non considera più gli alleati del suo partito. Il che non e’ un dramma, ma bastava farcelo sapere. Aveva preso impegno formale a consultarci, si sta guardando bene dal farlo. Non fa niente, vorrà dire che anche lui sembra aspirare a entrare nella schiera dei nemici della nostra comunità. Ma quel che più mi dispiace e’ il silenzio complice di Silvio Berlusconi. Non vorrei dar ragione a chi in casa nostra mi invitava a non fidarmi di lui, che presto o tardi avrebbe deciso di rifare il giochino delle ultime elezioni politiche. Provo pena per chi non e’ capace di mantenere la parola. E profonda tristezza per quegli uomini e quelle donne che militarono nella destra italiana e ora stanno lì, silenti, timorosi di rischiare la poltrona parlamentare (vedo poche eccezioni a distinguersi nel dibattito politico, Matteoli, Rampelli, Giorgia Meloni con la coraggiosa intervista a Libero che vi propongo..e chissà se e' vero che La Russa fa resistenza...). Troppi altri non si rendono conto di essere finiti, che saranno eliminati uno ad uno se faranno passare la schifezza di legge elettorale che sta per essere scodellata loro. Non ci sarà mai più spazio per una nuova forza politica di destra, perché la legge dei numeri lo impedirà. Il problema non riguarderà noi, che andremo a prendere i nostri voti in quel 50 per cento di cittadini che oggi non dichiara che cosa intende fare, o che pare intenzionato a non votare. Li convinceremo a fare la guerra assieme a noi, contro i puttani della democrazia. Se dovesse passare questa legge, con che faccia continuerete a chiederci di salvare i vostri sindaci e assessori nel territorio (che e’ l’unico appetitoso argomento che vi interessa)? State decretando anche la loro morte politica. Intervista Giorgia Meloni su Libero

MENO DI MUSSOLINI

13 feb 2012
“Non e’ candidabile alle elezioni per la Camera dei Deputati o per il Senato della Repubblica chiunque ne abbia fatto parte almeno dal 1983”: sono pronto ad accettare qualunque legge che porti scritta questa frase nella riforma del sistema elettorale. C’e’ gente che nel 2013 avrà trascorso 30 anni in Parlamento, Beppe Pisanu addirittura una quarantina e ancora pretendono di rimanere lì, a rappresentare il popolo. Basta! Credo che ci voglia una norma che dia un segnale netto al nostro popolo, e nemmeno tanto pesante. In fondo, dopo trent’anni si può continuare a fare politica anche fuori dalla stanza dei bottoni, non e’ un grande sacrificio. Penso che col tesoretto accumulato si potrebbe persino acquistare un grattacielo a Montecarlo …. Mi ha molto colpito una frase sentita in tv da Francesco Pionati: “Con la legge elettorale che ci vogliono propinare, vieteranno la politica a forze politiche nuove e a facce nuove”. E’assolutamente vero, dalle voci che circolano sentiamo puzza di legge-casta, che serve a trasformare in seggi conquistati i voti perduti. Almeno – vorrei dire al giovane leader del Pdl, Alfano, magari lo proponesse nel famoso “tavolo” con Bersani e Casini, che impallidirebbero … - mettete nella legge una norma di cambiamento. Il regime di Benito Mussolini e’ durato dal 1922 al 1945: non vi chiediamo un limite di 23 anni in democrazia, portatelo pure a trent’anni, ma per carità mandateli a casa. Non se ne può più di una gerontocrazia che riguarda sessantenni che sono entrati giovanissimi in Parlamento e ora potrebbero dedicarsi ad altro. Del resto, non sarà un caso che l’età’ dei nostri rappresentanti istituzionali si sposta sempre più in alto: non c’e’ ricambio. A me sembrano tanti persino gli otto anni che in Parlamento ci ho trascorso io, figurarsi quando sento parlare di tre decenni senza staccare. E’ un nuovo modo di dire boia chi molla, quello che penserà Fini se dovesse leggere questa proposta. Ma anche per lui, come per tutti i ragazzi dell’83, deve venire il tempo della pensione. Prima di negare diritti agli elettori dei partiti che vorreste cancellare, annunciate il vostro sacrificio personale. Solo allora sarete sinceri nel pretenderlo da altri. Ve lo grideranno anche i nostri tantissimi ragazzi nella piazza tricolore di Roma il 3 marzo.

COSTI POLITICA E LIBERALIZZAZIONI, STORACE AI TG

21 gen 2012
[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=5FH1J9dZ1u4&feature=youtu.be[/youtube] Nel video i miei interventi nei telegiornali nazionali in merito a costi della politica e liberalizzazioni. La Destra ha proposto il dimezzamento degli stipendi dei consiglieri regionali per un triennio, portandoli a 5000 euro al mese, e la stessa iniziativa chiede possa essere presa anche in Parlamento, per dare un segnale concreto di vicinanza ai cittadini italiani. In tema di liberalizzazioni esprimiamo invece la nostra contrarietà a quelle che colpiscono taxi e farmacie, mentre chiediamo misure su banche ed energia, due settori sui quali intervenire prioritariamente.

DIMEZZARE GLI STIPENDI DELLA POLITICA

18 gen 2012
[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=d5zamJnX87s&fb_source=message[/youtube] Se il Parlamento esita, questo non e’ un buon motivo per farlo anche nel territorio. In un tempo di crisi drammatica per i cittadini, la politica ha il dovere di rendersi conto di quanto le ruota attorno e deve accettare quantomeno una sospensione dei privilegi di cui gode. Stipendi alti, che stridono con la realtà congiunturale del Paese. E trattamenti che se avevano un senso anni addietro, ora risultano clamorosamente ingiustificati. Per questi motivi, ieri, a nome de La Destra al Consiglio regionale del Lazio, assieme a Roberto Buonasorte abbiamo depositato una proposta di legge per la riduzione dei costi della politica, che intende ridurre per un triennio a 5000 euro netti mensili le indennità di carica dei consiglieri regionali, con la concomitante sospensione della diaria e dei rimborsi spese, abrogando infine l’indennità di fine mandato. E’ un intervento che proponiamo anche per far capire ai cittadini della nostra regione che non e’ vero che la classe politica sia insensibile rispetto ai sacrifici che le persone sono costrette a fronteggiare. Il profondo convincimento che ha portato La Destra a formulare questa proposta di legge fa riferimento alla sensibilità rivolta ai temi sociali che contraddistingue il nostro movimento, e nasce dalla constatazione che sia illusorio ridurre queste problematiche a semplici operazioni matematiche nei bilanci delle istituzioni, perché più strettamente connesse a un deterioramento etico della nostra società. E’ vero che questo tipo di provvedimenti non risolve le questioni di bilancio, ma introducono elementi di giustizia sociale: reputiamo necessario un cambio di passo della politica che per prima deve offrire esempio di morigeratezza se chiede poi ai cittadini di agire secondo i dettami dell’austerità. In questo contesto, si incastona la nostra proposta di legge che sottoponiamo al Consiglio regionale per dare un ulteriore segnale verso la riduzione dei costi della politica. Nella proposta, agli articoli 1 e 2, già da questa legislatura si abroga l’indennità di fine mandato, ritenendo superato e assolutamente anacronistico questo istituto, poiché non ha più senso che il mandato elettivo preveda una sorta di “liquidazione” al pari di un qualunque rapporto di lavoro. Infatti l’indennità di carica, e per alcuni anche di funzione, rappresenta un adeguato surrogato per la temporanea sospensione della propria attività lavorativa durante l’esercizio del mandato, il quale deve essere considerato sempre come un servizio reso al Paese. Nell’articolo 3, si propone invece la sospensione per un triennio dell’articolo 8 della L.R. n 14/98 che prevede lo stanziamento di somme di denaro a titolo di rimborso delle spese sostenute al fine di mantenere il rapporto tra eletto ed elettori, e per rendere più agevole l'esercizio della funzione. E’ il cosiddetto portaborse.  Formula, quella della legge vigente, che appare fin troppo vaga e terreno di ambiguità. Allo stesso modo, l’articolo 4 sospende per un triennio -  in coincidenza con la prevedibile durata della crisi economica - le norme contenute nella legge regionale 5 Aprile 1988, n. 19, attraverso la quale viene determinata la diaria e rimborsi spese ai consiglieri regionali del Lazio. In particolare l’attuale normativa riconosce ai consiglieri regionali, residenti in località distanti oltre 15 chilometri dalla sede del Consiglio regionale, un rimborso pari ad un quinto del prezzo di un litro di benzina super, per il doppio della distanza chilometrica percorsa in base a una media mensile calcolata in diciotto volte. Stessa ratio per l’articolo 5 della proposta che interviene, sospendendoli, sui rimborsi ai consiglieri regionali per le spese relative a missioni sul territorio nazionale e all’estero, oltre alla diaria per ogni giornata impegnata in queste attività. Riteniamo che l’attuale indennità di carica sia sufficiente al consigliere regionale per lo svolgimento delle proprie funzioni istituzionali, senza gravare ulteriormente sul bilancio regionale in questo momento di grave crisi economica, offrendo così un chiaro e incontrovertibile segnale di senso di responsabilità della politica verso i cittadini. Segnale che viene sottolineato all’articolo 6 comma 2 con l’indicazione che gli importi recuperati dalla momentanea sospensione dei rimborsi e diarie, che ammontano a centinaia di migliaia di euro, vadano a costituire un apposito capitolo di bilancio denominato “Proventi derivanti dalla riduzione dei costi della politica per interventi a favore delle famiglie e dei soggetti socialmente deboli”, legando il risparmio dei costi della politica alla concreta realizzazione di politiche sociali. Ci auguriamo di trovare orecchie attente e disponibilità all’interno dei gruppi del consiglio regionale. Noi comunque andremo avanti. Lo deve fare anche il Parlamento. Cliccando sul link successivo sarà possibile leggere la Proposta di legge Interventi per la riduzione dei costi della politica

NON RUBATE VOTI

20 dic 2011
E’ davvero impressionante la faccia tosta di chi perde voti e pensa di rubarceli in seggi. Lo voglio dire con chiarezza. Chi sta oggi in Parlamento, ci sta grazie ai veti a destra e sinistra: fu quel genio di Veltroni a teorizzare le alleanze corte e Berlusconi gli diede retta grazie ai veti di Fini contro noi e contro l’Udc. Ora gli stessi che hanno espulso dal Parlamento pezzi di società non rappresentati da loro, ci vogliono riprovare. Ed e’ bene che stiano attenti. Se la Corte Costituzionale da’ il via libera al referendum decide il popolo e si torna al mattarellum. Almeno con i collegi si gioca una partita bipolare, chi sta in mezzo deve scegliere da che parte stare. Se le pressioni sulla Corte hanno la meglio e il referendum non si fa, nessuno si metta in testa di tornare al vecchio proporzionale che ingannava gli elettori, non diceva loro quali alleanze si proponevano e poi in Parlamento facevano quel che gli pareva. Il bipolarismo va semmai rafforzando la rappresentanza popolare, troppo spesso messa in discussione dall’assenza di vincolo di mandato. Scrivete sulla legge che non si cambia partito, altro che storie. Casini e Franceschini sono quelli più impegnati nel tentativo di restaurazione, e ha fatto bene ieri l’on. Parisi a denunciarlo. Vogliamo sentire parole chiare anche da Angelino Alfano: che intenzioni hai? Se Alfano gioca una partita neodemocristiana ha il dovere di dirlo e noi il diritto di saperlo. Se punta a ricostruire il centrodestra, invece, ci ritroverà a fare la nostra parte. Ma e’ il momento di dirlo con chiarezza. Noi non abbiamo gradito il sì al governo dei tecnici un minuto dopo averlo sentito dire: o Berlusconi o elezioni. La verità la pretendiamo e anche per questo sfileremo con tante migliaia di persone il 4 febbraio a Roma. Per allora se ne saprà di più e tutti voi sapete che siamo destinati a crescere. Diventeremo ineliminabili per qualunque alternativa alla sinistra: non conviene farci inquietare.