
In Italia si vendono – dicono le statistiche – circa sei milioni di copie di quotidiani. Se, in nome della semplificazione e per risparmiare
contributi pubblici, si approvasse una norma che prevedesse ad esempio che in edicola possono andare solo i quotidiani che superano il 4% del venduto, 240mila copie, probabilmente
Il Tempo non lo troveremmo più. E il pluralismo perderebbe una voce preziosa.
Lo scrivo dopo aver letto
l’articolo di Fabrizio Dell’Orefice, che denuncia i partiti fantasma che percepiscono
rimborsi elettorali. E si lamenta che La Destra e la Fiamma Tricolore, nella lista che formarono alle elezioni politiche del 2008, con il 2,4% dei voti – in copie di giornali 144.000, in voti quasi un milione… - percepiscono un milione di euro l’anno come rimborso delle spese sostenute e i creditori alle calcagna.
Nulla da dire: è vero. Non essere in Parlamento solo per la legge elettorale e non per non aver preso più voti di forze politiche che in
Parlamento ci stanno, è sufficiente per l’offensiva definizione di fantasmi rivolta verso chi rappresenta una comunità i cui vertici hanno rinunciato ad appetitose carriere ministeriali nel nome della coerenza?
Invito Il Tempo a fare uno sforzo in più e magari potrà informare i suoi elettori con maggiore approfondimento della
truffa vera che non denuncia, e che riguarda i partiti che se non si possono definire fantasmi, ben meritano l’appellativo di avvoltoi.
Per le elezioni europee sono stati stanziati una cinquantina di milioni di euro l’anno per cinque anni – una torta di duecentocinquanta milioni di euro, 500 miliardi delle vecchie lire – corrispondenti ad un euro ad elettore. Su 50 milioni di aventi diritto al voto, si sono recati alle urne in 32 milioni.
Primo dato: non si sono ridotti a 32 i 50 milioni di euro stanziati annualmente.
Hanno intascato i rimborsi per la campagna elettorale i partiti che hanno superato il 4% dei voti validi, come se quelli che non l’hanno superato non avessero speso soldi.
Secondo dato conseguente: la torta dei 50 milioni annui è stata spartita tra le forze politiche che hanno totalizzato circa 25 milioni di voti, dal Pdl alla Lega, dal Pd all’Italia dei Valori all’Udc. Ovvero, con la metà dei voti hanno intascato il doppio.
E così, il
Pdl anziché beneficiare di dieci milioni di euro corrispondenti agli elettori che l’hanno votato, porta in cassa il 35% dei 50 stanziati, ovvero 17,5 milioni. Il
Pd ne sgraffigna 13 milioni anziché 8.
E potrei continuare con gli altri ammessi al riparto.
Se si moltiplica per cinque anni ognuna delle cifre, si capisce bene a quanto ammonta il bottino.
Un po’ di coraggio, dunque, disturbate il manovratore e convincetelo a lasciare nelle casse dello Stato quello a cui non hanno diritto.
Tremonti si ritroverebbe 25 milioni di euro l’anno in più. Anche se ai partiti ne dovessero toccare 25 in meno.