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BANDITI E PENTITI

3 dic 2009
                           regione_lazio Questa che vi racconto è una storia amara, la storia amara che mi fece dimettere da ministro e che venne orchestrata da banditi e pentiti. E ora è possibile conoscere finalmente la verità. Le carte che questa mattina il mio legale Bruno Naso depositerà in udienza, testimoniano che il processo Laziogate è stato costruito a tavolino, le dichiarazioni del cosiddetto pentito Dario Pettinelli hanno avuto un compenso preventivo. Pagato da Lait spa, la società informatica della Regione Lazio, presidenza Marrazzo. Altro che trans, si è usata un’istituzione con i soldi dei cittadini per sbattere in prima pagina e non ancora in galera un avversario politico. I principali testimoni d’accusa al processo sono il signor Dario Pettinelli, coniugato con la signora Sabrina Girardi, e Alessandra Poggiani, da poche settimane ex direttore di Lait spa, società regionale che è parte civile… Nave Argo srl è la società che si è vista affidare da Lait spa (la società informatica della Regione nata con la trasformazione di Laziomatica) la realizzazione di un servizio radioweb per la Regione Lazio mai effettuato. Sul sito www.naveargo.com la Regione Lazio è indicata nella rubrica “i nostri clienti”. La registrazione del dominio naveargo.com è a nome di Dario Pettinelli. Amministratore della Nave Argo srl è Sabrina Girardi, moglie di Pettinelli. Sede legale di Nave Argo è Largo Messico 13, sede operativa Via Antonio Vivaldi 12. Presso Via Vivaldi 12 è ubicata anche la sede della testata registrata presso il tribunale di Roma, Italia Tv, direttore responsabile Dario Pettinelli. Nel sito della testata, si legge che Italia Tv “attraverso NAVE ARGO, società di produzione in Roma, realizza contenuti video in alta definizione che coadiuvano la produzione delle notizie”. Nel 2009 l’assemblea dei soci di Nave Argo registra un incremento notevole dei ricavi della società da prestazioni di servizi: 180mila euro nel 2008 rispetto ai 122mila del 2007, che erano comunque il doppio del 2006 con 60mila euro. Solo 20mila erano gli euro ricavati nel 2005… niente nel 2004. Come detto sopra, Lait spa è parte civile nel processo Laziogate. Dario Pettinelli ha patteggiato a marzo 2007 la condanna nel processo. Pettinelli ha testimoniato il 23 dicembre 2008. Nei mesi di giugno e di ottobre Nave Argo aveva ricevuto quasi centomila euro da Lait. Non si sa se ci sono ulteriori compensi, magari da altri assessorati regionali… Si arriva casualmente a scoprire l’intreccio da un’interrogazione – rimasta senza risposta - del consigliere regionale del Pd del Lazio, Alessio D’Amato, che proprio nell’ottobre 2008 chiede conto all’allora assessore Michelangeli delle spese effettuate da Lait per finanziare una web radio per il portale della Regione Lazio. Si viene così a sapere che con determina del dipartimento istituzionale della regione A3270 del primo ottobre 2007, sul capitolo R31507 di competenza della presidenza della giunta regionale, sono stati impegnati quasi 113mila euro da destinare alla Lait per la finalità indicata. Con una successiva determina dell’anno successivo, la A1908, vengono impegnati altri 113mila euro, in totale 226mila. I dubbi di D’Amato si fermano a chiedere perché non si sia fatta una gara ad evidenza pubblica e a chiedere notizie se l’attività della web radio, pagata, si sia mai realizzata. La Regione non può rispondere: la radio web non è mai decollata e la gara pubblica non si può fare per evitare di fare scoprire uno scandalo, quello del pagamento da parte di Lait per un servizio reso in tribunale contro l’avversario politico, con somme versate alla società di un condannato (nel marzo 2007…) dopo patteggiamento per reati commessi contro la parte civile, che ha “risarcito” con 800 euro di multa… e da cui riceve compensi attraverso la moglie. E che dichiara nel suo sito di avere la Regione Lazio come proprio cliente… Le somme impegnate dalla Regione in  due tranches riguardano lo studio di fattibilità della radio web. Il documento è approvato dall’allora direttore generale Alessandra Poggiani, altra “superteste” del processo, recentemente “liquidata” dall’azienda con una cifra stratosferica (su Libero di domenica scorsa il consigliere del Pdl Maselli parla di oltre 500mila euro). Il progetto è da includere nel portale istituzionale della Regione “per rispondere alle esigenze di tutti gli assessorati – si scrive – e alle nuove linee di comunicazione volute dalla presidenza Marrazzo”. E Lait esegue. Mentre il suo avvocato studia le domande da porre al “pentito”, l’amministrazione, con determina 250 del 12 giugno 2008 (protocollo 6362 Lait spa) e con determina 404 del 24 ottobre 2008 (protocollo 10906 Lait spa), versa prima 24mila euro e poi altri 72mila alla gentile consorte di Pettinelli, ovvero al “fornitore” Nave Argo srl. Giugno, ottobre: sì, a dicembre si può testimoniare. Il responsabile del procedimento è Enrico Bravi, la cui firma precede quella della Poggiani nell’approvazione dello studio di fattibilità di cui alla prima determina regionale del 2007 portata alla luce da D’Amato nella sua interrogazione. Probabilmente anche altri devono seguire il destino della Poggiani, magari con spesa più modica.  Qualcun altro dovrà risponderne in tribunale. Il processo Laziogate dovrà avere altri imputati. A cominciare da chi ha consentito tutto questo con i fondi della presidenza della giunta regionale. Marrazzo avrà nulla da dire? E il pubblico ministero?

UNA NUOVA SCOMMESSA

22 giu 2009
  storace-f di Francesco Storace Sto preparando la relazione per il Comitato centrale del 4 e 5 luglio. Prima di quella seduta vedrò, mercoledì prossimo, i fondatori che hanno accettato di continuare la strada de La Destra e nella stessa giornata riunirò l’esecutivo. Ad essi, prima di tutto, comincerò a dire quali sono le mie intenzioni. Che non sono negoziabili. E auspico altrettanta sincerità nelle intenzioni di tutti. Il momento è difficile, lo si può superare solo con un colpo d’ala e non con le facilissime sloganistiche soluzioni di cui sento vagheggiare… Non ci manca il coraggio, manca il rispetto. Per le nostre storie, per le nostre scelte. Le idee della destra sono il valore della nostra vita. Ma non possono rappresentare l’alibi per manovre di posizionamento che gettano fango solo su chi le mette in opera. La Destra non è fatta da una sola persona, ma da una comunità. Poi, accade che nel territorio ciascuno pensi di fare quello che gli pare. Legittimo che la si pensi così; legittimo – spero – da parte mia che nessuno mi costringa a pensarla allo stesso modo. Manca un’idea di Nazione a questa nostra Italia, e c'è chi si balocca attorno a rivendicazionismi che non hanno più alcun senso. Manca sobrietà alla politica e c'è chi finge di pensare di aver trovato la soluzione in un’adunata di camicie più o meno nere. Manca etica nella società e c'è chi sforna la bella pensata di richiamare vecchie glorie in servizio, anche se claudicanti. No, auspico più profondità nell’analisi, più capacità di capire che cosa serve all’Italia prima ancora che a noi stessi. Se il problema fossero stati gli affari nostri, sarebbe stato sufficiente accogliere alcune richieste che hanno trovato disponibilissimi notissimi rivoluzionari. Ragioniamoci seriamente. C'è un Paese che si sta sfasciando e la gente comincia ad avere paura del futuro. Come rassicurare gli italiani è la scommessa della politica. Di una nuova politica. §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§ AVVISO E' temporaneamente sospesa in questo blog la possibilità di lasciare commenti. Una volta che saranno stabilite regole certe di accesso per la scrittura dei messaggi, il servizio sarà ripristinato e potrà nuovamente essere utilizzato secondo i criteri di correttezza, educazione e rispetto che hanno ispirato la nascita di questo spazio democratico di comunicazione. Grazie §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§

DONNE DE LA DESTRA CONTRO LA PEDOFILIA

14 mar 2009
                                      violenze di Antonella Sambruni* Sabato di impegno civile e sociale per il Dipartimento nazionale Donne de La Destra, che oggi è presente nelle piazze italiane con le sue attive militanti per raccogliere le firme per la proposta di legge di iniziativa popolare “Modifiche al Codice penale in materia di pedofilia e pedopornografia". La pedofilia è uno dei mali oscuri della nostra società, senza dubbio il più grave e sentito da tutta la collettività e questo perchè i protagonisti delle tante storie tristi e agghiaccianti sono i bambini, piccole esistenze che si spezzano per il brutale impatto di adulti deviati, generando terribili effetti. La proposta in questione prevede il raddoppio dei termini di prescrizione per i reati di violenza sessuale e pedopornografia, oltre ad elevare sensibilmente le pene previste. Si stabilisce, inoltre, che i soggetti resisi colpevoli saranno interdetti permanentemente dai pubblici uffici e da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, e da ogni ufficio o servizio in istituzioni o strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori. Il problema è serio e va affrontato senza chiacchiere inutili ma con fatti concreti. Del resto, i dati sono agghiaccianti e bisogna tenerne conto, senza mettere la testa sotto la sabbia, facendo finta di nulla. Nel 2007 vi è stato un aumento del  30% dei casi di abuso sessuale sui bambini rispetto agli anni precedenti. Il 20 % dei bambini scomparsi, invece, non viene più ritrovato e vi è il sospetto che possa essere finito nel giro delle reti pedopornografiche. Nel 2006, presso gli organi competenti, sono state aperte 3.000 pratiche legate a  minori scomparsi; i siti internet pro pedofilia hanno avuto un incremento del 300%. E in pochi sanno che una foto pedopornografica arriva a costare 100 euro; che sette bambini su dieci navigano da soli in assenza di controllo adulto e il 70 % viene adescato nelle chat; infine che, secondo uno degli ultimo Rapporti Onu, ogni anno nel mondo vengono violentate 150 milioni di bambine. Secondo la "Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza”, ad ogni bambino va garantito: 1. Il diritto all'eguaglianza senza distinzione o discriminazione di razza, religione, origine o sesso; 2. Il diritto ai mezzi che consentono lo sviluppo in modo sano e normale sul piano fisico, intellettuale, morale, spirituale e sociale; 3. Il diritto ad un nome e ad una nazionalità; 4. Il diritto ad una alimentazione sana, alloggio e cure mediche; 5. Il diritto a cure speciali in caso di invalidità; 6. Il diritto ad amore, comprensione e protezione; 7. Il diritto all'istruzione gratuita, attività ricreative e divertimento; 8. Il diritto a soccorso immediato in caso di catastrofi; 9. Il diritto alla protezione contro qualsiasi forma di negligenza, crudeltà e sfruttamento; 10. Il diritto alla protezione contro qualsiasi tipo di discriminazione ed il diritto ad un'istruzione in uno spirito d'amicizia fra i popoli, di pace e di fratellanza. * Resp. Dip. naz. Donne de La Destra

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