INDIGNATI
di Francesco Storace
E’ semplicemente allucinante la sentenza che ha dato appena 3 anni di reclusione -chissà se mai li sconterà- ad un delinquente romeno di 36 anni che, ubriaco e senza patente, uccise un giovane romano, Marco Picano, nel febbraio scorso, ferendone gravemente la fidanzata.
Dopo l’investimento, se ne andò tranquillamente al bar a sorseggiare un’altra birra.
E lì i carabinieri lo salvarono dal linciaggio delle persone che lo avevano riconosciuto.
Oggi possiamo dire, visto che se critichi una sentenza e sei un cittadino comune rischi pure il processo per diffamazione, che i carabinieri fecero male a salvarlo…
Provino a girare su facebook, su internet, ma anche nelle case quei magistrati a tastare il polso di tantissimi cittadini, indignati perché nelle aule di tribunale si recita che la legge è uguale per tutti e poi si assiste a questo triste spettacolo.
La domanda più frequente è: “Ma se quel ragazzo ammazzato fosse stato figlio loro, la sentenza sarebbe stata uguale?”.
Magari accade che a Lucca una persona viene condannata a un anno e dieci mesi per uno sputo ad un avversario politico (di sinistra, of course).
Una vita umana vale tre anni.
Chissà che non sia prevalsa persino un’ipocrita e sconcertante pena per lo straniero che indubbiamente avrà un avvocato davvero in gamba, ma resta lo stupore -si può dire?- per una decisione che allontana sempre più i cittadini dal valore che ognuno di noi darebbe alla parola giustizia.
Una parola, appunto.
Del resto, nella biografia del giudice, Giovanni De Donato, spiccano anche pubblicazioni che ne lasciano intuire il pensiero “Giurisdizione e cultura democratica nella crisi dello Stato sociale e dello Stato-nazione”, tanto per citare un contributo al volume “La magistratura progressista nel mutamento istituzionale”…
E’ lo stesso giudice -o sarà un’omonimia?- che a febbraio diede 3 anni a un rom di origine croata che sempre nella Capitale investì 11 persone, non riuscendo però ad ammazzarne nessuna.
Vorremmo chiedere ai neopotenti di questo paese quando la smetteranno di occuparsi di intercettazioni e giornali, vorremmo chiedere ai giornalisti di questo paese quando si occuperanno delle tragedie del cittadino comune, vorremmo chiedere a quel giudice che cosa ha raccontato alla sua famiglia.
C’è un’altra famiglia, la famiglia Picano, che ha perso un figlio; e la pena -grazie all’istituto del patteggiamento- è quella che leggiamo increduli.
Mai come in questo caso la parola indignazione ha un senso.
Sì, forse quei carabinieri furono troppo buoni.
Se lo avessero lasciato alla folla, magari 3 anni di ospedale se li faceva, questo delinquente!
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