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INDIGNATI

22 lug 2009

chiavi

di Francesco Storace

E’ semplicemente allucinante la sentenza che ha dato appena 3 anni di reclusione -chissà se mai li sconterà- ad un delinquente romeno di 36 anni che, ubriaco e senza patente, uccise un giovane romano, Marco Picano, nel febbraio scorso, ferendone gravemente la fidanzata.
Dopo l’investimento, se ne andò tranquillamente al bar a sorseggiare un’altra birra.
E lì i carabinieri lo salvarono dal linciaggio delle persone che lo avevano riconosciuto.

Oggi possiamo dire, visto che se critichi una sentenza e sei un cittadino comune rischi pure il processo per diffamazione, che i carabinieri fecero male a salvarlo…

Provino a girare su facebook, su internet, ma anche nelle case quei magistrati a tastare il polso di tantissimi cittadini, indignati perché nelle aule di tribunale si recita che la legge è uguale per tutti e poi si assiste a questo triste spettacolo.

La domanda più frequente è: “Ma se quel ragazzo ammazzato fosse stato figlio loro, la sentenza sarebbe stata uguale?”.

Magari accade che a Lucca una persona viene condannata a un anno e dieci mesi per uno sputo ad un avversario politico (di sinistra, of course).
Una vita umana vale tre anni.

Chissà che non sia prevalsa persino un’ipocrita e sconcertante pena per lo straniero che indubbiamente avrà un avvocato davvero in gamba, ma resta lo stupore -si può dire?- per una decisione che allontana sempre più i cittadini dal valore che ognuno di noi darebbe alla parola giustizia.
Una parola, appunto.

Del resto, nella biografia del giudice, Giovanni De Donato, spiccano anche pubblicazioni che ne lasciano intuire il pensiero  “Giurisdizione e cultura democratica nella crisi dello Stato sociale e dello Stato-nazione”, tanto per citare un contributo al volume “La magistratura progressista nel mutamento istituzionale”…
E’ lo stesso giudice -o sarà un’omonimia?- che a febbraio diede 3 anni a un rom di origine croata che sempre nella Capitale investì 11 persone, non riuscendo però ad ammazzarne nessuna.

Vorremmo chiedere ai neopotenti di questo paese quando la smetteranno di occuparsi di intercettazioni e giornali, vorremmo chiedere ai giornalisti di questo paese quando si occuperanno delle tragedie del cittadino comune, vorremmo chiedere a quel giudice che cosa ha raccontato alla sua famiglia.

C’è un’altra famiglia, la famiglia Picano, che ha perso un figlio; e la pena -grazie all’istituto del patteggiamento- è quella che leggiamo increduli.

Mai come in questo caso la parola indignazione ha un senso.
Sì, forse quei carabinieri furono troppo buoni.
Se lo avessero lasciato alla folla, magari 3 anni di ospedale se li faceva, questo delinquente!

 

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VIGILI AGGREDITI, ROM COCCOLATI: QUANDO FINIRA’?

29 giu 2009

                           polizia-municipale

di Francesco Storace 

A  Roma i vigili sono aggrediti, i rom sono coccolati. Ed è gravissimo che l’episodio accaduto ieri – trecento rom a caccia di 8 agenti della polizia municipale, solo perché impegnati nella lotta all’abusivismo nei mercati – diventi appena un episodio di cronaca da relegare in qualche trafiletto e non solleciti l’indignazione più forte dell’amministrazione capitolina e un’autentica svolta che porti, finalmente e definitivamente, a schierarsi dalla parte di chi garantisce sicurezza e rispetto della legge e non ad adoperarsi per un’integrazione fasulla rivolta a chi non mostra di meritarla.

Domani presenterò una dettagliata interrogazione al sindaco per denunciare che già il mese scorso, nello stesso mercato, c’era stata una violenta contestazione ai vigili urbani da parte di appartenenti ai centri sociali di zona che avevano insultato pesantemente la polizia municipale a difesa dell’illegalità presente nel mercato di Porta Portese est.
Nell’interrogazione elencherò una serie di episodi di violenza subiti dai vigili di Roma da parte di italiani e stranieri e davvero non c’è bisogno di cincischiare con le comunità rom, come se non bastassero i delinquenti di casa nostra.

Vogliamo sapere di ogni episodio quali sono state le conseguenze giudiziarie, perché si ha la sensazione di un lassismo assolutamente disdicevole, che disarma moralmente chi deve essere invece sostenuto nel suo presidio quotidiano a tutela della legge e dei cittadini onesti.
I cittadini sono esasperati e attendono azioni concrete e non parole vuote.

LEGGI interrogazione-vigili-aggrediti

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GIUSTIZIA ITALIANA: QUATTRO OMICIDI, SEI ANNI DI GALERA

10 dic 2008

                  

di Francesco Storace

Niente sconto di pena per Marco Ahmetovic, il rom che, ubriaco al volante, travolse ed uccise quattro ragazzi – ferendone gravemente un quinto – ad Appignano del Tronto nell’aprile 2007. La Cassazione  ha reso definitiva la condanna a sei anni, sei mesi e 20 giorni di reclusione per Ahmetovic”.

A darne notizia, ieri, è stata l’agenzia Ansa. Una notizia come tante, che è scivolata via tra l’indifferenza generale. Nessuno ha gridato allo scandalo, nessuno ha alzato la voce, per dire, chiaro e forte, che sei anni e mezzo di galera, per un killer della strada, che ha stroncato la vita di quattro giovanissimi, non solo sono pochissimi, ma rappresentano un insulto alle famiglie di quei giovani.
E, allora, nel silenzio generale, strilliamo noi: è una vergogna!

Arriveranno i soliti Soloni a spiegarci che il codice prevede questo e che di più no, proprio non si poteva.
Magari saranno gli stessi Soloni che rilasciano dichiarazioni a iosa, sostenendo che la Giustizia in Italia va riformata perché il vero problema è la separazione delle carriere.
Nossignori, il vero problema è proprio la Giustizia, che condanna a soli sei anni un killer della strada.
E’ questo tipo di Giustizia che gli italiani vogliono vedere sottoposto a un serio e realistico lavoro di riforma: chi uccide le persone sulle strade, perché ubriaco o drogato, deve pagare con pene severissime.

Invece di parlare astrattamente di riforme, Berlusconi, il “ministro” Alfano e il ministro vero Ghedini diano ascolto alla sete di giustizia del popolo italiano. Che se ne frega della separazione delle carriere, ma vuole vedere per decenni dietro le sbarre chi ha spezzato i sogni di quattro innocenti ragazzi, gettando nella disperazione intere famiglie.


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