No, non vogliamo mantenerli più.
Oggi sfilano i presunti liberatori, quelli che predicano libertà di stampa e praticano censura altrui. Quando comandano sono difensori assoluti del loro potere, quando soccombono lamentano il potere altro. La stessa cosa accade a parti invertite.
Noi no. Il video che Gioventù Italiana ha diffuso su Youtube lo dice a chiare lettere: non vogliamo più pagare gli esibizionismi dei canori dei poteri che si alternano, vogliamo libertà di esprimere le nostre idee che solo per una legge elettorale non hanno diritto di circolazione in Parlamento.
Gli elettori de la Destra pagano il canone. Fra un po’ di tempo potremo dire gli elettori de La Destra pagavano il canone. E la battaglia sarà vinta quando tutti gli italiani non saranno più costretti a versare un obolo odioso.
Ormai i nostri giuristi sono a buon punto. Mentre si organizzano banchetti per raccogliere firme a sostegno della disdetta del canone proposta da Il Giornale e da Libero, stiamo lavorando a mettere a punto quesiti referendari, petizioni popolari, ricorsi alla Corte Costituzionale.
E’ una battaglia che faremo anche per contestare i campioni della censura che sfilano oggi e che sono esattamente uguali a quelli che mettono nel loro mirino.
Vergognatevi tutti, vorremmo poter strillare a nome di quanti vorrebbero vedere immagini di un’Italia che si riconosce nella Nazione e nel Lavoro e non nelle escort che impazzano sugli schermi televisivi. Che brutta tv, quella che vediamo in queste settimane…
Ha scritto Adriano Tilgher su LaDestraNews: “Sembra veramente di stare in un’allucinante atmosfera da incubo, dove si capisce poco o niente. Se c’è un monopolio delle telecomunicazioni come mai la Rai attacca il monopolizzatore? Se la grande stampa può liberamente attaccare il capo del governo perché grida alla mancanza di libertà? Ma dall’altra parte perché il proprietario delle televisioni si fa attaccare pesantemente dalle stesse emittenti che dovrebbe controllare? E noi continuiamo a pagare il canone. Evidentemente assistiamo ad un’opera dei pupi dove ognuno recita un ruolo precedentemente stabilito, ognuno interpreta la propria parte interessata non alla salvaguardia della professione di giornalista, ma all’aumento del proprio prestigio e potere”.
E’ un’Italia che va a puttane.