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IMPRESENTABILI

2 feb 2010

          maschera
Nella coalizione di centrosinistra del Lazio ci sono gli impresentabili, quelli che è meglio che stanno nascosti, occultati, sotterrati.
La-candidata-più-onesta-del-mondo – così dice chi l’affianca senza rendersi conto che da decenni anche i radicali partecipano al banchetto dei rimborsi elettorali, radio inclusa – è donna che vuole stare al mondo e siccome non è proprio giovanissima si rende conto che bisogna liberarsi rapidamente di una domanda che frulla nella testa di molti: ma questa – dice il portiere sotto casa – perché è candidata? Già, tutti sanno che la Bonino c’è perché Marrazzo non c’è. Cancellato. Kaputt.

Eppure avevano parlato di una specie di santo laico, di un personaggio nobile che si era dimesso dopo essere stato pizzicato con trans e coca. Non è indagato, gridavano i suoi sodali anziché chiedersi perché ancora non sia stato indagato, chessò, come il povero Cucchi.
Ora non se ne parla più. E invece si deve parlarne, perché la coalizione che oggi dice di sostenere Bonino e ieri ci consegnò Piero Marrazzo ha il dovere della verità.
Se le sue dimissioni sono state “nobili”, perché ieri non lo hanno invitato all’inaugurazione del comitato elettorale di Emma Bonino? Quelli che ogni giorno strillano contro l’omofobia e candidano chi vuole la legalizzazione della droga, perché adesso nascondono la devastante –  almeno per noi – immagine del loro beniamino che alle fatiche della Regione privilegiava i sollazzi di via Gradoli?

Non basta dire che erano fatti suoi. E’ una straordinaria e orrenda pagina pubblica quella di un presidente della Regione che trascorreva altrove il tempo da destinare ai doveri d’ufficio, mentre fuori dalla sua porta bussavano precari e agricoltori, industriali e artigiani, malati e disperati.
La dicano una parola sull’impresentabile ex presidente che continua a percepire uno stipendio dall’amministrazione regionale.
Ma non la diranno. Del resto, per loro gli impresentabili sono molti. Lo è diventato persino il povero senatore Stefano Pedica, dell’Italia dei Valori, al quale ieri i dirigenti del partito democratico volevano impedire di stare sul palchetto allestito per l’inaugurazione del comitato elettorale di maga Emma. Stava finendo a botte tra “alleati”. Ognuno dice all’altro di sparire…

FANTASMI E AVVOLTOI

25 set 2009

                              avvoltoi

In Italia si vendono – dicono le statistiche – circa sei milioni di copie di quotidiani. Se, in nome della semplificazione e per risparmiare contributi pubblici, si approvasse una norma che prevedesse ad esempio che in edicola possono andare solo i quotidiani che superano il 4% del venduto, 240mila copie, probabilmente Il Tempo non lo troveremmo più. E il pluralismo perderebbe una voce preziosa.

Lo scrivo dopo aver letto l’articolo di Fabrizio Dell’Orefice, che denuncia i partiti fantasma che percepiscono rimborsi elettorali. E si lamenta che La Destra e la Fiamma Tricolore, nella lista che formarono alle elezioni politiche del 2008, con il 2,4% dei voti – in copie di giornali 144.000, in voti quasi un milione… – percepiscono un milione di euro l’anno come rimborso delle spese sostenute e i creditori alle calcagna.
Nulla da dire: è vero. Non essere in Parlamento solo per la legge elettorale e non per non aver preso più voti di forze politiche che in Parlamento ci stanno, è sufficiente per l’offensiva definizione di fantasmi rivolta verso chi rappresenta una comunità i cui vertici hanno rinunciato ad appetitose carriere ministeriali nel nome della coerenza?

Invito Il Tempo a fare uno sforzo in più e magari potrà informare i suoi elettori con maggiore approfondimento della truffa vera che non denuncia, e che riguarda i partiti che se non si possono definire fantasmi, ben meritano l’appellativo di avvoltoi.
Per le elezioni europee sono stati stanziati una cinquantina di milioni di euro l’anno per cinque anni – una torta di duecentocinquanta milioni di euro, 500 miliardi delle vecchie lire – corrispondenti ad un euro ad elettore. Su 50 milioni di aventi diritto al voto, si sono recati alle urne in 32 milioni.
Primo dato: non si sono ridotti a 32 i 50 milioni di euro stanziati annualmente.
Hanno intascato i rimborsi per la campagna elettorale i partiti che hanno superato il 4% dei voti validi, come se quelli che non l’hanno superato non avessero speso soldi.
Secondo dato conseguente: la torta dei 50 milioni annui è stata spartita tra le forze politiche che hanno totalizzato circa 25 milioni di voti, dal Pdl alla Lega, dal Pd all’Italia dei Valori all’Udc. Ovvero, con la metà dei voti hanno intascato il doppio.

E così, il Pdl anziché beneficiare di dieci milioni di euro corrispondenti agli elettori che l’hanno votato, porta in cassa il 35% dei 50 stanziati, ovvero 17,5 milioni. Il Pd ne sgraffigna 13 milioni  anziché 8.
E potrei continuare con gli altri ammessi al riparto.
Se si moltiplica per cinque anni ognuna delle cifre, si capisce bene a quanto ammonta il bottino.
Un po’ di coraggio, dunque, disturbate il manovratore e convincetelo a lasciare nelle casse dello Stato quello a cui non hanno diritto. Tremonti si ritroverebbe 25 milioni di euro l’anno in più. Anche se ai partiti ne dovessero toccare 25 in meno.

Europee: martedì La Destra protesta contro la riforma

1 feb 2009

La Destra si mobilita contro la proposta di introdurre lo sbarramento al 4% alle prossime elezioni Europee. In occasione della discussione del testo di riforma in programma martedì prossimo alla Camera, il Movimento del segretario Francesco Storace darà voce alla protesta con una serie di manifestazioni.
Martedì 3 e mercoledì 4 febbraio, a partire dalle ore 10 e fino a sera, La Destra organizzerà un presidio in via del Corso, nei pressi della Galleria “Alberto Sordi”, mentre altri militanti si mobiliteranno, anche nella giornata di giovedì 5, a Largo Goldoni, sin dal primo pomeriggio.


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