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SIA UN ANNO DI DESTRA. DI DESTRA VERA

31 dic 2009
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Auguri. Auguri di cuore a tutti quelli che hanno sofferto con noi dal 2007 ad oggi. A tutti quelli che ci hanno creduto con pazienza e militanza, con sacrificio e passione.
Salutiamo l’arrivo del 2010 con la speranza che sia l’anno della Destra, quella vera, quella nostra, che torna ad essere protagonista della battaglia politica.

Gli anni che ci lasciamo alle spalle ci hanno dato una grande soddisfazione, quella di trovare una comunità che sa di essere tale. Ma dopo la fondazione nel 2007, l’espulsione dal Parlamento nel 2008 e le sbarre alzate all’ingresso di Strasburgo nel 2009, il 2010 può coincidere con la svolta rappresentata dalla presenza nelle istituzioni.

Con Silvio Berlusconi, assieme a Teodoro Buontempo, nelle settimane scorse ho raggiunto l’intesa per un’alleanza generale alle Regionali con l’apparentamento formale con le liste de La Destra nel territorio. L’8 gennaio riunirò l’esecutivo del partito per verificare il punto della situazione in ognuna delle Regioni dove si vota.
Con particolare riguardo al Nord, dove l’accordo con il partito di maggioranza relativa stenta a decollare, stando a quanto mi riferiscono alcuni segretari regionali. Ma credo che tutto dipenda dalle difficoltà finora registrate nella scelta dei candidati presidenti e dalle feste natalizie.

Il buon anno lo vogliamo rivolgere comunque alle strutture di tutta Italia, incluse quelle che si trovano ad operare in realtà dove vigono sbarramenti regionali elevati – 4 per cento in Toscana, Puglia e Calabria – a cui occorrerà sopperire con soluzioni idonee a garantirci rappresentanza. Le Regioni, oggi, sono il luogo dove si decide di più – più che in Parlamento – e sarebbe insensato rinunciare ad una presenza.

Buon anno, permettetemelo, anche ai militanti della mia Regione, il Lazio, a cui dedicherò un post subito dopo Capodanno per la manifestazione che svolgeremo a Roma il 23 gennaio con Renata Polverini.

Ma buon anno soprattutto a questa nostra amata Patria, a cui abbiamo dedicato la nostra esistenza politica. La Patria della Nazione e del Lavoro si farà sentire nelle urne di marzo, con i consensi che sapremo raccogliere. E tutti saremo orgogliosi che valeva proprio la pena di fare qualche sacrificio per tornare a sorridere per aver vinto da soli, senza regali.

Regionali: Storace, soglia 4% è incostituzionale

24 set 2009

In merito all’ipotesi avanzata dal Pdl, con una proposta a prima firma del deputato Peppino Calderisi, di introdurre una soglia di sbarramento del 4% alle regionali, Francesco Storace commenta così:

L’incostituzionalità della proposta Calderisi in tema di ennesimo sbarramento, questa volta per le regioni e gli enti locali, è palese: la Costituzione prevede norme di principio da parte del Parlamento.
Calderisi si spinge a scrivere nella sua proposta che il 4 per cento è immediato e senza nemmeno leggi regionali di recepimento, quasi che fosse un decreto legge.
Di più: Calderisi impone alle regioni il proporzionale. Ma se una regione volesse autonomamente adottare il sistema elettorale maggioritario uninominale all’americana, del 4 per cento non resterebbe traccia.
Conclusione: lascino lavorare le regioni che già stanno facendo danni da sole.

Regionali: Storace, soglia 4% palesemente incostituzionale

24 set 2009

(ANSA) – ROMA, 24 SET – «L’incostituzionalità della proposta Calderisi in tema di ennesimo sbarramento, questa volta per le regioni e gli enti locali, è palese: la Costituzione prevede norme di principio da parte del Parlamento».
Così il segretario de La Destra, Francesco Storace, commenta l’ipotesi avanzata dal Pdl con una proposta a prima firma del deputato Peppino Calderisi di introdurre una soglia di sbarramento del 4% alle regionali.
«Calderisi – sottolinea Storace – si spinge a scrivere nella sua proposta che il 4 per cento è immediato e senza nemmeno leggi regionali di recepimento, quasi che fosse un decreto legge. Di più: Calderisi impone alle regioni il proporzionale. Ma se una regione volesse autonomamente adottare il sistema elettorale maggioritario uninominale all’americana, del 4 per cento non resterebbe traccia. Conclusione: lascino lavorare le regioni che già stanno facendo danni da sole».

COLPO DI TESTA

20 set 2009

 Renato Brunetta

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Quando parla Bossi, si dice che parla ai suoi tifosi. Ora, che a parlare è stato Brunetta, si dirà che anche lui ha una curva che attende di invocarlo.
Vorremmo ministri che invece parlino al Paese, che lo rassicurino, che non creino ansia.
E invece sparano ad alzo zero.

Parliamoci chiaro, non tutto quello che ha detto Brunetta a Cortina e che oggi campeggia su giornali e tv, è sballato. Può darsi che ci siano in movimento poteri altri rispetto al governo che si stiano muovendo per ribaltare la sovranità popolare.
E’ una storia che ciclicamente si ripete in Italia. Ma un ministro deve stare attento a contenuti e forma.
La forma oggettivamente è stata abbastanza discutibile: le immagini televisive sono eloquenti, quel tipo di esibizione ce l’aspettiamo più da Beppe Grillo che da un membro del governo della Repubblica.
Il contenuto è ancora più discutibile, almeno dal punto di vista politico.

A nessuno di noi piace questa sinistra italiana e non versiamo affatto lacrime se resta all’opposizione ancora un po’ e del resto anche nei servizi tg registrano polemiche tutto sommato scontate. Ma se un ministro parla di colpo di Stato, ci allarma.
Sono appena state sopite le polemiche violentissime nel centrodestra tra Berlusconi e Fini, tra Fini e Bossi e via discorrendo. Il terrore di Kabul ha richiamato tutti (quasi) alla realtà di una tragedia immane, di fronte alla quale la diatriba doveva cessare.

Ma ci chiediamo: una maggioranza parlamentare così larga che cosa ha da temere all’esterno di sé? Chi potrà mai sovvertire il verdetto delle urne se non ci saranno sabotatori interni alla coalizione di governo?
Se la domanda è sensata, dopo la sparata di Brunetta, c’è da chiedersi se si punti alla luna o più semplicemente al dito. Sembra che nella maggioranza regni una paura fottuta di quinte colonne.

E’ abbastanza deprimente, dopo aver spacciata come moneta buona la semplificazione della politica a suon di sbarramenti elettorali che ora vogliono replicare anche in regioni, province e comuni. Si diano una calmata e governino, perché questo è il mandato che hanno ricevuto dal popolo sovrano. Noi li avevamo avvisati: un colpo di testa non cancella la verità. Un patto forzoso non garantisce lealtà.

PRONTI PER LE REGIONALI

2 lug 2009

                               foto-storace

 

Obiettivo Regione Lazio. In un’intervista pubblicata oggi sul quotidiano Liberoe che vi proponiamoFrancesco Storace spiega le strategie de La Destra in vista delle prossime regionali, in programma fra meno di un anno.
“Nel centrodestra credo che si debba aprire una discussione sul candidato – sottolinea – e se si tratta di una persona che ha fatto parte della mia giunta sarà un motivo in più per sostenerlo. Ma bisogna sbrigarsi”.
La vittoria, avverte comunque Storace, non è scontata.

LEGGI libero-2_07_09-storace-mi-candido-alla-regione-lazio

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DIMISSIONI PER IL FUTURO

12 giu 2009

            f-storace-la-destra

di Francesco Storace

Quando siamo nati l’Italia assisté alla Costituente ad una destra che voleva sostenere Berlusconi. Quanto senso ha aspettare che si tolga di mezzo?
E’ un interrogativo che mi frulla da qualche tempo nella testa e che ieri è riecheggiato nella riunione dell’esecutivo politico, dopo che è stato esplicitato da un nostro dirigente, Walter Stafoggia. E che deve essere seguito da un’altra domanda: c’è, in questa Italia senza etica, uno spazio politico per una destra che non voglia essere berlusconizzata?
In poche parole: quell’autonomia – che è libertà – che non siamo riusciti a far capire in trenta giorni di campagna elettorale, è o no un valore? E’ sufficiente la nostra semplice forza a rappresentare un disagio che  nella società è etico, morale, sociale, politico?

Attorno alle risposte a queste domande si deve articolare una riflessione seria. Le mie dimissioni, che saranno all’ordine del giorno del Comitato Centrale, devono servire a discutere per trovare la determinazione necessaria a lanciare un progetto per l’Italia.
Se non ne siamo all’altezza, è assolutamente inutile che io resti alla guida de La Destra. Il problema non è chi guida il movimento, ma il posizionamento che devono avere le nostre idee nella società nazionale. Contenuti e contenitore, dunque.

Con estrema chiarezza: dopo le Europee avremo meno quattrini, più censura, nuovi sbarramenti elettorali.
Meno quattrini perché i partiti grandi si sono spartiti anche i soldi di chi non ha superato il 4 per cento e di chi non è andato a votare. 30 milioni di voti validi, 26 milioni oltre il 4 per cento, si cuccano anche i soldi corrispondenti ai restanti 20 milioni di non votanti e ai 4 sotto soglia.
Più censura, perché fuori dalle istituzioni i media avranno più alibi per non parlare di noi.
Nuovi sbarramenti, perché i partiti più grandi spingeranno l’acceleratore anche nelle regioni e negli enti locali.

Restiamo fermi? Sventoliamo la bandiera?
An non ne aveva bisogno. Se ha cambiato strada è solo per opportunismo e sfrenata voglia di potere. Non avevano problemi di sbarramenti, ma solo il terrore di perdere voti. Noi abbiamo desiderio di rappresentanza per le nostre idee e dobbiamo ragionare attorno a un progetto che raggruppi l’Italia dei coraggiosi, dove nessuno osi farci il Dna per la nostra memoria storica.
L’Italia che non si rassegna allo sgretolamento dei valori, alla separazione tra nord e sud, alla cancellazione dell’identità culturale della Nazione, all’affossamento dell’etica.
Non abbiamo fondato un’associazione, ma un partito che ambisse a parlare alla società e a raccoglierne il consenso. Se ogni volta l’asticella è spostata in avanti, occorre ragionare sulla strada da percorrere.

E’ bello dire di essere la vera destra; salvo poi scoprire che basta aprire il Corriere della Sera e leggere che per Franceschini, e non solo per lui, la destra è Berlusconi, che è di destra il becerume leghista sull’immigrazione, che è destra il giustizialismo dipietrista, e che magari pure Ferrero è di destra per Nicky Vendola (o viceversa).

E’ insufficiente il nostro nome per raccogliere i consensi di destra, questa è la verità. Se il Comitato Centrale la penserà diversamente, mi adeguerò e seguirò disciplinatamente le indicazioni che darà il nuovo segretario del partito. Ma non mi si chieda di non prendere atto della realtà.
La stessa alleanza europea era l’unica strada da percorrere per tentare di uscire dall’angolo. Avrei preferito farla solo con Lombardo – molti sanno che non mi convincevano né Pionati né Fatuzzo, non per problemi personali, ma per cultura politica – e con Romagnoli, ma abbiamo dovuto fare la strada con chi c’è stato.

E’ un motivo per mandare tutto all’aria il fatto che non siamo riusciti a trasferire sulle Europee i voti raccolti alle amministrative e che, dati alla mano, sarebbero stati sufficienti a raggiungere il quorum?
Evidentemente non erano maturi i tempi, i processi politici non si improvvisano in trenta giorni, non c’era respiro politico ma solo cartello elettorale.

Ora dobbiamo ragionare bene sul da farsi.
Il berlusconismo, seppure non invincibile, sul fronte destro è un fiume in piena. Lo arginiamo con l’unione degli zero virgola di destra?
E’ esemplare il dato della Fiamma Tricolore e lo dico senza alcuna acrimonia: ha preso la stessa percentuale del 2004, ma questa volta era senza la concorrenza di un simbolo nel cui nome c’era scritto Mussolini, senza la fiamma di An e con la scarsa riconoscibilità del nostro, al punto che molti voti di preferenza espressi ai nostri candidati sono andati proprio al simbolo del partito di Romagnoli. Ci sono testimonianze in tutta Italia di quanto è accaduto.

Sbagliato il simbolo vuol dire sbagliata una politica? Se così fosse, visto che Romagnoli festeggia, dovremmo dire che il simbolo giusto è quello suo. Alzi la mano chi lo pensa. Io no. Se il Comitato Centrale lo pensa, mettiamo Romagnoli al mio posto e il problema è risolto. E’ più furbo, diciamo. E invece anche lui dovrebbe ragionare seriamente e lo prenda come invito a farlo una volta per tutte.

Smettiamola col vagheggiare soluzioni impolitiche, la nostra prospettiva non è né al confine dell’estrema destra, né nello stomaco del Popolo della libertà, ma sta nella costruzione di un’area autonoma capace di agonismo più che di antagonismo. Che se ne freghi della mistica fasulla del 25 aprile, ma pensi all’Italia del futuro lasciandola libera di giudicare la storia senza contorsionismi.

Dunque, dimissioni davanti al Comitato Centrale per dovere e perché c’è bisogno di pensare più in grande.
Vivacchiare con festeggiamenti per un 3 per cento in una provincia o l’altra non ha senso. Passare il tempo a sedare litigi personalistici nel territorio – persino dove la struttura scarseggia – non è il mestiere che sognavo.
Il 4 luglio di due anni fa lasciai Alleanza Nazionale e sono ancora convinto di aver fatto bene.
Fino al 4 e al 5 luglio di quest’anno abbiamo tutti il tempo necessario per riflettere. C’è da combattere una grande battaglia politica contro il degrado sociale e morale della nazione. E’ il tempo in cui le famiglie si sfasciano con troppa facilità perché manca la speranza, non c’è lavoro.
L’Italia chiede risposte di legalità, di socialità. Vuole rappresentanza per gli italiani e non solo per gli immigrati, chiede aiuto quando entra in una banca.
Ci vogliamo provare? Non voglio imporre nulla a nessuno, quello lo faceva qualcun altro. Voglio solo tentare di persuadere.

COMITATO CENTRALE IL 4 E 5 LUGLIO

11 giu 2009

                              la-destra

di Francesco Storace

Ho convocato il Comitato Centrale de La Destra per il 4 e 5 luglio, comunicando oggi all’Esecutivo del movimento la volontà di rassegnare il mandato in quella sede.

Occorre una profonda riflessione sul posizionamento politico delle nostre idee e sulla nostra capacità di coinvolgere fasce di elettorato ben più vaste di quelle che ci hanno votato alle Europee e sempre più senza rappresentanza.

Il Mpa è stato un alleato leale e va ripresa un’interlocuzione su basi di chiarezza.
Ma su tutto deve emergere una novità e occorre lavorare per questo.
Il problema non è chi guida La Destra , ma quale ruolo deve avere.


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