ITALIA
Pubblico oggi sul mio blog la lettera di Vincenzo Ciaglia, 23enne “studente-lavoratore meridionale”, come lui stesso si definisce, che interviene dalle colonne del Corriere della Sera on line sulla questione dell’Unità d’Italia.
Vincenzo risponde alla lettera di Matteo Lazzero, leghista convinto, che si vergogna dell’Unità d’Italia.
“Io – scrive Vincenzo – mi sono vergognato di lui e dello stesso Corriere, che l’ha sparata in prima pagina”.
Carissimo Matteo,
sono uno studente-lavoratore di 23 anni che come te, principalmente nelle ore rubate al sonno e alle uscite spensierate con gli amici, si dedica a quella magnifica disciplina che è la storia. Comincio col dire di essere un fiero meridionale.
Prima di qualsiasi pensiero, hai provveduto a schierarti politicamente: Lega. Bene, mi sembra giusto. Io sono da poco schierato a destra, con La Destra, anche se non posseggo nessuna tessera di partito o incarico politico.
Comincio col dire che sono d’accordo con te sul problema immigrazione.
Vanno integrati ma dobbiamo assicurarci che rispettino le nostre leggi e la nostra cultura.
Ma veniamo al dunque. Secondo il mio modesto parere, per trovare le cause dei problemi del nostro paese non c’è bisogno di scomodare la Storia, per di più quella italiana dal risorgimento ad oggi. Il “problema” è più vicino a noi, è tra la classe politica italiana e gli italiani stessi.
Dopo le delusioni politiche della prima repubblica e le sberle ricevute dalla seconda l’italiano medio non vuole più sentirne parlare di politica.
Come facciamo, in questo caso, a dargli torto? Vogliamo poi parlare dei giovani? Quasi tutti senza uno straccio di ideologia, tutti catapultati sui moderni problemi quotidiani dell’anno 2009: diventare tronisti, veline, partecipare al grande fratello e chi più ne ha più ne metta.
In questo clima, anche il più ardito e giovane appassionato di politica perderebbe ogni speranza. I giovani non amano leggere la Storia, altrimenti non si spigherebbe il loro comportamento. Apatici e privi di ogni sentimento politico: uno dei problemi che dobbiamo risolvere per il bene futuro della nostra Patria è proprio questo.
Ma a pensarci bene, il problema è anche dei professori e di una istruzione che, come dice giustamente il professore Ernesto Galli della Loggia, è stata al dir poco disastrosa negli ultimi decenni.
Ma caro Matteo, è nel paragrafo “Guardo allo Stato poi e alla mia vita di tutti i giorni e mi viene la depressione”, dove parli di alcune differenze tra Nord e Sud, che un vero italiano non dovrebbe riconoscersi.
Tralasciando il tono decisamente “leghista”, come fai a dire quelle cose?
Di chi è stata la colpa di quanto è accaduto negli ultimi 100 anni al Sud se non dei politici corrotti, manovrati e scelti da chissà chi? Dobbiamo ringraziare i politici di un tempo, ma anche molti di oggi, se siamo ridotti così. E caro Matteo, quei politici li hai scelti anche tu, così come i tuoi genitori hanno scelto quelli di dieci, venti o trent’anni fa.
Hanno governato anche te, non solo me. La colpa di questa Italia, quindi, è anche tua, così come è mia. Lasciamo quindi perdere il Risorgimento e l’Unità d’Italia.
Ripensandoci, però, forse hai ragione: fai bene ad essere depresso. Come si fa a non esserlo quando la Lega, e tu – leggo – sei un leghista “abbastanza convinto”, spara a zero sul popolo del Sud? Gabbie salariali, dialetti, inni, bandiere. Ma quando la smetteremo? Io ho paura di voi e non dei meridionali. Ho paura di voi perché alimentate un clima di odio tra “fratelli” e offendete la storia, di cui tanto sei appassionato.
I tuoi “leader” parlano di stipendi troppo alti al Sud ma perché invece non si impegnano a risolvere la piaga della disoccupazione, del lavoro nero, della criminalità e delle mafie? E non venirmi a dire che siamo noi meridionali a subirla, siamo in trappola oggi più che mai.
Solo uno Stato forte, deciso, più forte di qualsiasi altra cosa può tirarci fuori. Uno Stato che né la tua Lega ne altre forze politiche sono riusciti a darci nell’ultimo decennio.
Per concludere, caro Matteo, è arrivato il momento di impegnarsi per il bene di tutta la nazione e non solo dell’utopica Padania. Cominciare a discutere, organizzarsi e soddisfare veramente i bisogni del popolo italiano.
Cominciamo dalla sicurezza, dalla cultura della legalità e dell’italianità, dalla lotta alle mafie ed ogni sorta di clientelismo.
Liberiamo il parlamento dai corrotti e dai pregiudicati e diamo loro stipendi “statali”. Al giorno d’oggi essere un politico deve essere una vocazione, una passione e non più un gioco di interessi. E liberiamoci, per favore, da paure e pregiudizi verso il Sud. Non hanno motivo di esistere. Siamo gente che lavora come voi, che si prodiga per arrivare a fine mese e rispetta le leggi. Vuoi farmi credere che al Nord non esiste la criminalità?
Nonostante tutto, caro Matteo, siamo due italiani, amiamo la nostra Storia, e alla luce di quest’ultima non possiamo non essere fieri di esserlo!















Articoli